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Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Lo sai che? Badante di condominio: può essere assunta da un’associazione?

> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

Badante e colf in comune a più famiglie: può essere assunta solo dal condominio e dall’amministratore, oppure anche da un’associazione di abitanti?

La badante e la colf non sono più “un’esclusiva”, ma possono essere assunte anche in condominio: in pratica, più famiglie possono accordarsi per dividere il servizio di assistenza, diminuendo così le spese ma assicurandosi, comunque, un aiuto.

Ci si chiede, però, se queste figure possono essere assunte solo da un condominio vero e proprio, oppure anche da un’associazione di abitanti; inoltre, non è chiaro se chi assume la badante “in comune” debba per forza essere un ente che riunisce i soli proprietari delle abitazioni e non anche gli inquilini. Cerchiamo di dare una risposta osservando che cosa prevede la normativa e quali sono gli orientamenti della giurisprudenza.

Badante di condominio: con quale contratto?

Innanzitutto, la possibilità di inquadrare una lavoratrice come badante o assistente familiare di condominio esiste sia nel contratto collettivo proprietari di fabbricati [1], sia nel contratto collettivo studi professionali, amministratori di condominio e studi di amministrazione condominiali [2].

In particolare, il contratto collettivo nazionale di lavoro proprietari di fabbricati disciplina in maniera unitaria e su tutto il territorio nazionale il rapporto di lavoro relativo ai lavoratori dipendenti non solo da proprietari di immobili, ma anche dai loro consorzi.

Il contratto esclude esplicitamente soltanto i lavoratori [3]:

  • addetti a stabili abitati soltanto dal proprietario o da parenti o da affini entro il terzo grado, anche se in appartamenti separati:
  • addetti a stabili destinati prevalentemente a sedi di imprese, dalle quali essi dipendono.

Se ne deduce che l’esclusione dal contratto dei proprietari di fabbricati opera solo per quei lavoratori che sono considerati lavoratori domestici o dipendenti di imprese vere e proprie.

Consorzio di proprietari e associazione di abitanti

Un’associazione di abitanti non può essere assimilata a un’impresa, né a un ambito esclusivamente familiare, in quanto sono considerati tali, oltreché i nuclei familiari veri e propri, le cosiddette “convivenze” o comunità, come le comunità religiose.

L’associazione di abitanti si ritiene, invece, pienamente assimilabile al consorzio fra proprietari di immobili: come tale, non sussiste alcun problema nell’assunzione di una badante-colf-assistente in comune a più proprietari, anche se non è assunta da un condominio vero e proprio, perché il consorzio tra proprietari è un ente pienamente legittimato all’inquadramento di tale figura, da parte del contratto collettivo nazionale di lavoro proprietari di fabbricati.

Il consorzio fra proprietari di immobili costituisce, infatti, una figura atipica che da tempo trova grande diffusione nella prassi, ma che non va confusa con le figure di consorzio tipiche previste dal codice civile.

Il consorzio fra proprietari di immobili è da intendersi, nel dettaglio, come un gruppo, o meglio un’associazione, costituita fra i proprietari (o gli abitanti) di immobili per la realizzazione e la gestione di un bene o di un servizio comune in una particolare zona (come non solo una strada, una fognatura o un impianto idrico, ma anche servizi comuni relativi alla vigilanza notturna e diurna o alla pulizia, all’assistenza o altro ancora); proprio per questo motivo, si ritiene che l’associazione di abitanti rientri pienamente nel consorzio fra proprietari di immobili e, come tale, possa legittimamente assumere colf, badanti di condominio e figure simili anche se l’ente che assume è l’associazione dei proprietari-abitanti di immobili e non il condominio.

A differenza del condominio, il consorzio tra proprietari-abitanti di immobili non implica che gli stessi partecipanti debbano appartenere allo stesso stabile o complesso residenziale-lottizzazione (o condominio orizzontale), perché, per rientrare nella fattispecie del consorzio basta anche la sola realizzazione di un servizio in comune, da intendersi dunque come scopo comune.

Per la costituzione di tali enti, peraltro, non esistono schemi obbligati e assume rilevanza solo la volontà manifestata dagli associati.

A tal proposito, la giurisprudenza afferma che il consorzio costituito tra proprietari di immobili per la gestione di parti e servizi comuni rientra nella categoria delle associazioni, dato che non esistono schemi obbligati per la costituzione di tali enti, ma si applica ad esso la normativa sul condominio [4].

Il fatto che il consorzio debba essere disciplinato secondo le disposizioni sul condominio negli edifici appare dettato non solo dalla volontà di predisporre la maggior tutela possibile a favore dei consorziati (le disposizioni sul condominio sono più rigorose di quelle vigenti per le associazioni), ma anche dalla particolare funzione svolta dai consorzi, finalizzati a consentire la proficua gestione degli immobili abitativi e commerciali che vi sono ricompresi.

Secondo la giurisprudenza, dunque, non sussistono particolari dubbi sulla riconducibilità dell’associazione di abitanti al consorzio tra proprietari di immobili e, di conseguenza, si ritiene pienamente legittima l’assunzione, da parte di questi enti, di figure quali assistenti e badanti condominiali.

Associazione di abitanti non proprietari

Perché l’associazione sia assimilabile al consorzio dei proprietari, per poter assumere una badante di condominio, non rileva il fatto che i partecipanti al consorzio-associazione siano o meno proprietari: è invece rilevante l’abitare in una determinata zona e la sussistenza di un interesse o uno scopo comune. Prova ne sia il fatto che la giurisprudenza collega il sorgere del consorzio-associazione alla sola realizzazione di un servizio in comune.

Per la costituzione di tali enti, poi, non esistendo schemi obbligati e assumendo rilevanza la sola volontà manifestata dagli stessi associati, come già detto, si desume che il risultare proprietari non sia un requisito obbligatorio, non esistendo alcuna norma di legge che lo imponga.

Badante in comune per l’associazione di abitanti

In conclusione, una semplice associazione di abitanti, non proprietari, può assumere una badante o una colf che presti servizio presso famiglie diverse, perché:

  • ai fini dell’applicabilità del contratto collettivo proprietari di fabbricati, che prevede la figura della badante di condominio, l’associazione di abitanti è pienamente equiparata al consorzio tra proprietari;
  • non rappresenta un ostacolo il fatto che l’associazione sia costituita anche da soggetti che non sono, effettivamente, proprietari, in quanto ciò che assume rilevanza, secondo la giurisprudenza, è lo scopo comune agli associati, che può consistere, come nel caso della badante condivisa, nella realizzazione di un semplice servizio comune;
  • peraltro, la legge non prevede particolari schemi o requisiti per il consorzio e per l’assimilata associazione di abitanti, non sussistendo, dunque, alcuna esclusione normativa per chi non è proprietario;
  • infine, bisogna considerare che il contratto collettivo proprietari di fabbricati esclude le sole prestazioni con carattere personale e domestico, oppure l’assunzione di dipendenti utilizzati “di fatto” da una o più imprese.

Di conseguenza, si ritiene pienamente legittimo assumere, attraverso l’associazione di abitanti, una badante in comune a più associati, una colf o una figura assimilabile, in quanto non si tratta di un’impresa o di una collaborazione domestica in senso stretto e non esiste alcuna preclusione, implicita o esplicita, per gli abitanti non proprietari.

note

[1] Ccnl Confedilizia, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil.

[2] Ccnl Saci- Anaci- Cisal.

[3] Art. 1 Ccnl Confedilizia, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil.

[4] Cass., sent. n. 13537 del 15.09.2003; Cass., sent. n. 6666 del 30.03.2005; Cass. sent. n. 2960 del 14.02.2005

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