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News Pubblicato il 8 dicembre 2016

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News Pensione 2017, tutte le novità dalla manovra

> News Pubblicato il 8 dicembre 2016

Ape, pensione anticipata quota 41, cumulo gratuito, ottava salvaguardia, proroga opzione donna: tutte le novità dalla Legge di bilancio.

Approvata, in tempi più brevi di quelli previsti, la Legge di bilancio 2017, che porta con sé numerose novità in termini di pensione anticipata, o meglio di possibilità di uscita dal lavoro con requisiti più leggeri rispetto a quelli previsti dalla Legge Fornero.

Vediamo tutte le nuove possibilità di pensionarsi in anticipo.

Ape

L’Ape consiste nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni di età, se si possiedono almeno 20 anni di contributi, anticipando così la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi (ricordiamo che dal 2018 l’età per la pensione di vecchiaia sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi).

Dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione dell’età pensionabile, il lavoratore riceve l’Ape, l’anticipo pensionistico, che è un assegno mensile erogato da una banca convenzionata grazie a un prestito richiesto dal lavoratore tramite l’Inps.

Questo prestito deve essere restituito in 20 anni, mediante l’applicazione di una penalizzazione sulla pensione che, si stima, sarà pari al 4,7% per ogni anno di anticipo. L’ammontare della penalizzazione dipende anche dall’ammontare dell’anticipo; l’Ape, difatti, non è uguale alla futura pensione, ma ammonta a una sua percentuale: minore è la percentuale, più bassa risulta la penalizzazione.

Il taglio della pensione, comunque, non è determinato solo dal prestito, ma anche da un’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza del pensionato.

Percentuali, ammontare massimo e minimo dei prestiti e importi delle assicurazioni saranno definiti da un dpcm che dovrà uscire entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di bilancio. Si sa, comunque, che l’anticipo minimo dovrà essere pari almeno a 6 mesi e la pensione a 1,4 volte il trattamento minimo.

Ape aziendale

Per il lavoratore, come appena osservato, scegliere di pensionarsi con l’Ape ha dei costi non irrilevanti. Per incentivare il ricorso all’Ape volontaria, per i lavoratori in esubero a seguito di crisi o ristrutturazioni aziendali, è stata allora prevista la possibilità che i costi siano coperti dall’azienda, in cambio dell’uscita volontaria del dipendente: parliamo, in questo caso, di Ape aziendale.

Grazie alle nuove disposizioni in materia di Ape aziendale, l’impresa può coprire interamente, in un’unica soluzione, il costo del finanziamento erogato dalla banca: in questo modo, il lavoratore può pensionarsi in anticipo senza ritrovarsi, successivamente, la pensione decurtata.

L’azienda, invece, sostiene dei costi inferiori rispetto all’isopensione, cioè all’attuale prepensionamento previsto dalla Legge Fornero, in quanto l’Ape non ammonta, come l’isopensione, all’intero trattamento pensionistico; inoltre, lavoratore e impresa si possono accordare per l’erogazione di una percentuale anche più bassa del trattamento, in modo che il costo della copertura dell’intero prestito sia sostenibile. O, ancora, è possibile che l’azienda copra una sola parte del prestito e che il resto sia a carico del dipendente, che si ritroverebbe, così, una penalizzazione sulla pensione, ma più bassa rispetto a quella prevista per l’Ape aziendale.

Ad ogni modo, anche in questo caso, per avere ulteriori dettagli, è necessario attendere il dpcm che dovrà essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di bilancio.

Ape sociale

L’Ape agevolata, o Ape sociale, consente, come l’Ape volontaria, di anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, con un minimo di 63 anni di età. L’Ape sociale è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:

  • disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali (che non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi) a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:
    • licenziamento, anche collettivo;
    • dimissioni per giusta causa;
    • risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • i disoccupati devono possedere almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile grave convivente (coniuge o parente di 1° grado), con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi.

Rientrano, in particolare, tra gli addetti alle attività gravose aventi diritto all’Ape sociale non solo coloro che svolgono i lavori usuranti elencati dal noto decreto del 2011 [1], ma anche:

  • gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario;
  • i macchinisti;
  • il personale viaggiante;
  • gli infermieri;
  • i camionisti;
  • gli assistenti di persone non autosufficienti;
  • le maestre d’asilo;
  • i facchini;
  • gli spazzini;
  • gli addetti alle pulizie.

I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui.

L’Ape sociale, pari all’ammontare della futura pensione, non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili: per coloro che hanno diritto a una pensione superiore, è possibile richiedere l’Ape sociale integrando, di tasca propria, l’ammontare eccedente 1.500 euro.

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata quota 41 consiste nella possibilità di pensionarsi con il possesso di soli 41 anni di contributi (anziché con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, come previsto per la pensione anticipata ordinaria), senza alcuna penalizzazione sull’assegno.

Possono beneficiare della pensione con 41 anni di contributi i lavoratori appartenenti alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale, ma solo se risultano lavoratori precoci. È considerato lavoratore precoce chi possiede almeno 12 mesi di contributi da lavoro effettivi accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Ottava salvaguardia

La salvaguardia è un importante beneficio che consente, a determinate categorie di lavoratori, di pensionarsi con i requisiti precedenti alla Legge Fornero. Di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, che ha inasprito notevolmente i requisiti per la pensione, sono stati emanati diversi decreti di salvaguardia: la nuova salvaguardia prevista nella Legge di bilancio 2017 è infatti l’ottava.

L’ottava salvaguardia coinvolgerà, nel dettaglio, i seguenti soggetti:

  • 11000 lavoratori in mobilità: si tratta di coloro che maturano i requisiti previdenziali anteriori alla Riforma Fornero entro 36 mesi della fine della mobilità (nella Settima salvaguardia avevano tempo 12 mesi per la maturazione dei requisiti);
  • 10400 lavoratori autorizzati al versamento dei contributi volontari entro il 4 dicembre 2011;
  • 7800 lavoratori cessati dal servizio;
  • 700 lavoratori in congedo straordinario, nell’anno 2011, per assistere figli disabili;
  • 800 lavoratori con contratto a tempo determinato, cessati entro il 31 dicembre 2011 ma dopo il 1° gennaio 2007.

Per conoscere tutti i dettagli ed i requisiti per ogni categoria, si veda :Ottava salvaguardia, tutte le novità.

Proroga Opzione donna

L’Opzione donna è un regime sperimentale introdotto nel 2004 dalla legge Maroni [2]; si tratta della possibilità di ottenere la pensione (di anzianità), per le sole lavoratrici, con i seguenti requisiti:

  • 35 anni di contributi, da raggiungere entro il 31 dicembre 2015;
    • 57 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015, se dipendenti;
    • 58 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015, se autonome;
  • previa attesa di un periodo di finestra, dalla maturazione dei requisiti sino alla liquidazione del trattamento, pari a:
    • 12 mesi per le dipendenti;
    • 18 mesi per le autonome.

In cambio di questo consistente anticipo nell’uscita dal lavoro, la pensione viene ricalcolata con il metodo interamente contributivo, che risulta, nella maggior parte delle ipotesi, fortemente penalizzante perché non si basa sugli ultimi stipendi, ma esclusivamente sui contributi accreditati.

Grazie alla Legge di bilancio 2017, l’Opzione donna può essere raggiunta con i seguenti nuovi requisiti, da maturare entro il 31 luglio 2016:

  • 57 anni e 7 mesi di età, per le lavoratrici dipendenti;
  • 58 anni e 7 mesi di età, per le lavoratrici autonome;
  • 35 anni di contributi;
  • previa attesa di un periodo di finestra, dalla maturazione dei requisiti sino alla liquidazione del trattamento, pari a:
    • 12 mesi per le dipendenti;
    • 18 mesi per le autonome.

In questo modo, sono incluse nel beneficio anche le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 e le autonome nate nell’ultimo trimestre del 1957.

Cumulo gratuito

Il cumulo consiste nella possibilità di sommare i contributi versati in casse previdenziali diverse ai fini del diritto alla pensione, mentre ai fini della misura della pensione ogni cassa liquida esclusivamente il trattamento maturato presso la gestione stessa.

In parole semplici, i contributi sono sommati solo per raggiungere una determinata anzianità contributiva: ad esempio, se si possiedono  66 anni e 7 mesi di età, 10 anni di contributi versati all’Inps e 10 anni all’Inpdap e non è possibile ricongiungere la contribuzione in un’unica cassa a causa dei costi della ricongiunzione, senza il cumulo non sarebbe possibile andare in pensione, perché per la pensione di vecchiaia sono richiesti 20 anni di contributi. Utilizzando il cumulo, però, si possono raggiungere i 20 anni di anzianità contributiva richiesti sommando la contribuzione presente nelle diverse gestioni: il trattamento non sarà, però, unico, ma l’Inps, nel caso di specie, liquiderà la sua quota di pensione e lo stesso farà l’Inpdap.

Il calcolo della pensione con il cumulo non è effettuato per forza con il sistema contributivo, come avviene per la totalizzazione: ecco perché il cumulo viene chiamato anche totalizzazione retributiva.

Il calcolo è effettuato secondo l’anzianità contributiva complessiva (cioè contando tutte le casse) dell’interessato, ma ogni cassa liquida la quota di propria competenza. In particolare il calcolo è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011 per chi possiede oltre 18 anni di contributi (considerando tutte le casse) al 31 dicembre 1995, poi contributivo;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995 per chi possiede meno di 18 anni di contributi (considerando tutte le casse) al 31 dicembre 1995, poi contributivo: si tratta del calcolo misto;
  • esclusivamente contributivo, per chi non possiede contributi anteriori al 1996.

Grazie a un recente emendamento alla Legge di bilancio 2017, il cumulo interessa tutte le casse, comprese le gestioni previdenziali dei liberi professionisti e serve anche per ottenere la pensione anticipata. In particolare, il cumulo è ora utile per raggiungere:

  • la pensione anticipata;
  • la pensione di vecchiaia;
  • la pensione d’inabilità;
  • la pensione ai superstiti.

Naturalmente il cumulo gratuito risulta molto più conveniente della ricongiunzione (che consiste nella possibilità di riunire tutti i contributi in un solo fondo, ma a titolo oneroso), in quanto consente di sommare tutti i contributi, di tutte le casse, senza operare il ricalcolo contributivo, notevolmente penalizzante e senza pagare alcun costo.

Pertanto, per coloro che hanno già richiesto la ricongiunzione e hanno una rateazione in corso, la Legge di bilancio 2017 prevede la possibilità di revocarla, con la restituzione di quanto versato. In base al nuovo emendamento, che consente il cumulo anche nelle casse professionali, dovrà però essere chiarito se la possibilità è valida anche per le gestioni private o soltanto per quelle facenti capo all’Inps.

note

[1] D.lgs. 67/2011.

[2] L. 243/2004.

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