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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Come avvengono i controlli sul canone Rai?

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

Le modalità con cui l’Agenzia delle Entrate può venire a conoscenza dell’evasione del canone Rai, la falsa attestazione di non detenzione della televisione con l’invio dell’autocertificazione e le sanzioni.

Canone Rai: con la riforma approvata dalla legge di stabilità per il 2016 [1] sono cambiate, non solo le regole sulla riscossione, ma anche le modalità di controllo sull’evasione dell’abbonamento tv. Ciò perché, da un lato, la riscossione del canone avviene in via automatica, sulla base di una presunzione di possesso della televisione per il solo fatto di avere intestato un contratto della luce ad uso residenziale; dall’altro perché il metodo più lineare per non pagare il canone Rai resta quello della falsa attestazione di non detenzione della televisione. Ed è proprio su tali due aspetti che si basano, da un lato, le tecniche dei contribuenti per evitare il versamento dell’imposta e, dall’altro, le tecniche dell’Agenzia delle Entrate per recuperare l’evasione.

Alla luce di ciò, all’interrogativo «Come avvengono i controlli sul canone Rai da parte dell’Agenzia delle Entrate?» è già possibile dare una risposta, sebbene, oltre al testo della legge di stabilità e al relativo decreto attuativo, non esistano ancora né circolari, né pratiche o usi varati dall’amministrazione finanziaria sulla base dei quali poter dare risposte precise.

Chi fa i controlli sul canone Rai?

Il primo punto da affrontare è quello del soggetto: chi fa i controlli per stanare l’evasione dell’abbonamento tv è sicuramente l’Agenzia delle Entrate. Difatti, il cosiddetto “canone Rai” (o più infelicemente chiamato “abbonamento tv”) altro non è che una normalissima imposta erariale, il cui soggetto titolare è lo Stato. Più in particolare, si tratta di una tassa sul possesso di un bene, la televisione, come l’Imu lo è per la casa. Ecco perché, al pari dell’imposta sul mattone che va pagata a prescindere dal fatto che l’immobile sia abitato o meno, anche il canone va versato anche se l’apparecchio resta spento o se viene utilizzato come monitor del computer o della consolle per videogiochi. A maggior ragione va versato anche se il contribuente non intende vedere i canali della Rai, posto che la tassa in commento nulla ha a che fare con la televisione di Stato.

Ritornando al punto principale, solo l’Agenzia delle Entrate può fare accesso alle banche dati – di cui a breve diremo – per verificare l’evasione del canone Rai e procedere poi alla successiva riscossione forzata (per il tramite dell’Agente esattoriale).

Entro quanto tempo possono essere fatti i controlli

La seconda domanda che si deve porre il contribuente è: fino a quanto tempo l’Agenzia delle Entrate può chiedere gli arretrati del canone Rai? La risposta coincide la prescrizione del canone Rai che scatta dopo 10 anni. Dunque, i controlli relativi a un determinato anno di imposta possono essere effettuati per i successivi 10 anni. L’eventuale richiesta di pagamento inviata entro tale termine interrompe i termini di prescrizione e li fa decorrere nuovamente da capo. Anche l’invio della cartella di pagamento interrompe nuovamente la prescrizione che riparte da zero per un altro decennio.

Come non pagare il canone Rai?

Prima di chiederci come avvengono i controlli sul canone Rai, dobbiamo chiederci «quali comportamenti illeciti» devono essere stanati e costituiscono evasione fiscale.

Come abbiamo detto, il canone Rai, dal 2016, viene riscosso in automatico con la bolletta della luce a uso residenziale. Quindi, l’unico modo per non pagare l’abbonamento tv, è quello di dichiarare, con l’invio dell’autocertificazione spedita telematicamente ogni anno entro i termini di legge, di non possedere una televisione. Il contribuente che dichiari il falso commette illecito penale perché costituisce falsa attestazione a pubblico ufficiale.

Un secondo modo per non pagare il canone Rai è quello di intestare la luce a un familiare che già paga l’abbonamento, il quale, pertanto, non potrà subire il balzello sulla bolletta due volte. Si pensi al caso di un padre che intesti a sé medesimo, oltre alla luce della propria abitazione,  anche quella dei figli, benché non più conviventi e con un proprio stato di famiglia. A riguardo, il secondo contratto dovrebbe essere intestato come non residenziale e, per esso, bisognerebbe pagare tariffe più alte. Sembra però che non stia succedendo così. Difatti le società della luce hanno già notato alcune anomalie di utenti che si trovano ad essere titolari di due utenze, entrambe di tipo residenziale, mentre al contrario solo uno dei due contratti potrebbe rimanere residenziale.

Come avvengono i controlli sul canone Rai?

Veniamo ora al punto caldo. I controlli fiscali sull’evasione del canone possono avvenire in due modi: o con controlli a campione o in tutti quei casi in cui sorgono fondati dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive. In tal caso, il confronto delle banche dati pubbliche, cui può accedere l’amministrazione finanziaria, rileverà l’anomalia e farà accendere la lucina rossa del fisco.

Ma in che modo è possibile scoprire la falsa autocertificazione? La legge lo dice in modo molto chiaro [1]: incrociando le banche dati di anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Acquirente unico spa, ministero dell’Interno, comuni e «altri soggetti, pubblici o privati» come, ad esempio, le Pay tv o grandi aziende di telecomunicazioni (questi ultimi soggetti, però, in quanto privati, possono essere tenuti a rilasciare informazioni solo di fronte a un ordine dell’autorità giudiziaria). Ad esempio, è verosimile che il contribuente che abbia stipulato un abbonamento con una Pay tv abbia anche una televisione. Questa potrebbe essere una presunzione sufficiente per far scattare, quantomeno, la richiesta di chiarimenti se non definitivamente l’avviso di accertamento.

Nella gran parte dei casi, però, l’incrocio dei dati potrebbe non essere sufficiente a dare la certezza matematica della presenza della televisione in casa: perché una cosa è il sospetto della non veridicità dell’autocertificazione, un’altra è l’effettivo possesso della tv. Ed è solo quest’ultimo elemento che fa scattare il presupposto di imposta e, quindi, l’evasione fiscale. Come verificare, dunque, che all’interno della propria casa il contribuente – che prima ha dichiarato di non possedere apparecchi «atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive» – sia invece munito di tv? L’unico modo è l’accesso in casa della Finanza, accesso che può avvenire solo a determinate condizioni di garanzia del contribuente e sempre dietro autorizzazione del Procuratore della Repubblica (leggi La Guardia di Finanza può entrare in casa senza mandato?). E qui un ulteriore ostacolo: il giudice, di norma, rilascia un mandato solo in presenza di gravi indizi di evasione. Gravi indizi che, quindi, dovranno essere necessariamente il confronto dei dati di cui abbiamo appena parlato.

Insomma, un controllo di evasione del canone Rai non è così semplice come, invece, il controllo dell’evasione dell’Irpef o dell’Iva. È un compito difficile, ma non certo impossibile. E, se il fisco intende dare una risposta chiara all’evasione che neanche la riforma sembra aver del tutto eliminato, c’è da credere che qualcosa si muoverà.

note

[1] L. n. 208/2015.

Art. 1, co. 156 L. 208/0215 (legge di Stabilità 2015)

  1. Per l’attuazione di quanto previsto dai commi 153, 154 e 155 e limitatamente alle finalita’ di cui ai commi da 152 a 160, l’Anagrafe tributaria, l’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l’Acquirente Unico Spa, il Ministero dell’interno, i comuni, nonche’ gli altri  soggetti  pubblici  o  privati  che  ne  hanno  la disponibilita’ sono autorizzati allo scambio e all’utilizzo di  tutte le informazioni utili,  e  in  particolare  dei  dati  relativi  alle famiglie  anagrafiche,  alle  utenze  per  la  fornitura  di  energia elettrica, ai soggetti tenuti al pagamento del canone di  abbonamento alla televisione, ai soggetti beneficiari delle agevolazioni  di  cui all’articolo 38, comma 8, del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,  n.  122, nonche’ ai soggetti esenti dal pagamento del canone.
Autore immagine: 123rf com
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