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Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

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Lo sai che? Posso pubblicare la foto su Facebook se dietro vengono altre persone?

> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

Se fotografo mia figlia o un amico in pizzeria e vengono quelli del tavolo accanto, posso postare le foto su FB?

La pubblicazione di foto contenenti, anche accidentalmente, il volto di terze persone è vietata se tali soggetti non abbiano fornito un espresso consenso. La legge non pone distinzioni tra il caso in cui la persona ricompresa nell’obiettivo della telecamera sia stata ritratta volontariamente o meno, o se ciò sia avvenuto per fini di lucro o di semplice divertimento. Anche la semplice pubblicazione sul proprio profilo Facebook, benché chiuso alla stretta cerchia di amici, di una foto di un soggetto non consenziente costituisce lesione della privacy e illegittimo utilizzo dell’immagine altrui.

La legge sul diritto d’autore parla chiaro e stabilisce che [1] il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa. Il che vale, quindi, anche per le foto postate su Facebook. Il consenso della persona ritratta non occorre però se la pubblicazione è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto (si pensi a una foto del Presidente della Repubblica), da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico (si pensi a una manifestazione in piazza, a un comizio, a uno sciopero, ecc.). Anche in questi casi, però, il ritratto non può essere ugualmente pubblicato se ciò pregiudica l’onore, a reputazione od anche il decoro della persona ritratta.

Un ulteriore caso in cui la pubblicazione è consentita – anche se la legge non lo dice espressamente – è quando la persona ricompresa involontariamente nella fotografia non è riconoscibile: si pensi al caso di un soggetto ripreso di spalle oppure così tanto da lontano da non essere percepibili i tratti distintivi del viso.

Ovviamente, è sempre possibile confondere o nascondere i volti dei soggetti ricompresi in una foto che non abbiamo espresso consenso alla pubblicazione. Il videoediting – ossia di fotoritocco – consente diverse soluzioni: dalla pixellatura dell’immagine alla totale cancellazione di specifiche figure, dalla sovrascrittura all’inserimento di stikers: l’importante è che non sia consentito ritornare alla versione primitiva della fotografia.

Non in ultimo si deve ricordare che il consenso, benché inizialmente prestato dall’interessato, può essere da questi revocato in qualsiasi momento. Per cui, la foto prima pubblicata su Facebook dietro accettazione dell’interessato, andrà in tale ipotesi immediatamente eliminata.

Chi pubblica la foto di un’altra persona su Facebook, anche se lo fa accidentalmente e senza uno specifico scopo di lucro o con l’intenzione di ledere l’altrui immagine (quindi, anche se l’immagine non procura uno specifico danno) è tenuto a risarcire il soggetto leso nella privacy. La misura del danno a questi procurata può rilevare ai fini della quantificazione concreta del suddetto risarcimento (tanto più diffamatoria è la foto, tanto maggiore sarà l’indennizzo).

In proposito la Cassazione ha chiarito che [2] quando la lesione del diritto all’immagine è stata arrecata dalla pubblicazione di fotografie che non si dovevano pubblicare perché la persona fotografata non era d’accordo per la pubblicazione, l’interesse della persona lesa è rappresentato proprio dal particolare aspetto del diritto all’immagine e dal suo legittimo interesse di tener riservata la fotografia, escludendone la visione a terzi. La scelta delle fotografie da pubblicare appartiene solo alla persona fotografata; si tratta di una scelta suscettibile di ripensamento nel tempo, se del caso anche in dipendenza delle vicende della professione od anche soltanto dell’evoluzione dei tempi.

Inoltre, anche se si dà consenso alla pubblicazione della propria immagine, questo non significa che si possa farlo in un contesto diverso, in modo da dare alla foto una valenza offensiva. La Cassazione ha detto che [3] il consenso alla pubblicazione di una foto non vale come scriminante del delitto di diffamazione se l’immagine sia riprodotta in un contesto diverso da quello per cui il consenso sia prestato che implichi valutazioni peculiari, anche negative sulla persona effigiata.

note

[1] Artt. 96 e 97 Legge sul diritto d’autore.

[2] Cass. sent. n. 10957/2010.

[3] Cass. sent. n. 30664/2008.

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