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Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

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Lo sai che? Sul risarcimento del danno si pagano le tasse?

> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

A meno che il risarcimento non serva a indennizzare la perdita di un guadagno, le somme percepite a titolo di indennizzo non vengono tassate e non concorrono a formare la base imponibile.

«Oltre al danno la beffa» potrebbe dire chi, subendo un danno, scopra che sulle somme ottenute come risarcimento, ci debba pagare anche le tasse. Per fortuna non è così, o meglio non sempre. Sul risarcimento del danno non si pagano le tasse? No, almeno su gran parte delle voci del risarcimento. Per come spiegheremo a breve, sulle somme del risarcimento erogate a titolo di indennizzo per un reddito perso, allora si pagano le tasse; invece sulle altre somme non bisogna pagarle. Ma procediamo con ordine.

Di cosa è composto un risarcimento del danno?

«Quando si tratta di soldi, ciò che conta sono soltanto i soldi». È una tautologia (ossia una ripetizione, una figura retorica dove la premessa e la conclusione sono la stessa cosa), ma esprime chiaramente il concetto popolare: ciò che interessa alle persone non è tanto “a che titolo” vengono dati i soldi, ma che i soldi vengano effettivamente dati. Quindi, quando si subisce ad esempio un incidente stradale, un infortunio sul lavoro, un danno da infiltrazioni o per qualsiasi tipo di violenza, tutto ciò che chiede il danneggiato è che il risarcimento del danno sia più elevato possibile.

Senonché la legge e la giurisprudenza sono invece soliti distinguere varie voci all’interno del concetto di risarcimento del danno. Ad esempio, vanno risarcite le spese sostenute per le cure mediche, per l’acquisto di farmaci e per le terapie, le spese per la sofferenza fisica e la degenza in ospedale, quelle per essere rimasti un mese invalidi, senza poter lavorare e, quindi, senza percepire uno stipendio, ecc.

Detto in modo schematico, ed un po’ più tecnico, il risarcimento del danno si compone delle seguenti voci:

1)- danno patrimoniale

È il danno che coinvolge il “portafogli”. Esso comprende:

  1. il danno emergente: ossia le spese vive che si sono sostenute per le cure e per tutto ciò che altrimenti non si sarebbe speso se non vi fosse stato il danno (si pensi alla fattura per il fisioterapista, per le analisi mediche, per le trasferte in un centro di ricovero di eccellenza, ecc.);
  2. il lucro cessante, ossia il mancato guadagno: è la perdita di quel reddito che, verosimilmente (e con un certo margine di certezza) si sarebbe conseguito se non ci fosse stato il danno;

2)- danno non patrimoniale

È il danno che coinvolge la sfera fisica e che, pertanto, non può essere quantificato in modo certo e matematico come, invece, il danno patrimoniale. Esso viene considerato un’unica voce, anche se alcune sentenze (specie in passato) sono solite distinguere tra:

  1. il danno morale: si tratta della sofferenza fisica o morale subita a seguito del danno;
  2. il danno biologico: si tratta del danno alla salute e all’integrità fisica e psichica riportato da una persona in conseguenza di un fatto illecito altrui (doloso o colposo che sia). Si pensi al danno derivante dalla perdita di mobilità di un arto;
  3.  danno esistenziale: si tratta del danno alla vita di relazione, lo sconvolgimento della vita quotidiana per come era prima del danno. Si pensi a una cicatrice sul volto che potrebbe implicare conseguenze psicologiche.

Per maggiori chiarimenti leggi: Danno biologico, morale, esistenziale: risarcimento.

Sul risarcimento del danno si pagano le tasse?

Sulla base di quanto sopra, possiamo approfondire ora il discorso sul pagamento delle tasse sul risarcimento del danno. Di tutte le voci che abbiamo appena illustrato, le tasse si pagano solo sul lucro cessante. Difatti questa voce del risarcimento va a ricompensare la perdita di un reddito che, altrimenti, sarebbe stato percepito; ma – ed è qui il punto – come sarebbe stato percepito, sarebbe stato anche tassato. Quindi, non c’è ragione di non tassare anche tale voce di risarcimento. In buona sostanza, solo l’indennizzo per la perdita di guadagno ha natura reddituale e, come tale, costituisce base imponibile ai fini Irpef. Tutte le altre voci hanno natura di ristoro e non vanno denunciate al fisco.

Quanto sopra è chiarito in modo espresso dalla legge [1]. In particolare il Testo Unico sulle imposte sui Redditi stabilisce che sono soggette a tassazione le indennità percepite anche a titolo di risarcimento dei danni, purché abbiano una funzione sostitutiva o integrativa del reddito; in altre parole, sono imponibili le somme date per sostituire mancati guadagni (lucro cessante), mentre non assumono rilevanza reddituale, e non sono quindi tassabili, le indennità o risarcimenti dati per reintegrare il patrimonio o per risarcire la perdita economica subita dal patrimonio (danno emergente).

In linea generale, quindi, non è mai reddito il risarcimento del danno emergente mentre lo è il risarcimento del lucro cessante.

Ad esempio, il risarcimento corrisposto dallo Stato al precario per l’illegittimo uso del contratto a termine in modo ripetuto non si tassa perché si tratta di violazione di norme sul contratto di lavoro a tempo determinato. In questi casi, infatti, il risarcimento previsto dal giudice del lavoro «non ha funzione sostitutiva o integrativa del reddito (lucro cessante), ma natura ristoratrice (danno emergente) e l’indicazione di diverse mensilità di retribuzione costituisce solo il riferimento ad un parametro numerico, per la quantificazione del danno».

Il risarcimento per invalidità permanente o per morte va risarcito?

Al di là del fatto se costituisca copertura o meno del lucro cessante o delle altre voci di danno, la legge esclude da tassazione le indennità liquidate a titolo di invalidità permanente o per morte, anche se elargite in sostituzione e per la perdita di redditi.

In altre parole, se a seguito di un gravissimo incidente stradale un automobilista perde l’uso delle braccia e non riesce più a lavorare, è vero il che il risarcimento che gli riconoscerà l’assicurazione avrà anche la funzione di ristorarlo per la perdita di reddito, ma su di esso non si pagheranno le tasse. Stesso discorso nel caso di risarcimento a seguito di decesso dell’infortunato.

Il risarcimento per licenziamento va tassato?

Per legge va tassato il risarcimento che l’azienda eroga al dipendente a titolo di risarcimento per illegittimo licenziamento. Sono infatti ricomprese nella tassazione anche le indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione dei rapporti di lavoro dipendente nonché le somme comunque percepite, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Questa norma è stata introdotta per evitare facili elusioni fiscali: nelle controversie di lavoro si tendeva a far figurare gli importi riconosciuti dall’azienda come risarcimenti al fine di non pagarci le tasse.

Secondo la Cassazione [2], l’indennità prevista dal contratto collettivo dei dirigenti di aziende industriali per l’ipotesi di licenziamento ingiustificato o di recesso per giusta causa è assoggettata a tassazione separata e a ritenuta d’acconto, atteso che tutte le indennità che traggono origine dal rapporto di lavoro dipendente costituiscono reddito di tale natura. Tuttavia, il contribuente può fornire la prova concreta dell’esistenza e dell’ammontare del danno che non assume rilevanza fiscale, in mancanza della quale è applicabile il principio secondo cui alle somme versate dal datore di lavoro deve essere presuntivamente attribuita, al di là delle qualificazioni formalmente adottate dalle parti, la natura di ristoro della perdita di redditi assoggettabili ad imposizione. La tesi è stata sposata anche dall’Agenzia delle Entrate [3].

note

[1] Dpr 917/86, art. 6 co. 2. 1. I singoli redditi sono classificati nelle seguenti categorie:

a)-redditi fondiari;

b)-redditi di capitale;

c)-redditi di lavoro dipendente;

d)-redditi di lavoro autonomo;

e)-redditi di impresa;

f)-redditi diversi.

2.I proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennita’ conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidita’ permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti. Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati.

3.I redditi delle societa’ in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi.

[2] Cass. sent. n. 360/09.

[3] Ag. Entrate, risoluzione n. 106/E/2009.

Autore immagine: 123rf com

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