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Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2016

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Lo sai che? Fingere di aver subito un furto è reato?

> Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2016

Chi fa finta che i ladri siano passati da casa propria o che gli abbiano sottratto l’automobile commette un illecito penale: simulazione di reato.

Delle cose proprie si può fare quello che si vuole, ma non fingere che siano state rubate. Difatti dichiarare di aver subito un furto, in realtà mai avvenuto, solo per procurarsi illeciti vantaggi, integra l’illecito penale di simulazione di reato [1]. La pena è quella della reclusione da 1 a 3 anni, sebbene si possa usufruire dello “sconto” costituto dalla cosiddetta «tenuità del fatto» (che consente l’archiviazione immediata del procedimento penale e la non applicazione della pena, salvo la fedina penale che resta sporca).

La simulazione di reato, commessa da chi finge di aver subito un furto, non è tanto rara come potrebbe apparire a prima vista. È il caso, ad esempio, di chi, avendo sottratto dei soldi dal portafogli di un convivente, simuli l’arrivo dei ladri in casa; oppure di chi, per incassare il risarcimento dell’assicurazione, metta a soqquadro il proprio appartamento, occultando beni di rilevante valore come gioielli e quadri, facendo apparire il tutto come l’opera di terzi; o ancora l’ipotesi di chi, essendosi accorto di aver violato il codice della strada, per contestare la multa, simuli che l’auto gli sia stata sottratta contro la propria volontà.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Si pensi a chi, per ottenere il rilascio delduplicato di un documento di identità, dichiari che il precedente gli è stato rubato; o a chi, avendo smarrito importanti documenti o oggetti di lavoro, temendo le contestazioni del datore di lavoro, sporga denuncia contro ignoti per un presunto furto in casa o in auto della borsa contenente tali materiali.

Un altro caso di simulazione di reato è stato ravvisato nella condotta di chi, per poter diffondere impunemente dei file su internet comportanti la violazione della privacy altrui (si pensi al filmato con un rapporto sessuale con la propria ex), dichiari alle autorità di aver salvato il file su una pennetta usb o su un dvd e che tale supporto mobile gli sia stato rubato; in tal modo, il malintenzionato potrebbe caricare il file sul web senza il rischio che la polizia, un domani, possa concentrare i sospetti su di lui (l’utilizzo di piattaforma di filesharing infatti non consentono di risalire al primo soggetto che ha condiviso il file); sussisterebbe infatti il ragionevole dubbio sulla sua innocenza.

Insomma, fingere di aver subito un furto è illegale. Il reato scatta peraltro a prescindere dall’intenzione di perseguire un vantaggio specifico (ovviamente illecito) o, a maggior ragione, dal fatto che tale vantaggio non sia stato raggiunto. Quindi, ad esempio, anche se l’assicurazione non paga il risarcimento, il colpevole resta tale e sarà condannato penalmente. Anche se il parente non crede alla scusa dei ladri in casa e comprende che il furto è opera del convivente, il colpevole della simulazione di reato è ugualmente passibile di querela.

Se fingo che i ladri sono venuti a casa che rischio?

Perché scatti la simulazione di reato non è necessario andare dai carabinieri o da qualsiasi altra pubblica autorità a denunciare il furto in realtà mai avvenuto. La querela non è infatti indispensabile. L’illecito penale infatti sussiste anche per il solo fatto di aver simulato le tracce di un reato (il furto) come, ad esempio, aver rotto una finestra con un mattone o l’aver scardinato la porta di casa, l’aver messo sottosopra l’appartamento, l’aver rotto i finestrini della propria auto e averla nascosta in un luogo appartato.

In entrambi i casi il reato scatta solo se la condotta comporti la possibilità concreta che si avvii un procedimento penale [2].

Chi finge un furto può essere punito anche se la vittima di tale condotta non lo denuncia (si pensi al parente convivente che perdoni il gesto, dettato magari da un momento di difficoltà economica). Infatti si tratta di un reato procedibile d’ufficio. Ad esempio, mettiamo il caso di un figlio che simuli l’arrivo di ladri a casa per impossessarsi dei gioielli della madre. Quest’ultima chiama la polizia la quale apre il procedimento contro ignoti. Se le indagini dovessero rivelare la verità e la madre desistere dal querelare il proprio figlio, per quest’ultimo il procedimento penale si aprirebbe ugualmente, essendo la polizia tenuta a dar corso alla denuncia alla Procura della Repubblica.

Ad evitare il reato può essere solo un ripensamento all’ultimo minuto. In particolare la Cassazione [3] ha precisato che il delitto di simulazione di reato può essere scriminato dalla ritrattazione solo se questa si verifica nel medesimo contesto della denuncia, in modo da escludere anche la possibilità di investigazioni ed accertamenti preliminari.

note

[1] Art. 367 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 4983/2010; Cass. sent. n. 28018/2009; Cass. sent. n. 39241/2004; Cass. sent. n. 5786/2000.

[3] Cass. sent. n. 45067/2014.

Autore immagine: 123rf com

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