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Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Lo sai che? Cartella di pagamento: come contestarla?

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Quali sono le principali eccezioni sollevabili impugnando davanti al giudice una cartella esattoriale?

 

Le cartelle esattoriali possono essere impugnate. Questo è pacifico. I problemi sorgono sul cosa contestare. Spieghiamoci meglio: entro 60 gioni dalla sua notifica, la cartella di pagamento può essere oggetto di impugnazione. Ma cosa scrivere nell’atto di ricorso? Cerchiamo di focalizzare il problema.

Cartelle di pagamento: impugnazione solo per vizi propri

Quando si impugna una cartella, a poter essere eccepiti sono solo i vizi della cartella stessa e non anche quelli degli atti antecedenti ad essa (e su cui l’Ente riscossore si basa per ottenere il pagamento). Facciamo un esempio: a Tizio viene notificata una cartella a seguito del mancato pagamento di una multa. Tizio non potrà impugnarla lamentando il difetto di taratura dell’autovelox. Se così fosse, si finirebbe per dilatare i termini di ricorso contro la contravvenzione che, invece, sono inderogabilmente di 30 giorni dalla sua notifica. Ancora: a Caio viene notificato un avviso di accertamento: se Caio non lo impugna nei termini previsti dalla legge, non può poi eccepirne l’illegittimità quando riceve la cartella da parte dell’Ente della Riscossione.

Quanto detto, in pratica, ci porta a un’unica conclusione: le eccezioni che si possono sollevare contro la cartella esattoriale sono solo quelle che riguardano vizi inerenti:

  • alla sua notifica,
  • alla sua compilazione,
  • alla sua formazione,
  • agli eventi successivi alla creazione dell’atto preparatorio (ad esempio, si pensi al contribuente che riceve la cartella quando già aveva ottenuto un provvedimento di sgravio da parte dell’ente creditore).

 

Cartelle di pagamento: tentare la fortuna non conviene

Altro accorgimento importante è quello di verificare, prima di dare il via alla causa, che i vizi contestati sussistano effettivamente: in altre parole, gli estremi per fare ricorso ci sono davvero? Solo se a questa domanda riusciamo a rispondere positivamente, conviene adire il giudice; in caso contrario, le conseguenze potrebbero essere pesanti: non solo si potrà essere condannati al pagamento delle spese processuali, ma anche per lite temeraria [1].

Cartelle di pagamento: mancata notifica dell’atto prodromico

Il contribuente può ricevere una cartella di pagamento senza che prima gli sia mai stato notificato un atto da parte dell’amministrazione: ad esempio, pensiamo al caso di una multa mai notificata o al mancato pagamento del bollo auto.

Quando ciò accade, ci si ritrova di fronte a una ipotesi di nullità della cartella che, di conseguenza, potrà essere impugnata per omessa notifica del cosiddetto “atto prodromico”.

Attenzione, però, a quei casi in cui la cartella è, per legge, il primo atto che riceve il contribuente (si pensi ai casi di liquidazione dell’imposta sui rifiuti): si comprende che quando così è nessuna eccezione potrà essere sollevata.

Cartelle di pagamento: che succede in caso di mancata notifica?

Altra ipotesi che si può verificare è il ricevimento, da parte del contribuente, di un sollecito di pagamento o di un avviso bonario, di un preavviso di fermo auto o di ipoteca o di un pignoramento, senza però aver mai ricevuto la cartella esattoriale. In tale caso, l’impugnazione è legittima, sostenendo che nessuna precedente richiesta di pagamento o avviso era mai stato ricevuta.

Questo stesso discorso viene fatto anche da quei contribuenti che non sono certi che la notifica sia avvenuta (magari lo hanno dimenticato o sono stati assenti per lungo tempo) o che sono risultati irreperibili. Ciò in quanto è l’Agenzia delle Entrate, di fronte a un’eccezione del genere, a dover dimostrare il contrario, esibendo gli originali delle relate di notifica o degli avvisi di ricevimento delle raccomandate. Il problema è che non sempre le amministrazioni riescono a fornire tale prova, sia per via del disordine che le contraddistingue, sia perché spesso vengono conservate solo le fotocopie che, se contestate, non fanno prova. Ecco perché molti tentano la fortuna, anche considerando che l’attenzione di conformità all’originale, apposta sulla copia da un funzionario dell’Agente della riscossione, non pone rimedio a tale deficit: egli, infatti, non è un pubblico ufficiale in grado di dare pubblica fede alle proprie dichiarazioni.

Da tenere presente, inoltre, che, se il contribuente è irreperibile, il postino deve inviargli una seconda raccomandata, comunicandogli l’avvenuto deposito alla Casa Comunale: comunicazione che, spesso, non va a buon fine. Sul punto è intervenuta anche la Cassazione: se il contribuente è irreperibile e il suo nome non c’è più sul campanello, il messo notificatore, prima di procedere al deposito in Comune, deve effettuare ulteriori ricerche nel comune di residenza, nel tentativo di capire dove si possa trovare il destinatario (per esempio, verificando il luogo di lavoro). Se questo passaggio viene a mancare, il procedimento è nullo.

 

Cartelle di pagamento: vizi di notifica

Eccepire l’irregolarità di notifica della cartella può essere un’arma a doppio taglio. Se, infatti, da un lato, il procedimento di notifica della cartella esattoriale potrebbe non essere avvenuto regolarmente (ad esempio, quando l’atto è stato consegnato a un familiare non convivente o al portiere senza il secondo avviso al contribuente), dall’altro, la contestazione dell’irregolarità della cartella, tramite l’impugnazione, sana il vizio.

La ragione di questa particolarità sta nel fatto che se l’atto raggiunge il suo scopo, nel senso che il contribuente ne viene a conoscenza, allora la notifica – viziata o meno che sia – è sempre valida, a meno che non ricorra un’ipotesi di inesistenza che si ha quando la consegna non avviene ad opera di un ufficiale giudiziario, di un postino o di un messo comunale, ma di un soggetto non abilitato.

Come muoversi, allora? La soluzione vincente è aspettare: proprio così: attendere la successiva mossa dell’Ente riscossore e impugnare quest’ultima (per esempio, il pignoramento) per difetto di notifica dell’atto prodromico (la cartella di pagamento, appunto).

Cartelle di pagamento: mancata indicazione del responsabile del procedimento

Altro dato che la cartella deve contenere, a pena di nullità, è l’indicazione sia del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo sia del responsabile del procedimento di emissione e notificazione della cartella: sono due soggetti differenti, in quanto l’iscrizione è effettuata dall’ente creditore mentre la cartella è formata e notificata dall’Agente della riscossione [2].

Non è necessaria la firma da parte del responsabile del procedimento: basta la sua intestazione per verificarne la provenienza e l’indicazione sia della somma da pagare, sia della causale tramite apposito numero di codice. Non serve neppure l’apposizione del sigillo o timbro particolare.

Cartelle di pagamento: omessa motivazione

La cartella di pagamento deve essere motivata, principio – questo – valido, in generale per gli atti amministrativi: significa che deve contenere la spiegazione del fondamento dell’iscrizione a ruolo. Ne è conferma il fatto che, nel relativo modello, è presente un’apposita sezione destinata alla sintetica descrizione degli eventuali errori commessi dal contribuente.

L’obbligo di motivazione si articola in modo diverso a seconda che la cartella sia emessa a seguito di altro atto o sentenza o di diretta iscrizione a ruolo dopo un controllo della dichiarazione:

– a seguito di altro atto: basta il rinvio a tale atto che costituisce il presupposto dell’imposizione, indicando i relativi estremi di notificazione o di pubblicazione;

– a seguito di sentenza, basta l’indicazione della sentenza, non dovendosi indicare l’atto impositivo originario;

– diretta iscrizione a ruolo dei tributi a seguito di controllo formale: basta l’indicazione della natura del tributo recuperato, del periodo d’imposta, dell’imponibile e dell’aliquota applicata, tramite richiamo alla dichiarazione presentata dal contribuente. La natura e l’ammontare del tributo devono essere indicati in forma chiara, evidenziando l’errore materiale o di calcolo compiuto dal contribuente, che deve essere messo nelle condizioni di comprendere immediatamente la causale di tale richiesta.

Di seguito, qualche esempio di cartelle di pagamento annullate per difetto di motivazione:

– cartella relativa a un bollo auto in cui non emerge la targa del veicolo per cui si chiede il recupero della tassa automobilistica;

– cartella emessa a seguito di sentenza di parziale accoglimento del ricorso che indicava gli estremi della sentenza ma non il calcolo dell’imposta;

– cartella con importi iscritti a ruolo indicati come “omessi o carenti versamenti”, in modo che il contribuente non potesse verificare l’eventuale esattezza dei dati e calcoli forniti dall’Ufficio;

– cartella in cui vengono semplicemente indicati gli importi per omessi o carenti versamenti per imposte dovute a seguito di controllo automatizzato.

Cartelle di pagamento: fogli mancanti

Non è uno scherzo: altro valido motivo di ricorso si ha se la cartella esattoriale non contiene tutte le pagine o se la busta è vuota: in queste ipotesi, l’Ente della Riscossione deve dimostrare l’integrità dell’atto notificato. Facile comprendere che il contribuente potrebbe sostenere che la cartella non fosse completa o che al suo interno vi fosse un diverso contenuto, onerando la controparte di fornire prova contraria.

Cartelle di pagamento: mancanza di elementi essenziali

Cartella nulla anche quando non corrisponde allo schema ministeriale: se, ad esempio, manca il numero identificativo, l’indicazione dell’ente titolare del credito (per esempio, Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ecc…), la specie del ruolo, le generalità del debitore, l’anno o il periodo di riferimento del credito, il totale degli importi iscritti a ruolo.

Cartelle di pagamento: come calcolare gli interessi?

Il calcolo degli interessi deve essere riportato in modo analitico, indicando specificatamente l’aliquota e l’importo calcolato per ciascun anno. In caso contrario, si corre il rischio di incorrere in interessi ultralegali o in anatocismo.

Cartelle di pagamento: decadenza

Cartella nulla anche quando è stata notificata troppo tempo dopo l’iscrizione a ruolo del tributo: da tenere presente, infatti, che ogni tributo ha un suo termine di decadenza.

Analogo discorso se il sollecito di pagamento o il pignoramento dell’Ente riscossore sono nulli perché la cartella si è prescritta, nel senso che è passato troppo tempo dalla sua notifica, senza avviare l’esecuzione forzata.

Per conoscere i termini di decadenza e prescrizione delle cartelle di Equitalia clicca qui.

Cartelle di pagamento: gli eredi non pagano le sanzioni

È risaputo che, tranne nell’ipotesi in cui gli eredi rifiutino l’eredità, i debiti della persona deceduta passano a questi ultimi. Questa regola vale anche per le cartelle di pagamento, ma non per le sanzioni. In altre parole, se le imposte non sono state versate, gli eredi pagheranno i tributi dovuti per l’evasione, ma non anche le sanzioni tributarie o penali.

Cartelle di pagamento: vizio di notifica agli eredi

Secondo quanto previsto dalla legge [3], se il contribuente muore, la notifica va fatta in forma personale e nominativa agli eredi, se gli stessi hanno comunicato all’Amministrazione finanziaria il loro domicilio fiscale; se, invece, essi non hanno provveduto ad alcuna comunicazione all’Amministrazione Finanziaria, la notifica va effettuata in forma impersonale e collettiva agli eredi nell’ultimo domicilio del defunto.

Cartelle di pagamento: relata di notifica

La relata di notifica, redatta dal messo notificatore, deve essere posizionata sempre in calce (alla fine) della cartella esattoriale e mai sul frontespizio.

note

[1] Art. 96 cod. proc. civ. applicabile anche al processo tributario.

[2] Per le cartelle portanti ruoli consegnati fino al 1° giugno 2008, l’omessa indicazione del responsabile del procedimento non ne comporta la nullità.

[3] Art. 65 del D.P.R. n. 600/1973.

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