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Le Guide Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Le Guide Ape, guida completa all’anticipo della pensione

> Le Guide Pubblicato il 25 dicembre 2016

Ape volontaria, Ape sociale, Ape aziendale, Rita: come funziona l’anticipo pensionistico, a quanto ammontano le penalizzazioni, come si fa la domanda.

Uscita dal lavoro con Ape a 63 anni per tutti i lavoratori appartenenti alle gestioni Inps, compresi gli iscritti alla gestione separata, anticipo esente da imposizione e credito d’imposta pari al 50% del ventesimo degli interessi e del premio assicurativo: sono alcuni dei chiarimenti, relativi all’anticipo pensionistico, desunti dal testo definitivo della Legge di bilancio 2017.

Ma procediamo per ordine e vediamo in che cosa consiste l’Ape, come funziona, a quanto ammonta e come inviare la domanda.

Ape: di quanto anticipa la pensione?

L’Ape consiste nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni di età, se si possiedono almeno 20 anni di contributi, anticipando così la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi.

L’anticipo, però, potrebbe anche risultare superiore a 3 anni e 7 mesi, nel caso in cui i requisiti d’età per raggiungere la pensione di vecchiaia siano spostati in avanti.

Ricordiamo che, per gli anni 2016 e 2017, i requisiti d’età per accedere alla pensione di vecchiaia sono pari a:

  • 66 anni e 7 mesi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche;
  • 65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato;
  • 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome.

Dal 2018 l’età per la pensione di vecchiaia sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi.

Nel 2019 l’età dovrebbe aumentare a 66 anni e 11 mesi, a meno che non siano confermati i decrementi della speranza di vita registrati nel 2015, nel qual caso il requisito resterebbe a 66 anni e 7 mesi.

Ape: chi può chiedere l’anticipo?

L’anticipo pensionistico può essere richiesto:

  • dai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago): lavoratori dipendenti del settore privato e lavoratori iscritti alle gestioni artigiani, commercianti, coltivatori;
  • dai lavoratori iscritti ai fondi sostitutivi dell’Ago: ex fondo elettrici, telefonici, Enpals, etc.;
  • dai lavoratori iscritti ai fondi esclusivi, come ex Inpdap, ex Ipost, etc.

Non può essere richiesto da chi è iscritto alle casse professionali.

Perché possa essere richiesto l’anticipo, inoltre, è necessario che la futura pensione ammonti a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè a 702,65 euro.

Ape: come funziona l’anticipo

Dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione dell’età pensionabile, il lavoratore riceve l’Ape, l’anticipo pensionistico, che è un assegno mensile erogato da una banca convenzionata grazie a un prestito richiesto dal lavoratore tramite l’Inps.

Questo prestito deve essere restituito in 20 anni, mediante l’applicazione di una penalizzazione sulla pensione che, si stima, sarà pari al 4,7% per ogni anno di anticipo (è stato ipotizzato un tasso pari al 2,5% annuo). L’ammontare della penalizzazione dipende anche dall’ammontare dell’anticipo; l’Ape, difatti, non è uguale alla futura pensione, ma ammonta a una percentuale della pensione netta: minore è la percentuale, più bassa risulta la penalizzazione.

Il taglio della pensione, comunque, non è determinato solo dal prestito, ma anche da un’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza del pensionato.

L’Ape è esente da imposizione fiscale. Annualmente al pensionato è riconosciuto un credito di imposta pari al 50% del ventesimo degli interessi e del premio assicurativo complessivamente dovuti in base ai contratti stipulati. Dal momento del pensionamento, l’Inps riconoscerà il credito di imposta.

Percentuali, ammontare massimo e minimo dei prestiti e importi delle assicurazioni saranno definiti da un dpcm (un decreto del presidente del Consiglio dei ministri) che dovrà uscire entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di bilancio. L’anticipo minimo dovrà essere pari almeno a 6 mesi.

Ape: come si fa la domanda

Per accedere all’Ape, l’interessato deve inoltrare, tramite il sito dell’Inps, una prima domanda con la quale richiede all’istituto la certificazione della pensione futura. L’Inps dovrà verificare e certificare il possesso dei requisiti, comunicando anche l’importo minimo e massimo ottenibile con l’anticipo pensionistico.

Una volta ricevuta la certificazione, il lavoratore deve inoltrare una domanda online per ottenere il pagamento dell’Ape, con la quale sceglie la banca che erogherà il prestito e l’assicurazione contro il rischio di premorienza (da individuarsi tra gli istituti che sigleranno un’apposita convenzione): l’istanza vale anche come domanda di pensione di vecchiaia (che sarà erogata al raggiungimento dei requisiti di età) e sarà irrevocabile.

Se la domanda viene respinta, o l’interessato recede dall’operazione di finanziamento, la domanda di pensione resta priva di effetti.

L’interessato può, comunque, recedere dal contratto di assicurazione contro il rischio di premorienza entro 14 giorni.

Una volta conseguita la pensione di vecchiaia, l’interessato può decidere di non subire penalizzazioni sulla pensione e di estinguere il prestito in un’unica soluzione.

Presso il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) verrà creato un apposito Fondo di garanzia, gestito  dall’Inps, che potrà coprire l’80% del finanziamento concesso al richiedente.

Ape aziendale

Per il lavoratore, come appena osservato, scegliere di pensionarsi con l’Ape ha dei costi non irrilevanti. Per incentivare il ricorso all’Ape volontaria, per i dipendenti in esubero a seguito di crisi o ristrutturazioni aziendali, è stata allora prevista la possibilità che i costi siano, almeno in parte, compensati dall’azienda col versamento di contributi aggiuntivi, in cambio dell’uscita volontaria del dipendente: parliamo, in questo caso, di Ape aziendale.

L’ammontare dei contributi da versare sarà scelto in un apposito accordo: i contributi dovranno essere almeno pari all’ammontare della contribuzione volontaria (cioè, per il 2016, al 32,87% della retribuzione imponibile dell’ultimo anno dal momento dell’accesso all’Ape fino alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia).

In parole semplici, se al lavoratore mancano 3 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia e la sua retribuzione imponibile ammonta a 30.000 euro, l’ammontare che l’azienda deve versare è pari a 9.861 euro annui per 3 anni, cioè a 29.583 euro.

I contributi devono essere versati all’Inps in un’unica soluzione, entro il mese successivo a quello in cui viene pagato il primo assegno Ape; se il pagamento avviene in ritardo, si applica la sanzione vigente per omissione contributiva (5,55% in ragione annua).

L’Ape aziendale potrà anche essere attivata dai fondi di solidarietà bilaterali, compresi i fondi dei settori della somministrazione di lavoro e dell’artigianato e quelli interprofessionali.

Il vantaggio di questa operazione, per il dipendente, consiste nell’aumento del futuro reddito di pensione, grazie all’aumento del montante contributivo, in modo da compensare la perdita determinata dalla restituzione del prestito pensionistico.

Per il datore di lavoro, il vantaggio consiste nell’avere a disposizione un ulteriore mezzo di gestione degli esuberi sostenendo dei costi inferiori rispetto all’isopensione, cioè rispetto all’attuale prepensionamento previsto dalla Legge Fornero, in quanto non è tenuto a pagare l’intero trattamento pensionistico di tasca propria, sino a un massimo di 4 anni.

Ape sociale

L’Ape agevolata, o Ape sociale, consente, come l’Ape volontaria, di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, con un minimo di 63 anni di età. L’Ape sociale è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:

  • disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali (che non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi) a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:
    • licenziamento, anche collettivo;
    • dimissioni per giusta causa;
    • risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • i disoccupati devono possedere almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile grave convivente (coniuge o parente di 1° grado), con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi.

Rientrano, in particolare, tra gli addetti alle attività gravose aventi diritto all’Ape sociale non solo coloro che svolgono i lavori usuranti elencati dal noto decreto del 2011 [1], ma anche:

  • gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario;
  • i macchinisti;
  • il personale viaggiante;
  • gli infermieri;
  • i camionisti;
  • gli assistenti di persone non autosufficienti;
  • le maestre d’asilo;
  • i facchini;
  • gli spazzini;
  • gli addetti alle pulizie.

I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui, se l’attività effettuata sarà subordinata o parasubordinata (co.co.co.), oppure sino a 4.800 euro annui, nel caso di attività di lavoro autonomo. Inoltre, l’Ape sociale non potrà essere cumulata con trattamenti di sostegno al reddito, come l’Asdi.

L’Ape sociale, pari all’ammontare della futura pensione, non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili: per coloro che hanno diritto a una pensione superiore, è possibile richiedere l’Ape sociale integrando, di tasca propria, l’ammontare eccedente 1.500 euro.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, il momento in cui questi riceveranno il Tfs o il Tfr non decorrerà dall’uscita dal lavoro, ma dalla maturazione dei requisiti d’età per la pensione di vecchiaia.

Rita

La Rita (rendita pensionistica integrativa anticipata) consiste nella possibilità, per i lavoratori iscritti alla previdenza complementare, di ricevere dal fondo pensione di appartenenza (se non è a prestazione definita) una rendita temporanea, decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Per la Rita sono necessari gli stessi requisiti richiesti per ricevere l’Ape, cioè almeno 63 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva presso l’Inps.

In pratica, con la Rita il lavoratore riceverà, dal fondo pensione complementare, i contributi accumulati in modo frazionato, in tutto o in parte a seconda della scelta.

La tassazione della Rita sarà la stessa prevista per i fondi pensione complementari, cioè dal 15% al 9%.

Alla Rita potranno accedere anche i dipendenti pubblici che, anche in questo caso,  riceveranno Tfr e Tfs non alla cessazione dal servizio, ma nel momento in cui ne avrebbero maturato il diritto alla corresponsione in base alle norme attuali.

note

[1] D.lgs. 67/2011.

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