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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Come accettare o rinunciare all’eredità

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

L’accettazione e la rinuncia all’eredità consentono, rispettivamente, di acquisire il patrimonio del defunto o di rinunciarvi in maniera formale.

Accettazione dell’eredità

L’accettazione è un negozio giuridico unilaterale attraverso il quale l’erede acquista il diritto all’eredità con effetto dal giorno dell’apertura della successione. Tutte le persone, in quanto tali, hanno la capacità di ricevere ma non tutte hanno la capacità di accettare l’eredità in quanto è necessario essere muniti di capacità di agire, gli incapaci devono essere rappresentati e assistiti.

Il diritto di accettazione all’eredità si prescrive in dieci anni con termine di decorrenza dal giorno dell’apertura della successione.

Può essere espressa quando il chiamato dichiara per iscritto di accettare o quando in uno scritto assume la qualifica di erede; è tacita quando il chiamato all’eredità compie un fatto concludente, ossia tiene un comportamento che sarebbe incompatibile con la volontà di rinunciare.

Se il chiamato si trova a qualsiasi titolo nel possesso effettivo di beni ereditari, anche di un solo bene del patrimonio, la legge stabilisce che, trascorsi tre mesi senza un atto di rinuncia, e senza che sia fatto l’inventario, si intende erede puramente e semplicemente [1]. Se il chiamato all’eredità muore senza avere accettato, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi.

Accettazione con beneficio d’inventario

L’accettazione con beneficio d’inventario è un atto attraverso il quale una persona dichiara di accettare un’eredità ma di voler evitare che il suo patrimonio personale venga confuso con quello del defunto. Secondo la legge il patrimonio dell’erede e quello del defunto si fondono totalmente per cui all’erede vengono trasferiti anche i crediti e le obbligazioni, perciò chi entra in possesso dell’eredità deve onorare i debiti e quando questi siano notevoli non vi è alcuna convenienza. A tutela dell’erede è stata dunque stabilita la norma del beneficio d’inventario che gli permette di evitare di far fronte a parte dei debiti contratti dal defunto quando era in vita.

L’accettazione beneficiata è sempre nella facoltà del chiamato ed è obbligatoria per le eredità devolute agli incapaci, alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti. Viene fatta con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, ed è inserita nel registro delle successioni conservato presso il tribunale stesso. Entro il termine di un mese da questa inserzione la dichiarazione deve essere trascritta, a cura del cancelliere, presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione.

L’accettazione con il beneficio d’inventario implica pertanto che si ereditino tutti i crediti e i debiti del defunto e che si possa riscuotere tutti i crediti, però non si è obbligati a pagare debiti o a soddisfare legati che superino il valore del patrimonio ricevuto.

Rinuncia all’eredità

La rinuncia è, parimenti all’accettazione, un negozio giuridico solenne con il quale si dichiara di non volere accettare l’eredità. Tale rifiuto viene effettuato attraverso un’apposita dichiarazione, ricevuta dal notaio o dal cancelliere presso la Cancelleria della Volontaria Giurisdizione, inserita nel registro delle successioni. Il verbale di rinuncia ricevuto dal cancelliere è soggetto a registrazione in termine fisso, mentre non è soggetto a trascrizione.

La rinuncia deve nascere da una scelta libera da condizioni e da termini, gratuita e a favore di tutti gli altri chiamati all’eredità. E’ un atto con il quale il chiamato dichiara di non volere acquistare il patrimonio lasciato dal defunto, ad esempio perché i debiti del defunto sono superiori ai crediti. In questo modo egli fa cessare gli effetti verificatisi nei suoi confronti a seguito dell’apertura della successione e rimane, pertanto, completamente estraneo alla stessa, con la conseguenza, inoltre,  che nessun creditore potrà richiedergli il pagamento dei debiti ereditari.

Contrariamente a quanto previsto per l’accettazione, la rinuncia è revocabile: il rinunziante, se non trascorso il termine di prescrizione, ha diritto di accettare fino a che, in seguito al precedente rifiuto, un chiamato di grado ulteriore non abbia acquistato a sua volta l’eredità. Alla revoca si procede con le stesse formalità previste la presentazione della dichiarazione di rinuncia.

A seguito di rinuncia i beni vengono devoluti ad altri soggetti:

  • se vi sono altri coeredi legittimi, la parte di colui che rinuncia viene suddivisa equamente fra questi coeredi, se invece non vi sono altri coeredi legittimi, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso che egli mancasse;
  • se vi sono altri coeredi testamentari, la parte di colui che rinuncia viene suddivisa equamente fra questi coeredi, a meno che lo stesso defunto non abbia disposto una sostituzione; se invece non vi sono altri coeredi testamentari, l’eredità si devolve agli eredi legittimi.

note

[1] Art. 485 cod. civ.

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