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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Rinvio a giudizio: cos’è e chi lo decide

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Il rinvio a giudizio è l’inizio del processo vero e proprio ed è disposto dal giudice dell’udienza preliminare quando decide di non prosciogliere l’imputato.

Se il pubblico ministero, all’esito delle sue indagini, pensa:

  • di avere individuato il colpevole del reato;
  • di avere raccolto elementi di prova sufficienti a sostenere la sua accusa in giudizio (cioè elementi sufficienti per poter convincere il tribunale a condannarlo),

chiede al giudice per le indagini preliminari (Gip) che ne disponga il rinvio a giudizio.

Questo avviene quando l’indagine riguarda i reati per i quali il nostro codice di procedura penale ha previsto l’udienza preliminare (e non anche i reati a citazione diretta a giudizio per i quali, invece, l’udienza preliminare non è prevista).

Cos’è l’udienza preliminare?

L’udienza preliminare [1] è l’udienza in cui l’imputato può:

  • chiedere di essere prosciolto (ovvero che il giudice emetta una sentenza di non luogo a procedere) se pensa che il pubblico ministero non sia riuscito a raccogliere elementi sufficienti per poter ottenere una condanna nel processo o se ritiene di poter dimostrare la propria innocenza (con i testimoni) in dibattimento;
  • rinunciare al dibattimento (cioè a sentire tutti i testimoni in sua difesa, oltre a quelli dell’accusa) e scegliere un rito alternativo.

Al termine dell’udienza preliminare, se l’imputato non avrà scelto un rito alternativo, il giudice potrà solo:

  • rinviarlo a giudizio, cioè indicargli il giorno, l’ora ed il giudice (o i giudici se la procedura è collegiale) davanti al quale sarà celebrato il processo;
  • o proscioglierlo, cioè pronunciare una sentenza di assoluzione (nella convinzione che, anche in dibattimento, con gli elementi raccolti, il Pm non riuscirà a dimostrarne la colpevolezza).

Come si chiede il rinvio a giudizio?

La richiesta di rinvio a giudizio è formulata dal pubblico ministero e deve contenere a pena di nullità:

  • le generalità dell’imputato (ed ogni altro elemento che consenta di identificarlo) e della persona offesa dal reato (se è possibile identificarla);
  • l’enunciazione del capo si imputazione (cioè la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che viene contestato, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono determinare l’applicazione di misure di sicurezza, con i relativi articoli di legge);
  • l’indicazione delle fonti di prova;
  • la richiesta al giudice di disporre il rinvio a giudizio dell’imputato;
  • la data e la sottoscrizione [2].

Quando il rinvio a giudizio è nullo?

La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se, dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, l’indagato ha chiesto di essere sottoposto ad interrogatorio ed il pubblico ministero ha dimenticato di convocarlo.

Ciò significa che all’udienza preliminare il difensore dell’imputato rappresenterà al Gip che il suo cliente non è stato sottoposto ad interrogatorio (benché lo avesse chiesto) ed il giudice dovrà:

  • dichiarare la nullità della richiesta di rinvio a giudizio (oltre che della stessa udienza preliminare, in quanto atto conseguente);
  • rinviare gli atti al Pm perché svolga l’interrogatorio richiesto e faccia una nuova richiesta di rinvio a giudizio [3].

note

[1] Art. 420 cod. proc. pen.

[2] Art. 417 cod. proc. pen.

[3] Art. 416, primo comma, cod. proc. pen.

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