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Miscellanea Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Miscellanea Equitalia resta o chiude ora che è caduto il Governo?

> Miscellanea Pubblicato il 7 dicembre 2016

Il passaggio da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione messo in forse dalle dimissioni di Renzi: l’Agente della riscossione chiuderà davvero?

«Cosa ne sarà di Equitalia ora che il Governo Renzi è caduto?»: è probabilmente questa la domanda che si saranno posti gran parte dei contribuenti all’indomani delle dimissioni del capo dell’Esecutivo, rassegnate all’esito della sconfitta del “Sì” al referendum di riforma costituzionale. Equitalia doveva chiudere il 1° luglio: questa era la road map disegnata dal dimissionario capo del Governo. Un momento atteso da quanti, grazie al prevedibile black out delle attività di riscossione, avrebbero potuto “tirare avanti” qualche altro anno, confidando magari – nelle more della riorganizzazione delle attività e nel passaggio di testimone al nuovo ente pubblico – nell’intervenuta prescrizione di molte cartelle di pagamento.

Che succede ora? Equitalia chiude davvero o rimarrà? La questione non è così semplice e scontata come sembra. Da un lato è vero che il decreto fiscale – la normativa cioè che ha decretato la «messa in liquidazione» di Equitalia – è stato appena convertito in legge: il che significa che è pienamente vincolante e in vigore, in particolare l’articolo 1, rubricato appunto Soppressione di Equitalia. Ma è anche vero che, affinché ciò avvenga, e perché l’attività di riscossione esattoriale possa confluire nel nuovo ente pubblico chiamato “Agenzia delle Entrate-Riscossione” (ente controllato dal Mef) è necessaria l’emanazione, entro il 30 aprile 2017, di un Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri). Detto provvedimento dovrebbe contenere la nomina a commissario straordinario dell’attuale Ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, che sarà chiamato a emanare lo statuto del nuovo ente pubblico e a vigilare su tutta la fase transitoria. A questo punto, però, nessuno può garantire quali saranno le intenzioni del nuovo capo del Governo, che potrebbe invece abbandonare la partita e lasciare che il decreto fiscale resti una norma prima di esecuzione (come tante altre nel nostro ordinamento).

Non si dimentichi, del resto, che l’addio di Equitalia per la riscossione delle imposte dovute agli enti locali doveva essere decretato già nel lontano 2005 ma una serie di proroghe hanno di fatto portato la sopravvivenza, sino ad oggi, della società controllata dall’Agenzia delle Entrate. Una sorta di sopravvivenza a tempo indeterminato se si considera che sono già passati 11 anni. La stessa situazione potrebbe allora duplicarsi a livello centrale se il decreto attuativo non dovesse essere mai approvato. Fermo restando che sarebbe sempre consentito, a questa come a una successiva legislatura, fare marcia indietro e con un’ulteriore legge, cancellare quella precedente e mantenere in vita Equitalia.

Del resto, l’addio ad Equitalia era stata una manovra voluta fortemente proprio dal premier Renzi che aveva tentato di accelerare i tempi – portandolo al 1° luglio 2017 – proprio in vista della campagna referendaria. A questo punto è lecito chiedersi se il suo successore avrà ancora la volontà di procedere sul cambiamento del concessionario pubblico della riscossione. Circostanza tutt’altro che scontata.

Intanto, ad Equitalia qualcuno ha stappato, se non lo champagne, almeno il prosecco.

note

Autore immagine: Laleggepertutti.it/Palumbo

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