Professionisti Pubblicato il 9 dicembre 2016

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Professionisti Come si forma una legge?

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Fase preparatoria, l’iniziativa; l’istruttoria e l’attività delle Commissioni permanenti. Fase costitutiva, l’approvazione della legge. Fase di integrazione  dell’efficacia.

Il procedimento legislativo per le leggi ordinarie

L’art. 70, che apre la sezione della «formazione delle leggi», nella sua scarna formulazione va letto alla luce delle norme che seguono e definisce l’attività di normazione primaria con cui i rappresentanti del popolo danno vita alle leggi nel rispetto dei principi enunciati nella Costituzione.

Ogni procedimento diretto alla emanazione di un atto (legislativo o amministrativo) si svolge nelle seguenti fasi essenziali:

  • fase preparatoria, suddivisa in fase di iniziativa e fase istruttoria (o preparatoria in senso stretto);
  • fase costitutiva (o deliberativa);
  • fase di integrazione dell’efficacia, suddivisa in fase di controllo e fase di comunicazione.

 

Fase  preparatoria: l’iniziativa

a)- Titolarità

L’iniziativa legislativa si esercita con la presentazione di un progetto di legge [1] ad una delle Camere, indifferentemente prima all’una o all’altra. Se presentato contemporaneamente presso entrambe, le Camere se ne danno comunicazione reciproca, per sospendere l’esame della proposta in quel ramo del Parlamento dove il progetto è stato presentato più tardi: ciò avviene anche nel caso di presentazione di due proposte di legge anche non identiche, ma di analogo contenuto.

Titolari del potere di iniziativa legislativa sono:

1) il Governo. L’iniziativa governativa è la più importante, perché l’esecutivo è l’organo che meglio di ogni altro può valutare l’opportunità di nuovi provvedimenti legislativi. Si esercita mediante presentazione di disegni di legge (redatti in articoli), deliberati dal Consiglio dei Ministri e autorizzati dal Presidente della Repubblica con decreto controfirmato [2].

La rilevanza dell’iniziativa governativa è legata, innanzitutto, al fatto che essa proviene dall’organo che ha un rapporto fiduciario con il Parlamento: se quest’ultimo bocciasse tutte le proposte del Governo, ne deriverebbero gravi ripercussioni sullo stesso rapporto di fiducia, determinandone la cessazione. D’altra parte, il Governo ha sia la competenza tecnica che la visione politica d’insieme necessarie per ottenere dalle Camere l’approvazione dei disegni di legge da esso presentati.

Infine, è la stessa Costituzione a riservare al Governo il potere di iniziativa di alcune leggi, come quelle di approvazione dei bilanci e del rendiconto consuntivo (art. 81 Cost.). Alcuni autori vi includono anche le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali (PALADIN) e le leggi di conversione dei decreti-legge, in considerazione del fatto che è il Governo a condurre i negoziati in politica estera e ad emanare i decreti-legge;

2) i parlamentari. Ciascun membro del Parlamento, da solo o unitamente ad altri parlamentari (o gruppo parlamentare), può presentare una proposta di legge alla Camera a cui appartiene (il regolamento del Senato parla di «disegno di legge»). Anche in tal caso il testo deve essere redatto in articoli ed accompagnato da una relazione che ne illustri gli scopi e le caratteristiche essenziali;

3) il popolo (art. 71, comma 2) mediante presentazione di un progetto di legge (redatto in articoli ed accompagnato da una relazione sulle finalità complessive delle singole norme). Tale progetto deve essere sottoscritto da almeno 50.000 elettori iscritti nelle liste per l’elezione alla Camera dei deputati (art. 48, L. 25 maggio 1970, n. 352), le cui firme devono essere autenticate ed accompagnate da certificati elettorali (secondo le norme per la richiesta di referendum). Secondo VIRGA, per analogia con l’istituto del referendum, sono sottratte all’iniziativa legislativa popolare quelle stesse leggi che l’art. 75 Cost. espressamente esclude dal referendum (leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali).

Secondo MORTATI, invece, non valgono in tal caso le limitazioni poste al referendum abrogativo: le ragioni che escludono le leggi indicate dall’art. 75 dal referendum abrogativo, infatti, non sussistono quando al corpo elettorale è attribuito solo il potere di attivare il procedimento legislativo. Ad innovare l’ordinamento giuridico resta pur sempre il Parlamento, che può sempre modificare il contenuto della proposta di legge popolare. Nella prassi, del resto, si sono avute leggi di amnistia e indulto di iniziativa popolare.

  1. il CNEL, nelle materie di sua competenza;
  2. i Consigli regionali. L’art. 121, comma 2, Cost. attribuisce all’assemblea elettiva delle Regioni la facoltà di «fare proposte di legge alle Camere». Si tratta di una competenza che non trova nel testo costituzionale nessuna limitazione riguardo alle materie oggetto di iniziativa legislativa regionale, anche se, autonomamente alla riforma, alcuni Statuti regionali godevano di un ristretto il potere di proposta dei Consigli alle sole materie di interesse delle Regioni e che non rientravano già nella competenza legislativa regionale.

Al di là di tali ipotesi, l’iniziativa di alcune leggi può attivarsi solo previo coinvolgimento di altri soggetti (ipotesi delle cd. leggi rinforzate) come nel caso della modifica dei Patti Lateranensi (art. 7 Cost.), disciplina delle confessioni acattoliche (art. 8 Cost.), istituzione di nuove Regioni (art. 132, co. 1, Cost.), distacco di Province o Comuni (art. 132, co. 2, Cost.).

b)- Regole procedurali

La presentazione dei progetti di legge alle Camere (da qualsiasi iniziativa derivino) si ha mediante deposito del progetto presso le rispettive Presidenze. Queste ne danno avviso ai membri della Camera e ne curano al più presto la stampa e la distribuzione tra i parlamentari. L’obbligo del Presidente di dare comunicazione del progetto presentato è subordinato alla verifica dei requisiti formali richiesti per l’esistenza giuridica dell’atto di iniziativa.

Ciascuno dei soggetti titolari di tale potere ha anche il potere di ritirare il progetto: il ritiro deve avvenire però prima che il progetto sia stato approvato da almeno una delle Camere.

In caso di ritiro, ciascun altro membro del Parlamento può sempre far proprio il progetto ritirato e ripresentarlo: in tal caso, però, si deve iniziare una nuova procedura.

Al termine di ciascuna legislatura tutti i progetti di legge ancora pendenti presso le Camere (qualunque sia lo stadio raggiunto dall’iter legislativo) decadono automaticamente (tranne quelli di iniziativa popolare, che sopravvivono per due legislature). Gli stessi, qualora risultino già approvati da almeno una Camera e vengano ripresentati entro i primi sei mesi della nuova legislatura, beneficiano di un procedimento accelerato.

 

Fase preparatoria: l’istruttoria e l’attività delle Commissioni permanenti

La fase istruttoria (o preparatoria in senso stretto) abbraccia tutte le attività dirette a consentire all’organo deliberante l’esame e l’approfondimento del progetto.

Essa trova giustificazione nella convenienza di far precedere la discussione e votazione sul progetto da una deliberazione preliminare in cui si palesino gli orientamenti di gruppi ristretti dei rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in ciascuna Camera: le Commissioni (in sede referente).

Le commissioni parlamentari costituiscono un’importante articolazione interna a ciascuna Camera che risponde anzitutto a esigenze organizzative giacché il lavoro del Parlamento non può svolgersi tutto in assemblea (cd. plenum), ma anche politiche in quanto affinché le forze politiche possano incontrarsi e discutere occorrono luoghi e sedi che presentino dimensioni ridotte. A questo va aggiunto che le singole commissioni hanno un grado di conoscenza e specializzazione in relazione a determinate materie (sanità, scuola, lavori pubblici etc.).

Compito delle Commissioni permanenti in sede referente è di esaminare e riferire sui progetti di legge (affidati a ciascuna Commissione in base alla sua competenza per materia), redigendo una relazione da presentare all’Assemblea.

La relazione è obbligatoria per la Commissione (che deve presentarla), ma non è vincolante per l’Assemblea, che può tenerne conto o meno, a sua discrezione.

La relazione contiene un parere della Commissione sul progetto di legge e, a tale scopo, le Commissioni possono disporre indagini conoscitive per documentarsi sui problemi oggetto della legge; possono altresì chiedere pareri o consulenze ad altri organi (ad es. al CNEL) e a soggetti estranei alla compagine statale (organizzazioni professionali e di categoria, rappresentanti dei promotori etc. attraverso pubbliche audizioni: cd. hearings).

Se all’esame di una stessa Commissione vi sono più progetti di legge sulla stessa materia, l’esame dei progetti analoghi va abbinato: i progetti sono discussi congiuntamente e, successivamente, la Commissione procede alla scelta di un testo base, ovvero alla redazione di un testo unificato (art. 51 reg. Senato; art. 77 reg. Cam. dep.) che tenga conto dei contenuti dei differenti progetti presentati.

In Commissione il progetto di legge viene esaminato, discusso ed eventualmente modificato con l’aggiunta di nuovi articoli o emendamenti (o soppressioni).

Nel caso in cui l’oggetto della proposta di legge rientri anche nelle competenze di altre Commissioni, queste ultime sono, solitamente, chiamate ratione materiae, ad esprimere il proprio parere. Per alcuni disegni di legge, i regolamenti parlamentari prevedono che altre Commissioni (cd. Commissioni filtro) esprimano obbligatoriamente il proprio parere. È il caso, ad esempio, dei disegni di legge in materia costituzionale, per i quali deve essere richiesto il parere della Commissione per gli affari costituzionali.

L’art. 11 della L. cost. 3/2001 prevede una modifica dei regolamenti parlamentari al fine di integrare la Commissione parlamentare per le questioni regionali anche con la presenza di esponenti delle Regioni e delle autonomie locali.

Al termine dell’esame ciascuna Commissione:

  1. prepara una relazione di maggioranza (approvata dalla maggioranza dei suoi membri) e una o più relazioni di minoranza, a seconda degli eventuali contrasti palesatisi al suo interno: in esse si esaminano i pregi e difetti del progetto e si invita l’organo deliberante (cioè l’Assemblea della Camera di appartenenza) ad approvare o a respingere il progetto stesso;
  2. nomina un Comitato (detto Comitato dei nove alla Camera dei deputati, Sottocommissione al Senato), con il compito di pronunciarsi, prima della discussione, sugli emendamenti eventualmente presentati direttamente in Assemblea;
  3. nomina il relatore per la discussione in Assemblea.

 

Fase costitutiva

La fase costitutiva permette l’approvazione del progetto di legge da parte della Camera, e può seguire tre diversi procedimenti:

  • ordinario (Commissione in sede referente);
  • decentrato (Commissione in sede deliberante o legislativa);
  • misto (Commissione in sede redigente).

a)- Procedimento ordinario

Caratteristiche tipiche del procedimento ordinario sono la partecipazione di tutta l’Assemblea alla discussione e votazione del progetto di legge e la funzione soltanto consultiva (referente) della Commissione competente per materia.

Tale procedimento è sempre obbligatorio (art. 72, comma 4, Cost.) per i progetti di legge:

  • in materia costituzionale ed elettorale;
  • di delegazione legislativa;
  • di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
  • di approvazione di bilanci e consuntivi.

A queste vanno aggiunte le altre ipotesi disciplinate dai regolamenti della Camera e del Senato, che riguardano i disegni di legge di conversione di decreti-legge e le leggi rinviate dal Presidente della Repubblica per un riesame del Parlamento.

È facoltativo per tutti gli altri progetti di legge.

Per i disegni di legge dichiarati urgenti (art. 72, comma 2 Cost.) è possibile ridurre alla metà tutti i termini ordinari previsti dai regolamenti parlamentari (cd. procedimento abbreviato).

La richiesta della procedura abbreviata spetta:

  • alla Camera: al Governo, ad un Presidente di Gruppo o a dieci deputati;
  • al Senato: al proponente, al Presidente della Commissione competente o a otto senatori.

Il procedimento legislativo ordinario vede la Commissione redigente svolgere una funzione istruttoria, che si articola nell’esame della proposta di legge, nella sua elaborazione (proposizione di articoli aggiuntivi e di modifiche a quelli esistenti; scelta del testo migliore in caso di abbinamento di progetti che abbiano lo stesso oggetto) e nell’approvazione del testo da sottoporre all’Assemblea (accompagnato da una relazione nella quale sono esposti i risultati dell’esame e gli orientamenti favorevoli o contrari all’approvazione definitiva).

Il procedimento ordinario si svolge attraverso le seguenti fasi:

  1. esame preparatorio da parte della Commissione competente per materia;
  2. discussione in aula: il progetto di legge è esaminato attraverso gli interventi dei relatori per la maggioranza e di quelli di minoranza, del Governo e di un deputato per ogni gruppo parlamentare. Nella discussione possono intervenire anche un parlamentare per ciascuna componente politica del Gruppo misto e i parlamentari che vogliono esprimere posizioni dissenzienti rispetto a quelle dei Gruppi di appartenenza. I relatori possono chiedere al Governo informazioni o spiegazioni relative ai presupposti e agli obiettivi dei disegni di legge governativi, nonché alle conseguenze finanziarie della loro applicazione;
  3. discussione e votazione dei singoli articoli: chiusa la discussione di carattere generale si passa all’esame degli articoli, che sono votati singolarmente. Gli eventuali emendamenti [3] ed articoli aggiuntivi presentati sono votati separatamente. Di regola sono esaminati nelle Commissioni, ma possono anche essere presentati in Assemblea entro il giorno precedente la seduta nella quale saranno discussi gli articoli, qualora siano proposti dalla Commissione referente, dal Governo o, nel caso del Senato, da otto senatori (purché un’ora prima dell’inizio della seduta). Ultimata l’approvazione dei singoli articoli, si sottopone la legge nel suo complesso al voto finale;
  4. votazione finale: è necessaria perché possono verificarsi fluttuazioni nella formazione delle varie maggioranze che di volta in volta si costituiscono sui singoli articoli, cosicché può accadere che la parte politica che ha approvato l’uno o l’altro articolo può anche — in sede di votazione finale — non approvare il progetto complessivo.

La votazione finale è preceduta dalle dichiarazioni di voto dei Presidenti di ciascun Gruppo parlamentare, i quali spiegano motivi e orientamenti di voto del proprio Gruppo. La votazione si ha, di regola, a scrutinio palese mediante procedimento elettronico.

Malgrado l’art. 72 preveda che la votazione finale vada fatta «articolo per articolo» per superare l’impasse di eventuali tentativi di ostruzionismo da parte delle minoranze, la prassi, contro il chiaro dettato dell’articolo in esame, ha consentito alle diverse maggioranze il cd. «impacchettamento» in un solo articolo del provvedimento legislativo (ciò accade soprattutto con i decreti legge che spesso accorpano nel testo provvedimenti di natura molto diversa tra loro, cd. «omnibus») per consentire il passaggio dello stesso con l’imposizione alle Camere della fiducia su tutto il

«pacchetto». Di questo malcostume governativo, purtroppo, negli ultimi tempi si è fatto grande abuso.

b)- Procedimento decentrato (o in Commissione)

In tale ipotesi tutte le fasi del procedimento ordinario sono attribuite alla Commissione permanente competente per materia, la quale, proprio perché ha anche il potere di approvare la legge, agisce in sede deliberante (art. 72, comma 3, Cost.).

Ecco perché nella Commissione devono essere sempre proporzionalmente rappresentati i diversi gruppi parlamentari, requisito non necessario per il procedimento ordinario. Si noti, comunque, che sono sottratti a tale procedura alcune proposte di legge riservate all’Assemblea, in considerazione della delicatezza della materia trattata.

È sempre ammessa, poi, la rimessione in Assemblea del progetto fino al momento della sua definitiva approvazione, strumento di cui talvolta si avvale l’opposizione per poter patteggiare con la maggioranza. Il passaggio in Assemblea, infatti, porta a dilatare i tempi di approvazione del progetto se la minoranza non è disposta a collaborare (il che avviene previo scambio di reciproche concessioni).

La Commissione procede, pertanto:

  • all’esame preliminare del progetto;
  • alla sua discussione, che non avviene, quindi, in Assemblea;
  • alla votazione dei singoli articoli;
  • alla votazione finale e quindi all’approvazione della legge.

Il regolamento del Senato affida alla valutazione discrezionale del Presidente l’assegnazione dei progetti di legge alla Commissione in sede deliberante, ma il Governo o un decimo dei componenti del Senato o un quinto dei componenti della Commissione possono richiedere che il disegno di legge sia rimesso all’Assemblea, per la votazione finale o anche per la votazione e discussione dei singoli articoli.

Il regolamento della Camera dei deputati, invece, prevede che, per i progetti di legge che non hanno speciale rilevanza di ordine generale, il Presidente può proporre alla Camera che il progetto sia assegnato a una Commissione permanente o speciale, in sede legislativa, per l’esame e l’approvazione.

In ogni caso il procedimento decentrato non è ammesso per i disegni di leggi previsti dall’art. 72, comma 4 Cost., per i quali è sempre richiesto il procedimento ordinario (riserva d’assemblea).

Sono, inoltre, stabiliti a garanzia di eventuali abusi legislativi:

  • la redazione e distribuzione obbligatoria a tutti i membri della Camera di resoconti sommari delle sedute delle Commissioni in sede deliberante, consentendo così un controllo da parte dell’Assemblea;
  • il potere (riconosciuto al Governo, ad un decimo dei componenti di ciascuna Camera o a un quinto dei componenti la Commissione) di chiedere che il progetto sia rimesso all’Assemblea plenaria, per la sola votazione finale, o anche per la votazione e discussione dei singoli articoli. Tale potere può essere esercitato finché non sia intervenuta l’approvazione definitiva da parte della Commissione (art. 72, comma 3 Cost).

c)- Procedimento misto

Non è previsto dalla Costituzione, ma è stato successivamente introdotto dai regolamenti parlamentari: rappresenta un procedimento intermedio fra quello ordinario e quello decentrato e comporta una collaborazione dell’Assemblea e delle Commissioni.

Tale procedimento presenta delle differenziazioni tra i due rami del Parlamento:

  • alla Camera ( 96 del Regolamento) l’Assemblea (anche su richiesta unanime della Commissione interessata) può decidere di deferire alla Commissione il compito di procedere alla formulazione degli articoli di un progetto di legge, riservandosi l’approvazione dei singoli articoli, senza dichiarazioni di voto e senza possibilità di emendamenti, e del testo finale, con dichiarazioni di voto. L’Assemblea può stabilire, all’atto del deferimento, criteri e principi direttivi per la formulazione del testo degli articoli;
  • al Senato ( 36 del Regolamento) spetta al Presidente (anche su richiesta unanime della Commissione interessata) assegnare alle Commissioni i disegni di legge per il voto sui singoli articoli, riservando all’Assemblea la votazione finale del testo, con sole dichiarazioni di voto. Su richiesta di otto senatori è possibile fissare i criteri informatori a cui la Commissione deve attenersi nella formulazione del testo.

Questo procedimento si indirizza a quei progetti di natura tecnica, la cui approvazione in Assemblea plenaria richiederebbe particolari conoscenze e un enorme dispendio di tempo. Tuttavia esso è stato scarsamente applicato sinora.

 

La legge come atto complesso

La legge è un atto complesso ed è necessaria l’approvazione dello stesso testo in entrambe le Camere, affinché essa si perfezioni.

Ciascuna delle fasi sinora esaminate deve svolgersi in entrambe le Camere.

Il procedimento seguito da una Camera per l’approvazione non vincola l’altra. Per cui può accadere che presso una Camera si segua il procedimento ordinario, mentre presso l’altra il procedimento decentrato o quello misto.

Nei rapporti tra le due Camere può, inoltre, verificarsi:

  • che il progetto di legge sia respinto immediatamente dalla prima Camera a cui è presentato: in tal caso esso

non viene trasmesso all’altra Camera;

  • che il progetto già approvato da una Camera sia respinto dall’altra: anche in tal caso non si perfeziona l’iter formativo;
  • che il progetto approvato da una Camera sia approvato dall’altra con emendamenti: in tal caso esso deve essere ripresentato alla prima Camera per l’approvazione degli emendamenti.

Per evitare il protrarsi eccessivo di questi passaggi (cd. navetta) del progetto da una Camera all’altra, è stabilito che, quando il testo ritorna modificato alla Camera che già lo ha approvato, il riesame venga limitato ai soli articoli emendati.

In ogni caso, perché la legge sia «perfetta» occorre che siano intervenute le approvazioni di entrambe le Camere sul medesimo testo.

Un iter accelerato è previsto per l’approvazione di un progetto che, già approvato da una Camera, sia decaduto per fine della legislatura ma sia ripresentato entro i primi sei mesi della nuova legislatura (cd. repêchage: vedi art. 81 Reg. Sen. e 107 Reg. Cam.).

Un progetto respinto da una delle Camere può essere ripresentato, con identico contenuto, solo dopo sei mesi dal rigetto (art. 76 Reg. Sen., 72 Reg. Cam.).

Fase di integrazione  dell’efficacia

La legge, una volta approvata dalle Camere, è perfetta, ma non ancora efficace. Per divenire efficace (e quindi obbligatoria per i suoi destinatari), deve superare la fase di integrazione dell’efficacia.

Tale fase, regolamentata dal D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, si compone di differenti atti, diretti a controllare la legittimità della legge e il rispetto delle norme di procedura, nonché a renderla pubblica, comunicandone il testo, nelle forme previste, a coloro che sono tenuti ad osservarla (destinatari).

a)- La promulgazione

Il Presidente della Repubblica è tenuto a promulgare la legge entro un mese dall’approvazione (art. 73 Cost.). Tuttavia se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Al Presidente della Repubblica spetta, tuttavia, un controllo di legittimità costituzionale formale e sostanziale (ex art. 74 Cost.) sulle leggi approvate dal Parlamento.

Il controllo formale riguarda la correttezza della procedura adottata per la formazione della legge, mentre il controllo sostanziale deve verificare l’assenza di qualsiasi contrasto con il dettato della Costituzione.

Se il Presidente rileva un vizio nell’atto approvato dal Parlamento può rinviarlo alle Camere per un riesame con un messaggio motivato per consentire alle Camere di «riflettere» e rivedere il loro operato. Qualora le stesse ritengano di non dover apporre alcuna modifica al testo e lo approvino, il P.d.R. è tenuto alla promulgazione, non costituendo il suo rinvio un veto di cui il Parlamento deve obbligatoriamente tener conto.

Con la promulgazione la legge diviene esecutoria. Diviene invece obbligatoria solo con la pubblicazione (v. infra lett. C).

b)- Visto del Guardasigilli

Il Guardasigilli (vale a dire il Ministro della giustizia) è tenuto ad accertare che l’atto non presenti irregolarità formali: egli compie tale accertamento apponendo il proprio visto sull’atto. Si tratta quindi di un controllo limitato alla sola forma dell’atto.

Il Guardasigilli ha ancora il compito di:

  • apporre all’atto il sigillo dello Stato, che fa fede della sua autenticità;
  • curare l’inserzione della legge nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica: in tale raccolta viene inserito «l’originale» dell’atto, destinato a dare certezza della sua esistenza (VIRGA) e a costituire il testo ufficiale di confronto per tutti gli altri testi legislativi;
  • curarne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

c)- La pubblicazione

La pubblicazione è l’atto con cui la legge viene portata ufficialmente a conoscenza dei suoi destinatari: costituisce un atto di comunicazione, che attribuisce efficacia alla legge.

Le leggi sono pubblicate in Gazzetta Ufficiale subito dopo la promulgazione (art. 73 Cost.) e comunque non oltre i trenta giorni da essa (art. 6, D.P.R. 1092/1985).

Il comma 3bis dell’art. 10 D.P.R. 1092/1985, aggiunto dalla L. 127/1997 (legge Bassanini bis), prevede che, contestualmente alla pubblicazione della legge, e comunque non oltre 15 giorni dalla stessa, la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve predisporre, per la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, un testo corredato da note sintetiche, ma esplicative del contenuto dei singoli commi o di gruppi di essi. Questa procedura deve essere seguita in tutti i casi in cui l’atto normativo sia costituito da articoli non facilmente interpretabili a causa dell’elevato numero di commi o richiami ai precedenti articoli.

d)- Entrata in vigore e vacatio legis

La legge entra in vigore dopo il periodo della vacatio legis, che normalmente è di 15 giorni dalla sua pubblicazione (il dies a quo non si computa); nella stessa legge, però, possono essere stabiliti termini più brevi o più lunghi.

Dal momento dell’entrata in vigore, la legge si presume conosciuta da tutti i destinatari e non è possibile invocarne l’ignoranza per giustificare la sua inosservanza. La data della legge è quella del decreto di promulgazione, il numero quello del suo inserimento nella Gazzetta ufficiale.

note

[1] La Costituzione usa il termine disegno di legge, ma secondo il lessico ufficiale oggi in uso nel Parlamento, così si distingue:

  • progetto di legge: indica genericamente tutti gli atti di iniziativa legislativa;
  • disegno di legge: indica i progetti presentati dal Governo o dai senatori;
  • proposta di legge: indica, invece, i progetti presentati dai deputati, dal CNEL, dalle Regioni o per iniziativa popolare.

[2] Si ricordi comunque che eventuali dimissioni del Governo non implicano il ritiro automatico di tutti i progetti di iniziativa governativa, salva la facoltà del nuovo Governo di ritirarli e di modificarli in conformità del suo nuovo indirizzo politico (VIRGA).

[3] Gli emendamenti possono essere di tre tipi:

  • soppressivi di uno o più articoli o di parti di essi;
  • aggiuntivi di uno o più articoli o di parti di essi;
  • sostitutivi di uno o più articoli o di parti di essi.
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