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Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Lo sai che? Differenza tra pro solvendo e pro soluto

> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

Quando si dice pro solvendo si intende garantire il pagamento effettivo; con il termine pro soluto invece si intende che la prestazione esaurisce tutti gli obblighi di chi la esegue, a prescindere poi dall’effettivo pagamento del debito.

Si sente spesso usare i termini «pro soluto» e «pro solvendo», ma cosa significano concretamente e qual è la differenza tra queste due espressioni?

Partiamo dal primo dato: solvere, in latino, significa sciogliere o, anche, pagare. Pertanto, nelle varie coniugazioni del verbo, Solvendo significa da pagare (che deve essere ancora pagato, che va pagato) e Soluto, invece, significa pagato (o meglio, già pagato). Vediamo come, allora, nella prassi legale, vengono usate queste parole e quali sono i significati cui la legge attribuisce loro.

Assegno

Quando si dice, ad esempio, che la consegna di un assegno avviene pro solvendo significa che viene fatta salvo buon fine. In altre parole, la consegna del titolo non costituisce adempimento definitivo e non libera il debitore; perché ciò avvenga è necessario ancora attendere il pagamento concreto dell’assegno da parte della banca (l’assegno potrebbe essere, infatti, anche scoperto). Se l’assegno dovesse essere dato pro soluto significherebbe che il debitore verrebbe sciolto da ogni obbligo già solo dopo aver staccato il titolo dal carnet e averlo consegnato al creditore, a prescindere dal successivo incasso. In ogni caso, si sappia che la legge considera il pagamento tramite assegno come pro solvendo (leggi: Se ricevo un assegno si considera salvo buon fine?).

Cessione di credito

I termini pro solvendo e pro soluto si usano più spesso quando si parla di cessione di crediti. Il meccanismo è molto semplice da capire. Tizio ha un credito verso Caio di 100 euro, che gli verrà pagato tra 90 giorni; ma poiché gli servono subito dei soldi liquidi, cede a Sempronio il proprio credito verso Caio. Sempronio, da un lato, paga a Tizio questo credito in misura inferiore al suo valore (ad esempio 60 euro) e dall’altro diventa creditore di Caio, dal quale può pretendere il pagamento di 100 euro tra 90 giorni (lucrando sulla differenza di 40 euro). Ebbene, la cessione del credito può essere:

  • pro solvendo: in tal caso, qualora Caio non paghi, Sempronio – che ha acquistato il credito – può rivalersi verso chi glielo ha venduto, ossia Tizio;
  • pro soluto: qualora Caio non paghi, Tizio non è tenuto a garantire Sempronio, sul quale soltanto ricadranno le conseguenze dell’inadempimento del debitore principale.

Per usare ora un vocabolario più tecnico, possiamo dire che:

  • con la cessione pro soluto, il cedente (ossia il creditore iniziale) garantisce al cessionario (ossia all’acquirente del credito) la sola sussistenza e validità del credito nel momento in cui glielo cede;
  • invece nella cessione pro solvendo il cedente oltre a garantire la sussistenza e validità del credito si assume la garanzia per l’eventuale inadempimento del debitore: se quest’ultimo non paga, a ridare i soldi al cessionario ci penserà il cedente.

Dunque, solo nella cessione pro soluto il cedente stesso resta liberato da ogni obbligo di pagare il debito qualora non vi provveda il debitore ceduto. Invece nella cessione pro solvendo, il cedente potrà stare tranquillo solo quando il ceduto avrà adempiuto regolarmente.

Il codice civile [1] stabilisce che, in assenza di patti contrari, la cessione di un credito è sempre pro soluto. La norma, in particolare, stabilisce quanto segue:

«Il cedente non risponde della solvenza del debitore, salvo che ne abbia assunto la garanzia. In questo caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto».

Questo significa che, in automatico, il creditore che trasferisce un proprio credito ad un’altra persona è tenuta a garantire solo l’esistenza e la validità del credito ceduto, ma non anche il pagamento. Solo un diverso ed espresso patto può disporre che la cessione si consideri pro solvendo.

Factoring

I termini pro soluto e pro solvendo vengono spesso utilizzati anche nel contratto di factoring. Con il termine «factoring» si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il quale un soggetto (il cedente) si impegna a cedere tutti i crediti presenti e futuri che derivano dall’esercizio della propria attività imprenditoriale ad un altro soggetto (il factor) il quale, dietro corrispettivo, si impegna a sua volta a fornire una serie di servizi sia attraverso la concessione di prestiti, sia attraverso il pagamento anticipato dei crediti ceduti.

La cessione dei crediti può avvenire in due modi differenti:

  • Pro-solvendo: se il factor acquista i crediti con diritto di rivalsa sul cedente in ipotesi di mancato pagamento da parte del debitore;
  • Pro-soluto: se il factor acquista i crediti dal cedente in via definitiva, senza la possibilità di esercitare il diritto di rivalsa.

[1] Art. 1267 cod. civ.

note

Autore immagine: 123rf com

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