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Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2016

Lo sai che? Che cosa fare se muore un animale domestico

> Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2016

Le pratiche burocratiche in caso di morte naturale o con eutanasia. Posso seppellirlo in giardino? C’è un cimitero per cani e gatti? E se voglio le sue ceneri?

Nessuno, purtroppo, dura in eterno. Nemmeno il nostro animale domestico, il cane o il gatto che ci tengono compagnia e che, più o meno in silenzio, condividono con noi ogni istante di festa o di solitudine. Non tutti, però, hanno mai pensato che cosa si deve fare quando muore l’animale domestico che si tiene in casa. Forse perché non è mai successo prima con un altro. Forse perché si rifiuta il pensiero che possa arrivare quel momento.

Ci sono, normalmente, due possibilità. Che l’animale muoia per cause naturali oppure che sia necessario praticare un’eutanasia per porre fine ad una sofferenza provocata da una malattia diventata, ormai, insopportabile per lui, prima ancora che per chi gli sta intorno.

Se l’animale domestico muore per cause naturali

Come ad un essere umano, anche ad un animale domestico si augura una morte indolore. Si tratta di un passaggio previsto, in quanto il cane o il gatto è troppo anziano e comincia a dare segni di cedimento. Partiamo dalle pratiche burocratiche. Quando lo si trova inerme, la prima cosa da fare è chiamare il veterinario (o portargli l’animale in clinica) affinché certifichi ufficialmente la morte dell’animale. Se il cane aveva un tatuaggio o un microchip su cui era registrata la sua identità, il veterinario rilascerà un certificato di decesso purché lo abbia prima constatato personalmente. Il certificato andrà portato all’Asl entro un certo termine dalla data del decesso dell’animale, dai 3 ai 15 giorni a seconda delle disposizioni di ogni singola Azienda sanitaria locale. Il cane, a questo punto, verrà cancellato dall’anagrafe. Per il gatto, invece, non è necessario alcun certificato.

Il certificato di morte del cane deve riportare il fatto che l’animale non abbia morso né una persona né un altro animale negli ultimi 15 giorni. Se così fosse stato, infatti, il cane non potrebbe essere soppresso finché non viene accertato che non abbia contagiato la rabbia a qualcuno. E’ importante riportare questo episodio: in caso di omertà, pur con tutte le buone intenzioni, sia il proprietario dell’animale domestico sia il veterinario avrebbero delle responsabilità nel peggiore dei casi.

Finite le pratiche burocratiche, che cosa fare se muore un animale domestico? Cosa fare del suo corpo? Ci sono ben quattro possibilità:

  • chi dispone di un giardino oggi può seppellirlo lì, a certe condizioni. La prima, che il veterinario firmatario del certificato di morte lo sappia, perché se il microchip è rimasto all’interno del corpo dell’animale, l’Asl deve rilevarlo nel terreno del proprietario prima di disattivarlo. Inoltre, è possibile seppellire l’animale domestico in giardino solo se l’animale non è morto a causa di una malattia infettiva (il processo di decomposizione potrebbe inquinare le falde acquifere). Si scava una buca abbastanza profonda affinché altri animali non possano dissotterrarlo, si butta dentro (se possibile) un po’ di calce e si depone il corpo dell’animale senza metterlo in alcun contenitore. Al limite un telo sopra, giusto per avere un gesto di pietà;
  • la seconda possibilità è quella di portare il corpo dell’animale domestico dal veterinario, che provvederà, a sua volta, a recapitarlo presso una delle ditta incaricate della cremazione dei cadaveri. In questo caso ci sarà da pagare una quota di smaltimento stabilita dalla ditta. L’animale domestico viene cremato insieme alle carcasse di altri animali, per cui non è possibile chiedere la restituzione delle ceneri;
  • è possibile, invece, avere indietro le ceneri dell’animale domestico se lo si porta ad un centro di cremazione singola, pur tenendo conto che i costi sono piuttosto elevati;
  • infine, se muore un animale domestico si può portare il suo corpo presso un cimitero per animali presentando anche il certificato di morte firmato dal veterinario. Anche qui il prezzo da pagare non è proprio economico ma, in cambio, si può ottenere una tomba ed un orario di visita per cinque anni, dopodiché il corpo dell’animale domestico viene gettato in una fossa comune per recuperare spazio.

Cosa fare per l’eutanasia dell’animale domestico

E’ forse la scelta più dolorosa, ma a volte anche la più necessaria: chiedere la soppressione dell’animale domestico tramite l’eutanasia, in quanto il cane o il gatto presentano una di queste tre situazioni: sono inguaribili, sono incurabili o sono dichiaratamente aggressivi. Questo vuol dire, ovviamente, che non si può chiedere al veterinario di fare una punturina al proprio animale domestico solo perché non lo si vuole più tenere o perché sporca troppo in giro o, ancora, perché disfa tendaggi e tappeti.

L’eutanasia di un animale domestico viene decisa insieme al veterinario, il quale, visitando il cane o il gatto, stabilisce che la sua qualità di vita non è più accettabile a causa di una grave malattia.

Il primo passo che il veterinario compie è quello dell’iniezione di anestesia (endovenosa o sottocutanea), affinché l’animale passi dal sonno alla morte senza accorgersene e, quindi, senza soffrire.

Quando l’animale si è addormentato, il veterinario pratica l’iniezione definitiva, quella del farmaco dell’eutanasia. In pochi minuti, e senza che l’animale se ne accorga, avverrà il decesso che sarà, successivamente, constatato dal veterinario.

Una volta compilato e firmato il certificato di morte, cioè completate le pratiche burocratiche, sarà il proprietario dell’animale domestico a decidere cosa fare del corpo del cane o del gatto, secondo le modalità citate prima.

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