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Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Lo sai che? Cartella di pagamento: calcolo degli interessi

> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

Come impugnare una cartella di pagamento se le modalità di calcolo degli interessi non vengono indicate.

Se non spiega i criteri di calcolo degli interessi, la cartella di pagamento è nulla. In particolare, la cartella esattoriale, emessa dall’Agente della riscossione, deve essere chiara in ogni aspetto: se impedisce al contribuente la comprensione dei motivi per i quali essa è stata emessa e/o l’esatta determinazione delle modalità con cui è stata determinata la somma da corrispondere può essere annullata.

La principale conseguenza di questa affermazione si riversa sugli interessi applicati sul capitale: il calcolo non deve essere solo conforme a quanto prevede la legge, ma va anche chiarito al contribuente all’interno della stessa cartella esattoriale. Diversamente, la richiesta di pagamento è nulla e può essere impugnata davanti al Giudice. Considerando che in gran parte delle cartelle non vi è traccia delle modalità di calcolo degli interessi, queste dovrebbero dirsi tutte illegittime, opinione ormai comune a molti giudici. A dirlo, da ultimo, è la Cassazione con una importante sentenza depositata ieri [1]. Ma procediamo con ordine.

Come si calcolano gli interessi nella cartella di pagamento?

Per ogni cartella di pagamento è dovuto, insieme al capitale (costituito dall’imposta e/o dalle sanzioni), il pagamento degli interessi. Benché gli interessi legali oscillino ormai, negli ultimi tempi, tra lo 0,5% e l’1%, sulle cartelle esattoriali viene applicato – in caso di mancato pagamento entro 60 giorni dalla notifica – un tasso di mora quasi cinque volte superiore: tasso determinato annualmente con decreto del Ministero delle Finanze e attualmente fisso al 4,88% (tasso aggiornato dal 1° maggio 2015).

Gli interessi sono calcolati dalla data della notifica alla data in cui viene eseguito il pagamento per ogni giorno di ritardo, secondo la seguente formula:

(imposte dovute x numero di giorni di ritardo x tasso di interesse)/ 365.

Gli interessi, poi, vengono “capitalizzati” nel caso di pagamento rateizzato, ossia quando il contribuente chiede di poter dilazionare (di norma in 72 o 120 mensilità) il debito riportato in cartella. In pratica, si ha quello che comunemente viene chiamato anatocismo: gli interessi mensilmente maturati vengono calcolati non solo sul capitale non pagato, ma sul capitale sommato ai precedenti interessi non corrisposti. Il che rende gli interessi via via sempre più elevati.

Le modalità di calcolo degli interessi vanno chiarite nella cartella

Oltre agli interessi che scattano dopo la notifica della cartella, ci sono spesso anche quelli calcolati per il periodo anteriore all’iscrizione a ruolo, dovuti per il mancato pagamento del capitale iniziale. Spesso, infatti, la cartella esattoriale non si limita a chiedere un’imposta o una sanzione, ma anche gli interessi calcolati a monte dall’ente impositore.

Ebbene, non capita raramente che le cartelle, nel riferirsi agli interessi, riportino solo il totale dovuto, senza alcuna indicazione del tasso applicato. Detti interessi, infatti, vengono iscritti a ruolo e riportati sulla cartella per il loro ammontare complessivo, senza indicazione sul “come” siano stati calcolati. Ebbene, questo comportamento è, secondo la Cassazione, illegittimo. È nulla – secondo la sentenza in commento – la cartella di pagamento emessa per la riscossione degli interessi qualora non sia indicato il tasso di interessi applicato. Solo così infatti, il contribuente può verificare la correttezza dei calcoli eseguiti.

La vicenda in oggetto nasce da una cartella notificata a un contribuente per il pagamento di interessi e compensi di riscossione. Dette somme erano state iscritte a ruolo, dall’Agenzia delle Entrate, dopo aver revocato la sospensione del pagamento di un’imposta di successione.

La cartella di pagamento deve essere motivata [2]: questo significa che deve indicare, non solo le ragioni della pretesa di pagamento, ma anche il periodo relativamente al quale l’importo è dovuto, l’indicazione degli interessi applicati su tale periodo e il criterio di calcolo – per ciascuna singola annualità – di tali interessi. L’assenza del tasso e del metodo di calcolo degli interessi, impedisce qualunque controllo sulla correttezza del totale dovuto (e ciò anche se il contribuente è a conoscenza dell’imposta sulla quale tali somme siano state calcolate e ben potrebbe verificare il periodo relativamente al quale sono maturati tali interessi). Difatti, solo con l’indicazione del tasso il contribuente può ricostruire il metodo seguito dall’ente impositore e verificare che tale metodo sia corretto.

note

[1] Cass. sent. n. 24933/2016. Cfr. anche Ctp Napoli sent. n.524/06/2009 del 14.09.2009; Ctp Torino sent. n. 64/08/11 del 30.05.2011; Ctr Torino sent. n. 92/36/12 del 01.10.2012; Cass. sent. n. 4516 del 21.03.2012; Ctp Genova, sent. n. 229/10/2013.

[2] Art. 7 legge 212/2000 (Statuto del contribuente).

Autore immagine: 123rf com

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