Professionisti Pubblicato il 10 dicembre 2016

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Professionisti La funzione del Parlamento di controllo e di indirizzo politico

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Interrogazioni e interpellanze, le  inchieste parlamentari, mozione e risoluzione.

Introduzione

Dal momento che Governo e Parlamento sono legati da un rapporto di fiducia per quanto concerne l’indirizzo politico da seguire, le Camere devono essere messi in condizione di conoscere e sindacare l’attività dell’Esecutivo per valutarne la corrispondenza alle linee programmatiche precedentemente definite.

In questo modo attività di controllo e di indirizzo politico si intrecciano indissolubilmente.

A differenza dell’attività legislativa, esercitata collettivamente da entrambe le assemblee, l’attività di controllo è un prerogativa esercitata singolarmente da ciascuna Camera e da ciascun membro di esse.

 

Interrogazioni e interpellanze

L’interrogazione consiste nella domanda rivolta per iscritto da un parlamentare al Governo o ad un Ministro per verificare la conoscenza di una determinata situazione ed eventualmente quali misure si intendono adottare (art. 128 Reg. Cam. e art. 145 Reg. Sen.). Di regola il Governo risponde oralmente in aula o in Commissione (nella sede, cioè, in cui è avvenuta la richiesta) e l’interrogante può replicare brevemente. Sono previste anche interrogazioni a risposta immediata (cd. question time), in cui il dialogo è esteso ad altri parlamentari oltre all’interrogante e gli interventi hanno durata limitata, e interrogazioni a risposta scritta, per le quali, però, non c’è possibilità di replica.

L’interpellanza consiste nella domanda rivolta per iscritto da un parlamentare al Governo o ad un Ministro circa i motivi o gli intendimenti della condotta politica tenuta rispetto ad una data questione (art. 136 Reg. Cam. e art. 154 Reg. Sen.).

L’interpellanza è discussa in aula, alla presenza del rappresentante del Governo: ove l’interpellante non si ritenga soddisfatto delle spiegazioni può trasformare l’interpellanza in mozione.

La riforma del reg. della Camera del 1997 ha introdotto le interpellanze urgenti (art. 138bis).

La caratteristica di tali istanze, che sono presentate da un capogruppo o da almeno 30 deputati, è la rapidità dei tempi previsti per il loro svolgimento. La procedura utilizzata per le interpellanze urgenti è, comunque, la stessa disposta per quelle ordinarie dall’art. 138 Reg. Cam. La nuova disciplina stabilisce che ogni Presidente di gruppo può sottoscrivere solo due interpellanze urgenti al mese, mentre ciascun deputato una.

Al Senato, invece, nei casi di particolare urgenza è possibile ricorrere alle interpellanze con procedimento abbreviato, che possono essere presentate da un decimo dei componenti dell’Assemblea (art. 156bis). Questo istituto è stato introdotto con la riforma del Reg. del Senato del 1988, per porre un freno alla mole di interpellanze che venivano presentate, snellendone i tempi di svolgimento e prevedendo un limite al numero di istanze che possono essere sottoscritte ogni anno (sei per ogni senatore).

 

Le  inchieste parlamentari

L’inchiesta parlamentare è l’indagine disposta da ciascuna Camera al fine di acquisire elementi necessari di conoscenza in ordine ad una materia di pubblico interesse (art. 82 Cost.). La determinazione della materia da considerare di «pubblico interesse» è lasciata alla interpretazione discrezionale del Parlamento. Le inchieste hanno natura monocamerale, poiché a ciascuna Camera è attribuito il potere di disporle; tuttavia, le Commissioni possono coordinare le proprie attività, pur restando distinte e senza rinvii in seduta comune, data l’indicazione tassativa dell’art. 55 Cost. circa le ipotesi in cui il Parlamento procede in seduta comune.

Per procedere alle inchieste, ciascuna Camera, a maggioranza, provvede alla nomina di una Commissione formata con criteri proporzionalistici, che rispecchi, cioè, la composizione delle forze politiche in essa presenti.

La previsione di questo genere di composizione ha presumibilmente compromesso, almeno parzialmente, l’efficacia delle inchieste, perché stabilire che le Commissioni sono istituite con deliberazione della maggioranza dell’Assemblea (seppur nel rispetto della proporzione dei differenti Gruppi) equivale a dare vita ad istituti facilmente controllabili dalla maggioranza  parlamentare.  Le  inchieste  parlamentari  sarebbero state probabilmente più incisive se la Costituzione avesse concesso anche alle minoranze la possibilità di attivarle (ROLLA).

In ogni caso, le Commissioni, nello svolgimento delle inchieste, procedono con gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria.

Terminati i lavori, la Commissione presenta all’Assemblea plenaria una relazione che viene discussa e votata.

Mozione e risoluzione

La funzione di indirizzo politico viene esercitata dal Parlamento non solo attraverso atti legislativi, ma anche attraverso i seguenti atti unicamerali:

  • la mozione, che mira a promuovere una deliberazione della Camera e consiste nella richiesta, fatta dai singoli membri del Parlamento alla Camera cui appartengono, di procedere alla discussione e votazione su un determinato oggetto su cui una precedente interpellanza avesse lasciati insoddisfatti i parlamentari. Può, inoltre, essere posta indipendentemente da precedenti interpellanze, qualora la promuovano almeno dieci deputati o un presidente di gruppo oppure otto senatori;
  • la risoluzione, che può chiudere un dibattito provocato da una mozione oppure da una comunicazione del Governo e può essere votata in aula o in Commissione. In quest’ultimo caso il Parlamento esercita tale funzione anche con riferimento a questioni di carattere settoriale o comunque circoscritte, che in passato rientravano nell’esclusiva competenza dell’esecutivo.

Il procedimento di messa in stato di accusa del Capo dello Stato

La deliberazione sulla messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione è adottata dal Parlamento in seduta comune. La legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 ha disposto, modificando il testo dell’art. 12 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, che tale deliberazione è adottata dal Parlamento su relazione di un Comitato (e non più dunque di una Commissione per i procedimenti d’accusa) formato dai componenti delle Giunte di Camera e Senato competenti per le autorizzazioni a procedere.

Quando sia stata deliberata la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale può disporne la sospensione dalla carica.

Tale disciplina è estesa alle ipotesi di concorso del Presidente del Consiglio dei Ministri, dei Ministri, nonché di altri soggetti nei reati previsti dall’art. 90 della Costituzione.

In relazione ai reati previsti dall’art. 90 Cost. commessi dal Presidente della Repubblica (alto tradimento ed attentato alla Costituzione), la legge 5 giugno 1989, n. 219 ha esplicitamente previsto che, nel relativo procedimento, non è richiesta alcuna autorizzazione, né possono essere opposti il segreto di Stato e il segreto d’ufficio.

All’esito della propria attività di indagine, che, di regola, non può eccedere la durata di cinque mesi, il Comitato, ove ritenga che il reato sia diverso da quelli previsti dall’art. 90 Cost., dichiara la propria incompetenza; può altresì disporre l’archiviazione degli atti qualora ravvisi la manifesta infondatezza della notizia di reato, altrimenti presenta al Parlamento una relazione.

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