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Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Lo sai che? Che rischio se faccio da socio prestanome?

> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

Il mio datore di lavoro mi ha proposto di diventare socio di una nuova società, visto che dovrà chiudere la vecchia per debiti: che rischio se accetto per non perdere il lavoro?

La risposta è nettamente diversa a seconda che si tratti di società di capitali (ossia Srl, Spa e Sapa) o di società di persone (società semplice, Snc, Sas). In generale, il socio «prestanome» è un socio a tutti gli effetti, almeno ai sensi di legge, per cui subisce tutte le conseguenze che, da tale qualifica, l’ordinamento fa derivare. In particolare, nel caso di Società semplice o di Società a nome collettivo, la responsabilità del socio sarà «personale»: in altre parole, qualora sorgano debiti e questi non vengano coperti con il patrimonio della società, i creditori potranno aggredire i beni del singolo socio. Nelle Sas, tale responsabilità riguarda solo il socio accomandatario e non l’accomandante (il quale, invece, risponde dei debiti solo nei limiti della propria quota). Si comprende bene come assumere la qualità di socio prestanome in una società di persone è altamente pericoloso perché l’interessato, oltre a non avere voce in capitolo sulle scelte di gestione, ne subisce però tutte le conseguenze negative. Egli potrebbe, cioè, rischiare che, un domani, se gli affari non dovessero andare bene, i creditori potrebbero pignorargli la casa, il conto corrente, la pensione, ecc. Insomma: solo oneri e nessun onore. Senza contare che, in caso di fallimento della società, la procedura viene estesa anche al socio illimitatamente responsabile. Con tutte le incapacità che tale situazione comporta.

Alla luce di ciò, il lettore potrebbe giustificare il proprio rifiuto a diventare socio occulto proprio per tutte le responsabilità patrimoniali che, da tale qualità, derivano.

Al contrario, per le società di capitali le cose stanno diversamente. Chi è socio di una società per azioni (Spa), una società a responsabilità limitata (Srl) o di una società in accomandita per azioni (Sapa) può, al massimo, perdere solo la quota che ha conferito per partecipare al capitale sociale. Quindi, il socio prestanome non rischia con il proprio patrimonio, né può essere dichiarato fallito in estensione al fallimento della società.

Pertanto, nel caso di società di capitali (a differenza di quanto visto con le società di persone), il rifiuto del lavoratore a diventare un prestanome non può, almeno formalmente, essere giustificato con il timore di subire conseguenze di tipo patrimoniale. Tuttavia, l’esperienza insegna che i problemi possono sorgere quando il socio occulto impone al socio prestanome di firmare contratti, atti e documenti che finiscono per ingerire nella gestione della società o – peggio ancora – quando a questi si impone di sottoscrivere una fideiussione bancaria per garantire un prestito erogato alla società. In tal caso, il socio prestanome torna ad essere responsabile illimitatamente con tutto il proprio patrimonio e, in caso di mancata restituzione del finanziamento, può perdere gli immobili di proprietà, né varrebbe venderli o donarli in un momento successivo, potendo tali atti essere oggetto della cosiddetta azione revocatoria.

Per come è ovvio che sia, nel momento in cui viene costituita la società, il prestanome non è nella condizione di conoscere quali saranno i futuri sviluppi che prenderà l’intesa «segreta» con il socio occulto; ma, una volta in cui abbia assunto la qualifica di socio e i rapporti commerciali tra le parti si siano fatti più stretti, sarà molto difficile superare le pressioni per la sottoscrizione di garanzie e fideiussioni.

Bisogna in ultimo considerare la possibilità che il socio occulto spinga il socio prestanome a svolgere atti di ingerenza nell’amministrazione, firmando contratti e apparendo come sostanziale rappresentante della società. In questo caso, potrebbero trovare applicazione le norme sull’amministratore prestanome ossia l’amministratore di fatto, il quale verrebbe ritenuto responsabile – anche a livello penale – delle azioni e obbligazioni della società. Per maggiori chiarimenti sul punto leggi Cosa rischia l’amministratore di fatto?

Un’ultima precisazione: il dipendente pressato dal datore di lavoro ad assumere la qualifica di socio prestanome non può temere, in caso di rifiuto, un licenziamento per ritorsione. Difatti, il licenziamento può avvenire solo per motivi disciplinari o per crisi aziendale (leggi Quando licenziare un dipendente assunto). Se dovesse risultare che la chiusura dell’azienda è solo fittizia, essendo la nuova società una prosecuzione della precedente, con assunzione di tutte le commesse, dei rapporti contrattuali e subentro nella titolarità dei beni e dei locali commerciali, il giudice potrebbe ritenere illegittimo il licenziamento per “chiusura dei locali” (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo) e, quindi, ordinare il datore di lavoro a risarcire i danni al dipendente illegittimamente mandato a casa sotto la scusa della cessazione della società.

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Autore immagine: Pixabay.com

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