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Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

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Lo sai che? Come dimostrare al Fisco che ho acquistato casa con i soldi dei miei genitori

> Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2016

Redditometro: cosa succede se acquisti casa con i soldi dei tuoi familiari; il padre, la madre, il marito o la moglie rischiano a loro volta un accertamento fiscale?

Nel momento in cui si acquista un bene di lusso come la casa o l’auto c’è sempre il rischio di un accertamento fiscale se il valore di tale bene è superiore alle nostre disponibilità. Come ci possiamo difendere? Se la nostra dichiarazione dei redditi non consente di ritenere che il denaro provenga dai nostri risparmi dobbiamo dimostrare che i soldi ci sono stati donati da qualcuno, verosimilmente un familiare appartenente allo stesso nucleo familiare, come il coniuge, il padre o la madre. E qui arrivano le domande consuete: «Come dimostrare al fisco di aver comprato casa coi soldi dei propri genitori?». «Se, per sfuggire a un accertamento fiscale, riferisco all’Agenzia delle Entrate di aver acquistato un bene di lusso con i soldi dei miei genitori o del coniuge, questi rischiano a loro volta un accertamento?» Dubbi legittimi che potrebbe sorgere a chi sia stato vittima del redditometro, lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per valutare la compatibilità di determinati acquisti con il reddito dichiarato annualmente.

Come abbiamo già spiegato in Se la casa la paga mio padre rischio un accertamento? e in Se la casa la paga mio marito rischio un accertamento?, per evitare la presunzione di evasione, il contribuente che abbia acquistato un bene di valore sproporzionato rispetto alla sua dichiarazione dei redditi deve dimostrare la provenienza dei soldi utilizzati per il suddetto acquisto. Provenienza che potrebbe essere imputata ai genitori, al marito o alla moglie: i parenti più stretti, infatti, consentono di evitare l’accertamento fiscale. Non basta ovviamente «dirlo»; bisognerà anche «dimostrarlo» e la prova può essere solo documentale (nel processo tributario non sono ammesse testimonianze) [1]. Dunque, in questo caso, il contribuente deve produrre gli estratti conto o la copia degli assegni da cui risulta il passaggio del denaro dal conto del familiare a quello proprio.

Un aspetto estremamente importante, di recente chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano [2], è che il contribuente che, nel difendersi dal redditometro, abbia dimostrato la provenienza dei soldi dai propri familiari, non è tenuto a dare l’ulteriore prova che tali donazioni siano anche coerenti con la capacità contributiva e la posizione fiscale del nucleo familiare. Per esemplificare, se il figlio sostiene di aver acquistato casa con i soldi dei genitori, e riesce a dimostrarlo, non deve anche provare che i genitori potevano permettersi di fargli questo regalo. Chiaramente, se invece non riesce a dimostrare che i soldi provengono dal conto del padre o della madre, allora egli subirà la notifica dell’avviso di accertamento e dovrà pagare le imposte sul reddito e le relative sanzioni.

Quindi i soli documenti bancari volti a dimostrare che la spesa è avvenuta utilizzando donazioni provenienti dai familiari e dai terzi è più che sufficiente per evitare un accertamento. Non è necessario anche che tali apporti siano coerenti con la capacità contributiva e con la posizione fiscale dei parenti.

Questo è anche l’orientamento della Cassazione [3].

A questo punto, se l’intestatario della casa o dell’auto si salva, potrebbero però non salvarsi i familiari sui quali il primo ha “scaricato” la questione circa la provenienza dei soldi. Difatti l’Agenzia delle Entrate potrebbe rivolgersi a questi ultimi e verificare se effettivamente sussiste, nei loro riguardi, la compatibilità tra la donazione e il reddito dichiarato. In altre parole, non è così facile dire di aver comprato una casa con una donazione di una madre se questa è casalinga e non percepisce reddito o ha una busta paga di poche centinaia di euro. Anche a dare prova della tracciabilità della movimentazione del denaro dal conto del genitore a quello del figlio, il fisco potrebbe chiedere al donante come si è procurato tali soldi. Solo se la somma era già presente sul conto da diverso tempo il rischio è limitato, potendosi trattare, ad esempio, del frutto di risparmi, di una liquidazione o di un risarcimento del danno ricevuto all’esito di qualche causa.

note

[1] Cass. sent. n. 1389/2008 e n. 24597/2010.

[2] Ctp Milano, sent. n. 7423/16 del 29.09.2016.

[3] Cass. sent. n. 6396/14, n. 17664/14 e n. 22944/15: secondo la Corte, non è dovuta dal contribuente la prova del nesso causale, cioè dell’effettiva destinazione delle risorse al finanziamento della spesa sostenuta.

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