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Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

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Lo sai che? Ordinanza di demolizione abuso edilizio, dopo quanto tempo?

> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2016

Abuso edilizio e prescrizione: il reato non può essere più contestato dopo 5 anni mentre l’ordine di demolizione può essere impartito in qualsiasi momento.

«Può il Comune ordinarmi di demolire un abuso edilizio che è sempre stato lì da molti anni?». «Perché i vigili si accorgono solo ora di un abuso edilizio sino ad oggi tollerato?». «Posso far dichiarare l’usucapione di una proprietà utilizzata per 20 anni nonostante non sia in regola con l’autorizzazione amministrativa?». Sono queste le tipiche domande che si fa chi viene raggiunto, dopo molti anni, da un’ordinanza di demolizione di abuso edilizio. Ebbene, la normativa in proposito è molto chiara e a ricordarla ci ha pensato una recentissima del Tar Piemonte [1]: se il reato di abuso edilizio si può prescrivere (prescrizione che, al massimo, interviene dopo 5 anni dal compimento dell’illecito), l’ordine di demolizione non incontra mai limiti temporali. Per cui, l’ordinanza di demolizione di abuso edilizio può giungere anche dopo molti anni.

Reato di abuso edilizio: quando si prescrive?

Come abbiamo spiegato, in modo più dettagliato, nell’articolo Abuso edilizio, quando si prescrive?, chi costruisce un manufatto qualsiasi senza le opportune autorizzazioni amministrative o in difformità alle autorizzazioni ricevute, non può subire la condanna penale – e quindi neanche le relative sanzioni economiche – se sono decorsi 4 anni dall’illecito. Gli anni diventano 5 se, nel frattempo, è stato raggiunto da un decreto di citazione a giudizio. È questo il termine di prescrizione del reato di abuso edilizio.

 

 

L’ordine di demolizione non si prescrive mai

Tra le conseguenze dell’abuso edilizio, però, non vi sono solo le sanzioni che la legge penale prevede. Vi è anche l’ordine di demolizione che viene impartito dal Comune. Ebbene, per l’emissione di tale ordinanza di demolizione non vi sono termini: per cui il proprietario del manufatto abusivo può ricevere l’ordine di abbattere la costruzione anche a distanza di diversi anni e nonostante l’illecito sia stato eseguito dal precedente proprietario dell’immobile e non da lui (in tal caso, se il venditore non lo aveva messo in guardia, sul rogito, della presenza dell’abuso il contratto si può sciogliere o si può chiedere la differenza di prezzo per la diminuzione del valore).

Secondo la sentenza del tribunale amministrativo piemontese [1], l’opera abusiva va demolita anche se realizzata diversi anni orsono. Il Comune infatti non ha alcuna discrezionalità in materia per decidere cosa si debba “lasciare” e cosa no; né si può tutelare l’affidamento del proprietario alla conservazione di una situazione di fatto contraria alla legge.

Il provvedimento sanzionatorio della pubblica amministrazione è quindi vincolato e scatta unicamente dopo l’accertamento secondo cui l’intervento edilizio non risulta conforme al titolo abilitativo rilasciato. Il semplice decorso del tempo dall’abuso non può mai essere utilizzato in favore dell’abuso.

La sanatoria dell’abuso edilizio

L’abuso edilizio si può sanare solo a condizione che il manufatto irregolare sia stato costruito senza le autorizzazioni amministrative o in difformità dalle stesse, ma sempre a condizione che lo stesso fosse – già al momento della sua realizzazione – in regola con il piano regolatore urbano. In altre parole, la sanatoria è possibile solo se si è violato la procedura per la richiesta di autorizzazione, ma non si può condonare un immobile sempre stato difforme rispetto agli strumenti urbanistici comunali. Come dire che un obbrobrio architettonico, uno stabile pericolante o non in linea con le norme antisismiche non può essere mai sanato!

note

[1] Tar Piemonte, sent. n. 1448/16.

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