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Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2016

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Lo sai che? È valido l’atto stipulato dal notaio non nel suo studio?

> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2016

Non viola il codice deontologico il notaio che rogita l’atto pubblico nell’appartamento di un parente.

È valido l’atto che il notaio rogita fuori dal proprio studio, purché si tratti dell’abitazione di un parente e ciò avvenga solo di tanto in tanto: secondo la Cassazione – espressasi sul punto con una recente sentenza [1] – il professionista che, occasionalmente e per comodità, stipula gli atti pubblici a casa di un familiare non viola il codice deontologico.

Ma perché l’atto firmato fuori dallo studio dovrebbe essere invalido e il notaio rischiare una sanzione disciplinare? Esiste una regola deontologica che vieta alla categoria di lavorare presso «studi di altri professionisti ed organizzazioni estranee al notariato». Insomma, come dire che non dovrebbero esserci “estranei” attorno al notaio quando fa concludere un contratto, riceve un testamento, certifica la costituzione di una società, ecc.

Tuttavia, benché lo studio notarile resta il luogo cui il notaio deve incentrare la propria attività e, anche in presenza di sedi secondarie, il professionista deve tenere aperto l’ufficio principale – quello cioè nel Comune o nella frazione assegnata e di prestare l’assistenza obbligatoria nei giorni e negli orari preventivamente segnalati all’utenza – questo non toglie la sua libertà di svolgere l’attività in luoghi appartenenti a soggetti diversi, purché con essi il professionista abbia rapporti familiari e, comunque, siano scelti per motivi «occasionali, di comodità». Quindi, va bene se ciò avviene sporadicamente e non in via sistematica.

In ogni caso, trattandosi di una regola deontologica, la sua eventuale violazione non dovrebbe incidere mai sulla validità dell’atto pubblico rogato, che resta sempre valido, anche a tutela dell’affidamento del cliente, benché ciò sia avvenuto fuori dallo studio notarile.

note

[1] Cass. sent. n. 24962/16.

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