HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2016

Articolo di

Lo sai che? Che succede se non pago le spese legali dopo una causa civile?

> Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2016

Al termine della causa, il giudice condanna la parte sconfitta a pagare le spese legali a chi invece ha vinto: il mancato pagamento comporta il rischio di un pignoramento.

I romani dicevano «Ponti d’oro al nemico che fugge», ossia: massima disponibilità nei confronti dell’avversario a condizione che si ritiri. Questa regola, evidentemente, non vale nel processo. Alla fine della causa, infatti, inizia una nuova battaglia: quella per il recupero delle cosiddette spese legali. Quando si tratta di una vertenza civile, il giudice è tenuto a «liquidare le spese» a carico della cosiddetta parte soccombente, ossia chi ha perso. Quest’ultima dovrà corrispondere, a chi ha vinto il giudizio, l’esatto importo indicato nella sentenza, maggiorato delle tasse e del rimborso forfettario del 15%. Nell’importo sono comprese le spese vive che l’avversario ha sostenuto per difendersi in causa (tasse, bolli, diritti di cancelleria, notifiche), compresa la parcella dovuta all’avvocato (pagata o da pagare) e il compenso eventualmente da versare al consulente tecnico d’ufficio (cosiddetto Ctu). Solo eccezionalmente il giudice dispone la cosiddetta compensazione delle spese: in tal caso, le spese ricadono su ciascuna delle parti che le ha sostenute (in termini molto pratici: ciascuno paga il proprio legale).

Ma vediamo, ora, più nello specifico, che succede a chi non paga le spese legali dopo una causa civile.

A chi vanno pagate le spese legali?

È possibile verificare se il giudice abbia o meno condannato la parte sconfitta al pagamento delle spese legali nei confronti della parte vincitrice solo leggendo la sentenza integrale. Se ne può chiedere una copia al proprio avvocato difensore, il quale l’ha ricevuta dalla cancelleria tramite posta elettronica certificata (Pec). In particolare, bisogna leggere la parte finale della sentenza: la decisione sulle spese legali è contenuta dopo l’acronimo P.Q.M., che sta per «per questo motivo» e sintetizza i termini della decisione giudiziale.

Il giudice, in quella sede quantifica l’importo e, per quel che qui ci interessa, indica a chi vanno pagate le spese legali. La regola vuole che le spese legali siano versate alla parte avversaria, ossia al cliente e non al suo avvocato (anche se, materialmente, può essere quest’ultimo delegato a riscuoterle).

Ma il giudice potrebbe anche disporre la cosiddetta condanna alle spese con distrazione in favore dell’avvocato; in tal caso l’importo va pagato direttamente al legale, che emetterà fattura. Ciò succede quando il professionista non ha ancora ottenuto il pagamento della parcella dal proprio assistito e, quindi la chiede direttamente – su autorizzazione del giudice – all’avversario sconfitto.

In entrambi i casi, all’esito del pagamento si ha diritto a una quietanza liberatoria. La sola fattura, senza espressa indicazione che l’importo è stato pagato, non vale come fattura.

A quanto ammontano le spese legali?

Come abbiamo detto, l’ammontare delle spese legali viene deciso dal giudice. Questi, in particolare, sommerà tutte le spese vive sostenute dal vincitore a titolo, ad esempio, di contributo unificato (la tassa di avvio del giudizio) se questi è stato l’attore; le spese di notifica degli atti all’ufficiale giudiziario; le spese per bolli e diritti di cancelleria, come ad esempio per la copia degli atti; il compenso da versare al consulente tecnico d’ufficio se il giudice ne ha nominato uno nel corso del giudizio. Quanto, infine, alla parcella dell’avvocato, questa viene determinata sulla base di parcelle predefinite con un decreto ministeriale e non conta quanto, concretamente, il difensore della parte vincitrice abbia effettivamente chiesto al proprio cliente.

Oltre alle spese legali, vanno versate anche le imposte (ossia l’Iva) e – anche se il giudice non lo ha previsto espressamente – una maggiorazione del 15% per le spese non documentabili (si chiama «rimborso forfettario»). Se poi le spese legali vengono versate all’avvocato (distrazione di spese) bisognerà pagargli anche la cassa professionale pari al 4%.

Che succede se non pago le spese legali?

Chi ha diritto a ottenere il pagamento delle spese legali può agire direttamente nei confronti del debitore con un pignoramento. Difatti, egli ha in mano già una sentenza, che è un titolo esecutivo: gli consente, cioè, di avviare l’esecuzione forzata per il tramite dell’ufficiale giudiziario. I tempi per il recupero del credito variano a seconda della celerità del creditore. In genere, però, si attende sempre qualche giorno o settimana prima di avviare il pignoramento nei confronti di chi non paga le spese legali. Di norma, il creditore tenta prima un approccio bonario, chiedendo un adempimento spontaneo con una lettera, un fax, una posta elettronica certificata (magari inviata all’avvocato difensore della parte sconfitta).

Prima però di avviare il pignoramento, il creditore deve sempre notificare al debitore che non paga le spese legali il cosiddetto atto di precetto, ossia un’intimazione (consegnata a mani dall’ufficiale giudiziario o dal postino con le tradizionali buste verdi degli atti giudiziari) con cui gli si intima il pagamento e lo si avverte che, in assenza di ciò entro 10 giorni al massimo, si potrà procedere ad esecuzione forzata. Se però trascorrono più di 90 giorni, il precetto va rinnovato.

Una volta trascorsi 10 giorni dalla notifica del precetto, il creditore può agire con il pignoramento: ad esempio, un pignoramento sullo stipendio, sul conto corrente in banca, sulla pensione, finanche sulla casa, non essendovi importi minimi per iscrivere un’ipoteca o avviare l’esecuzione forzata sull’immobile.

Dopo quanto tempo devo pagare le spese legali?

In verità il debitore dovrebbe pagare le spese legali non appena viene a conoscenza della sentenza di condanna, il che significa pressoché in tempo reale, atteso che il suo avvocato ne riceve la copia sulla propria email ed è suo compito avvisare il proprio cliente. Nella prassi, tuttavia, si dà sempre alla parte soccombente qualche giorno di tempo per procurarsi la somma.

Ovviamente se si paga prima che arrivi l’atto di precetto si può evitare l’addebito di ulteriori spese legali.

Posso pagare una somma inferiore delle spese legali?

Le parti possono sempre accordarsi per concordare il pagamento di una somma inferiore. Ad esempio, la parte soccombente potrebbe impegnarsi a non appellare la sentenza in cambio di un sostanzioso sconto sulle spese legali. Un patto di questo tipo è pienamente legittimo.

Se però manca un’intesa, il creditore potrà agire con il pignoramento per la parte di spese legali non pagate.

Dopo quanto tempo si prescrivono le spese legali

La domanda può essere posta anche in questi termini: «Per quanti anni il creditore può chiedermi il pagamento delle spese legali?». Il termine è di 10 anni, perché tale è la prescrizione degli atti giudiziari (la sentenza di condanna). Fermo restando che, se il creditore invia una lettera di diffida nell’arco del decennio, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK