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Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

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Lo sai che? Se l’ex marito non paga il mutuo sulla casa

> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2016

Separazione e divorzio: con l’assegnazione della casa alla moglie il marito deve continuare a pagare il mutuo alla banca: tra i mezzi di sussistenza è compreso anche l’alloggio familiare, sicché è responsabile il coniuge che fa perdere alla moglie e ai figli la casa in cui vivono.

L’uomo che non paga il mutuo sulla casa assegnata alla ex moglie è passibile di querela da parte di quest’ultima, perché così facendo commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. È questo l’orientamento sostenuto di recente dalla Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Se, dopo la separazione, la donna ottiene la casa familiare, l’ex marito, proprietario dell’immobile, deve continuare a pagare le rate del mutuo. Il finanziamento contratto per l’acquisto dell’abitazione, infatti, resta un rapporto contrattuale tra lui e la banca su cui la sentenza del giudice non può interferire. L’uomo pertanto non può sospendere i versamenti dovuti alla banca – anche se la casa è sua – solo per fare un dispetto alla ex o perché lamenta delle difficoltà economiche. Se così facesse, infatti, la banca procederebbe all’esecuzione forzata, ma a farne le spese sarebbero l’ex moglie e i figli. Costoro infatti perderebbero il tetto sotto cui vivere e potrebbero ben essere sfrattati a seguito del pignoramento e della vendita all’asta dell’immobile da parte della banca creditrice. La conseguenza è facilmente intuibile: il marito che non paga le rate del mutuo sulla casa dentro la quale vivono ancora l’ex moglie e i figli è passibile di una querela per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [2].

Se il marito non paga il mutuo e la casa assegnata alla moglie viene pignorata

Secondo quanto giustamente argomentato dai giudici supremi, nel momento in cui, a seguito della separazione o del divorzio, il giudice stabilisce che la casa vada al genitore con cui convivono i figli, bisogna ritenere che, tra i mezzi di sussistenza che vanno garantiti alla prole, non rientri solo l’assegno di mantenimento, ma anche l’alloggio familiare. Il tetto è infatti una delle condizioni per il sostentamento al pari del denaro mensilmente accreditato sul conto. Pertanto, il coniuge che, con la sua condotta, rischia di far perdere alla moglie e ai figli l’appartamento – in particolare omettendo di contribuire al pagamento del mutuo per l’abitazione – si macchia dello stesso illecito di chi non paga il mantenimento, perché fa venir meno ai minori i mezzi necessari per la sussistenza, come appunto chi non paga l’assegno mensile.

Le parole della Corte sono lapidarie e val la pena riportarle integralmente:

«Integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare il comportamento del coniuge che, pur versando le somme stabilite dal giudice civile, abbia omesso di contribuire al pagamento del mutuo contratto per l’abitazione, privando in tal modo la moglie del contributo per il mantenimento, distratto per far fronte al pagamento dei ratei del mutuo».

Rate del mutuo non versate: come si tutela l’ex moglie?

Non versare, alla banca, le rate del mutuo sulla casa familiare, ponendo l’ex moglie e i figli con cui questa convive in uno stato di bisogno è un comportamento che può essere giustificato solo da una giusta causa. Solo in questo caso non scatta il reato. In pratica, il mutuatario titolare dell’immobile deve dimostrare di essersi trovato in una condizione di oggettiva impossibilità ad adempiere agli obblighi contratti, non per sua volontà. Non è tanto il caso di chi perde il lavoro, ma di chi, oltre a ciò, non ha altri mezzi di sussistenza. L’uomo deve quindi dimostrare, nel caso di licenziamento o di fallimento dell’azienda, di aver cercato una nuova occupazione. Se poi il marito è titolare di altri immobili, la giurisprudenza ritiene che tali beni debbano essere venduti per poter mantenere i figli e la moglie.

Peraltro è bene ricordare che l’inadempimento dell’obbligo di mantenimento in favore dei figli (minorenni e maggiorenni non autosufficienti) è un reato che non richiede necessariamente la querela di parte, essendo procedibile d’ufficio [3].

Peraltro – osserva la Corte – perché scatti il reato non è necessario che il marito abbia smesso di pagare il mutuo con il preciso scopo di far mancare ai familiari i mezzi di sussistenza (ad esempio per dispetto alla ex e per spingerla ad andare via dall’appartamento), ma è sufficiente il fatto oggettivo che la famiglia sia stata privata, di fatto, del mantenimento.

Prevale l’ipoteca della banca trascritta prima della sentenza

C’è un altro aspetto molto importante di cui tenere conto. La Cassazione quest’anno ha emesso una sentenza che cambia il precedente orientamento in merito al diritto della moglie di abitare la casa coniugale pur in presenza di un pignoramento da parte della banca. Ci spieghiamo meglio. Prima di questa sentenza la giurisprudenza riteneva che, se anche l’immobile di proprietà del marito, adibito a casa coniugale, fosse stato ipotecato dalla banca prima della separazione, la moglie avrebbe comunque mantenuto il diritto di rimanervi a patto che avesse trascritto la sentenza di separazione/divorzio (con l’aggiudicazione dell’immobile in suo favore) prima della trascrizione del pignoramento. Questo significava che, a prescindere dal momento in cui la banca avesse iscritto l’ipoteca, la moglie poteva rimanere dentro la casa nonostante la stessa fosse stata aggiudicata all’asta a un terzo offerente. Questo indirizzo però è cambiato. Secondo la Cassazione, ora, prevale sempre l’ipoteca se anteriore alla trascrizione della sentenza di separazione/divorzio. Il che avviene quasi sempre, atteso che detta ipoteca viene iscritta nel momento in cui viene concesso il mutuo (tant’è che si chiama mutuo ipotecario). Con la conseguenza che oggi, l’unica carta che ha la ex moglie per potersi tutelare dal pignoramento della banca – per mancato pagamento delle rate del mutuo – è querelare l’ex marito, ma dovrà comunque liberare l’immobile in favore dell’eventuale aggiudicatario all’asta (leggi L’ipoteca della banca prevale sull’assegnazione della casa coniugale).

note

[1] Cass., sent. n. 33023/14.

[2] Art. 570 cod. pen.

[3] Cass. S.U. sent. n. 23866/2013, n. 34181/14.

Autore immagine: 123rf com

Cassazione penale, sez. VI, 08/05/2014, (ud. 08/05/2014, dep.24/07/2014), n. 33023

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1.Con la decisione indicata in epigrafe la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza del 15 febbraio 2008 con cui il Tribunale di Avellino aveva condannato L.G. alla pena di due mesi di reclusione ed Euro 500,00 di multa in ordine al reato di cui all’art. 570 c.p., per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge e di genitore, omettendo di contribuire al mantenimento della propria moglie, R.M. A., e dei figli C. e A.; con la stessa sentenza l’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni in favore del coniuge, costituitosi parte civile, con la sospensione della pena subordinata all’avvenuto risarcimento dei danni entro due mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

La Corte d’appello, richiamando la sentenza di primo grado, ha ritenuto integrato il reato con riferimento all’omesso versamento mensile della somma di Euro 315,00 per il pagamento del mutuo acceso per l’acquisto della casa coniugale.

2.L’avvocato Annibale Schettino, nell’interesse dell’imputato, ha proposto ricorso per cassazione.

Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 516 c.p.p., art. 521 c.p.p., comma 2 e art. 522 c.p.p., comma 1, sostenendo che l’imputato è stato condannato per un fatto diverso da quello contestato nell’imputazione, che non faceva riferimento all’omesso pagamento della rata del mutuo.

Con il secondo motivo ha denunciato il vizio di motivazione sotto forma del travisamento per omissione della prova, nonchè l’erronea applicazione degli artt. 570 e 47 c.p. In particolare, si assume che i giudici di merito non abbiano valutato le ordinanze rese ex art. 700 c.p.c., prodotte agli atti, con cui il giudice civile ha rigettato le domande volte ad ottenere che l’imputato fosse gravato del pagamento del mutuo e delle quote condominiali straordinarie, trattandosi di questioni patrimoniali estranee al giudizio di separazione, escludendo inoltre che tali pagamenti possano rientrare tra gli obblighi di mantenimento dei figli. Sulla base di tale documentazione i giudici avrebbero dovuto considerare diversamente la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato, essendo evidente la incolpevole percezione della realtà da parte dell’imputato circa l’insussistenza del proprio obbligo al versamento delle rate del mutuo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

3.Il primo motivo è inammissibile, in quanto non risulta essere stato dedotto nell’atto di appello.

4.Il secondo motivo è infondato.

Deve ritenersi corretta la decisione dei giudici di merito che hanno ritenuto sussistente il reato di cui all’art. 570 c.p. anche in ordine al mancato pagamento delle rate di mutuo della casa coniugale.

In particolare, risulta accertato che l’imputato dal dicembre 2004 fino al marzo 2005 ha omesso di versare le somme stabilite dal giudice civile in sede di separazione, riprendendo a versarle regolarmente nell’aprile 2005, per poi sospendere dal gennaio 2007 la corresponsione della rata del mutuo, pari ad Euro 315,00 mensili, acceso sulla casa coniugale, costringendo la moglie a ripianare il debito con la banca utilizzando la stessa somma che l’imputato le versava a titolo di mantenimento.

Questo Collegio condivide quanto sostenuto nella sentenza impugnata, secondo cui tra i mezzi di sussistenza deve ricomprendersi anche l’alloggio familiare, sicchè è responsabile del reato previsto dall’art. 570 c.p. anche il coniuge che con la sua condotta rischia di far perdere alla moglie e ai figli la casa in cui vivono: in altri termini la “casa di abitazione” rientra tra i mezzi di sussistenza che devono essere assicurati al coniuge e ai minori (cfr., Sez. 6, 1 ottobre 1986, n. 12989, Pasquali).

Nel caso in esame, l’imputato, pur riprendendo a versare le somme stabilite dal giudice civile in favore del coniuge, ha tuttavia omesso di contribuire al pagamento del mutuo per l’abitazione, in questo modo privando sostanzialmente la moglie del contributo per il mantenimento, che è stato distratto per il pagamento del mutuo.

La Corte territoriale ha, quindi, riconosciuto la situazione di un vero stato di bisogno della persona offesa, che è dovuta ricorrere all’aiuto economico dei familiari.

Dinanzi a questa ricostruzione dei fatti i motivi dedotti nel ricorso si rivelano del tutto infondati: nessun rilievo possono avere ai fini della configurabilità del reato i provvedimenti con cui il giudice civile ha respinto le istanze della moglie trattandosi di profili relativi ad un inadempimento contrattuale; quanto al profilo soggettivo, si ricorda che il reato in questione presuppone il dolo generico, non essendo necessario per la sua realizzazione che la condotta omissiva venga posta in essere con l’intenzione e la volontà di far mancare i mezzi di sussistenza alla persona bisognosa (Sez. 6, 22 dicembre 2010, n. 785, S.).

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

PQM

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 8 maggio 2014.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2014

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1 Commento

pierluigi rossignoli

8 dicembre 2016 alle 07:30

e se la casa e il mutuo sono intestati alla moglie e lui è garante ?

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