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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Posso comprare casa con la pensione di mio padre o mia madre?

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

Redditometro: rischia un accertamento fiscale il contribuente che acquisti una casa e poi sostiene le rate del mutuo con la pensione dei genitori?

Il contribuente, oggetto di un controllo fiscale per aver acquistato casa, può difendersi sostenendo che le rate del mutuo verranno pagate grazie agli aiuti provenienti dalla pensione dei genitori. L’Agenzia delle Entrate, infatti, che applichi il redditometro a colui che acquisti beni di lusso – come appunto immobili o auto – deve tenere conto non solo del reddito da questi denunciato con l’annuale dichiarazione dei redditi, ma anche dei possibili sostegni economici che i familiari più stretti, come il padre, la madre o il coniuge, possono erogargli: sostegni che si presumono elargiti proprio in ragione dei vincoli di solidarietà che legano i conviventi dello stesso nucleo. È quanto chiarisce la Commissione Tributaria Regionale di Roma con una recente sentenza [1].

Come abbiamo già spiegato in Se la casa la paga mio padre rischio un accertamento? e in Se la casa la paga mio marito rischio un accertamento?, e, da ultimo, in Come dimostro al Fisco che ho acquistato casa coi soldi dei miei genitori?, tutte le volte in cui c’è una discrasia tra il reddito dichiarato dal contribuente e uno degli acquisti da questi eseguiti [2], l’Agenzia delle Entrate lo invita a fornire chiarimenti, dandogli la possibilità di difendersi, anche presentando delle note. In pratica, il soggetto al centro dell’indagine potrà superare l’accertamento dimostrando la provenienza dei soldi con cui ha acquistato la casa e/o con cui pagherà le rate del relativo mutuo. Provenienza che il fisco sospetta non poter essere attribuibile solo al suo “stipendio” in quanto troppo basso. Ma qui sta il bello: secondo ormai la giurisprudenza più accreditata, il fisco non può basarsi solo sulla valutazione del reddito del contribuente, ma deve anche considerare eventuali apporti monetari provenienti dai familiari più stretti, come appunto i genitori. Tutto ciò che deve fare il contribuente è dimostrare la provenienza di tali apporti, senza peraltro dover dimostrare la sostenibilità di tali spese da parte dei parenti.

Addio redditometro, dunque, se è grazie alla pensione dei genitori che il contribuente può accollarsi il mutuo. Nella sentenza in commento i giudici capitolini sanciscono l’illegittimità dell’accertamento a fini Irpef, tramite redditometro, se il contribuente riesce a dimostrare di poter sopportare le spese del mutuo grazie ai proventi dei familiari in pensione che accudisce.

La vicenda

Una donna si opponeva a tre accertamenti fiscali notificatigli perché – a detta dell’Agenzia delle Entrate – non era riuscita a dimostrare la provenienza delle disponibilità economiche necessarie per l’acquisto di una casa e i relativi costi di gestione, come le rate del mutuo, le tasse, le spese condominiali, ecc. Nella propria difesa, ritenuta vincente in secondo grado, la contribuente contestava che il fisco non avesse considerato una somma conseguita dall’assicurazione per il risarcimento di un danno e un’altra ricevuta per donazione dalla madre. È vero, la donna non era titolare di redditi propri, ma la madre possedeva una pensione, ed è lecito pensare – si legge in sentenza – che è grazie a questa che verranno pagate tutte le spese collegate all’immobile.

Inoltre, l’amministrazione finanziaria aveva omesso di considerare che la contribuente «accudisce i genitori e la nonna, titolari di pensione, con i cui proventi può sostenere le spese relative al mutuo».

Tali elementi forniti in contraddittorio sono stati ritenuti sufficienti a contestare il controllo dell’Agenzia delle Entrate sull’acquisto della casa. Il fisco non può limitarsi ad applicare lo strumento del redditometro, senza accertare quale sia la reale capacità del contribuente, tenuto conto non solo dei redditi di cui questi sia titolare, ma anche di quelli dei suoi più stretti familiari conviventi, come il coniuge, il padre, la madre ed eventualmente i nonni se ancora in vita.

note

[1] Ctr Roma, sent. n. 5393/16.

[2] Lo scostamento deve essere almeno del 20%.

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