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Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

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Lo sai che? Società di infortunistica stradale: la spesa viene risarcita?

> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2016

Incidenti stradali: la spesa sostenuta per l’incarico affidato a una società che si occupa di consulenza e infortunistica stradale non rientra tra le voci di danno che vengono risarcite.

Se, dopo un incidente stradale, incarichi una ditta privata di infortunistica stradale per farti avere il risarcimento del danno, ciò che pagherai non rientrerà tra le spese che l’assicurazione ti risarcirà. A differenza di quanto invece avviene in caso di incarico affidato a un avvocato, la cui parcella viene integralmente sostenuta dall’assicurazione. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

L’attività stragiudiziale a seguito di un incidente stradale, volta a far conseguire il risarcimento al danneggiato, comporta molte spese: si pensi alle perizie tecniche, a quelle medico legali, alla fattura dell’autofficina che provvede alla riparazione del mezzo, ecc. Ma secondo la Cassazione non tutte queste spese sono risarcibili e il danneggiato, se non fa attenzione, rischia di dover metterci di tasca propria.

La vicenda

A seguito di un incidente stradale, uno dei soggetti coinvolti si rivolgeva ad un’impresa infortunistica per farsi assistere nella fase precedente all’instaurazione della causa. L’attività di consulenza svolta da quest’ultima comportava per la parte una spesa di 1000 euro. L’infortunato tentava invano di far ricomprendere tale spesa tra quelle risarcite dall’assicurazione. Neanche il ricorso al giudice gli ha dato ragione.

Il risarcimento è solo quello del danno prevedibile

Secondo la Corte, il risarcimento è prevedibile solo nel caso in cui si dimostri che «la spesa sostenuta era realmente necessaria e giustificata». Già in passato la Cassazione [2] ha detto che la spesa derivante dalla fruizione del servizio di consulenza infortunistica va valutato «considerando, in relazione all’esito della lite su tale aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento».

note

[1] Cass. sent. n. 25064/16 del 7.12.2016.

[2] Cass. sent. n. 997/10.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, sentenza 4 ottobre – 7 dicembre 2016, n. 25064
Presidente Amendola – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

È stata depositata la seguente relazione.
«1. D.B.convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di Bologna, la UNIPOL SAI Assicurazioni s.p.a. e J.A.per sentirli condannare, in solido tra loro, al risarcimento dei danni da lui subiti a seguito di un sinistro stradale.
Si costituirono in giudizio entrambi i convenuti, contestando la richiesta risarcitoria.
Il Giudice di pace accolse la domanda e condannò i convenuti in solido al risarcimento del danno nella misura di curo 4.168,46, oltre curo 1.143,62 per spese mediche, nonché al pagamento delle spese di giudizio.
2. La sentenza è stata impugnata in via principale dal B.e in via incidentale dalla società di assicurazione e il Tribunale di Bologna, con sentenza del 4 giugno 2014, ha riformato la pronuncia di primo grado soltanto in ordine alla distrazione delle spese, confermando nel resto la decisione e compensando le spese del giudizio di appello.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre D.B.con atto affidato a tre motivi.
La UNIPOL SAI Assicurazioni s.p.a. e J.A.non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli arti. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere rigettato. 5. 11 primo motivo lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione degli arti. 1223 e 2056 cod. civ.; il Ric. 2015 n. 04526 sez. M3 – ud. 04-10-2016 secondo violazione e falsa applicazione degli arti. 2697 e 2702 cod. civ. e dell’art. 115 cod. proc. civ.; il terzo, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 4), cod. proc. civ., nullità della sentenza per apparenza della motivazione, ai sensi dell’art. 132, primo comma, n. 4), del codice di procedura civile.
5.1. I tre motivi sono da trattare congiuntamente, in quanto tra loro connessi ed in parte ripetitivi. Essi censurano che la sentenza impugnata non abbia riconosciuto – nell’ambito della liquidazione del danno conseguente all’incidente stradale – anche il diritto al rimborso della somma di curo 1.000 a titolo di spesa sostenuta in favore di un’impresa infortunistica per l’assistenza da essa prestata nella fase precedente l’instaurazione del giudizio.
5.2. Si osserva, al riguardo, che la sentenza impugnata ha motivato la decisione di rigetto sul rilievo che tale voce di danno non è suscettibile di automatico risarcimento, ma può esserlo solo a condizione che si dimostri, in rapporto alla specifica vicenda, che la spesa sostenuta era realmente necessaria e giustificata; ed ha aggiunto il Tribunale che mancava ogni prova sul punto, non potendo valere il generico riferimento alla «complessità» delle procedure di cui al codice delle assicurazioni, tanto più che le prove orali richieste dal B. erano ininfluenti, riguardando il conferimento dell’incarico e non l’effettivo contenuto dell’attività espletata dall’impresa infortunistica. “Pale argomentazione è coerente con la sentenza 21 gennaio 2010, n. 997, di questa Corte, secondo cui in caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all’assistenza di uno studio di consulenza infortunistica stradale ai fini dell’attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l’intervento del suddetto studio non abbia fatto recedere l’assicuratore dalla posizione assunta in ordine all’aspetto della vicenda che era stata oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all’esito della lite su tale aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento. Detta pronuncia, in altri termini, esclude ogni automatismo risarcitorio, ma richiede che sia fornita prova nei termini ora richiamati.
A fronte di simile motivazione, i motivi di ricorso, sia pure con diversità di prospettive, non contestano la ratio decidefzdi della sentenza nella parte in cui ha riconosciuto l’inutilità della prova orale dedotta e continuano a ribadire – circostanza che la sentenza impugnata dà per pacifica – che della spesa sostenuta fu data prova e che l’attore fu assistito dall’impresa infortunistica in tutta l’attività stragiudiziale. Ma è evidente che non è questo il punto, perché il Tribunale ha chiesto la dimostrazione di un qualcosa di più – ossia l’effettiva necessità e giustificazione dell’ulteriore spesa – e il ricorso è del tutto silente in ordine a tale decisiva circostanza, risolvendosi nella ripetizione di argomentazioni già vagliate e respinte che non colgono il fondamento giuridico della sentenza impugnata.
6. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere rigettato».

Motivi della decisione

1. Non sono state depositate memorie alla trascritta relazione.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni.
2. 11 ricorso, pertanto, è rigettato.
Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte degli intimati.
Sussistono tuttavia le condizioni di cui all’ars. 13, comma I-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Per questi motivi

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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2 Commenti

Rectius

13 dicembre 2016 alle 11:06

“Se, dopo un incidente stradale, incarichi una ditta privata di infortunistica stradale per farti avere il risarcimento del danno, ciò che pagherai non rientrerà tra le spese che l’assicurazione ti risarcirà.”
Questa affermazione è assolutamente inesatta e fuorviante, nonchè contraddetta nel vostro stesso articolo poche righe dopo. Non è tanto il soggetto che eroga il servizio la variabile da considerare, ma se il servizio stesso di assistenza sia stato valutato come necessario per il danneggiato per la gestione della fase stragiudiziale.

IT

14 dicembre 2016 alle 14:08

Trovo l’articolo a corollario della sentenza alquanto impreciso.
Basta leggere cosa scrive la Corte:
“Si osserva, al riguardo, che la sentenza impugnata ha motivato la decisione di rigetto sul rilievo che tale voce di danno non è suscettibile di automatico risarcimento, ma può esserlosolo a condizione che si dimostri, in rapporto alla specifica vicenda, che la spesa sostenuta era realmente necessaria e giustificata; ed ha aggiunto il Tribunale che mancava ogni prova sul punto, non potendo valere il generico riferimento alla «complessità» delle procedure di cui al codice delle assicurazioni, tanto più che le prove orali richieste dal B. erano ininfluenti, riguardando il conferimento dell’incarico e non l’effettivo contenuto dell’attività espletata dall’impresa infortunistica. “Pale argomentazione è coerente con la sentenza 21 gennaio 2010, n. 997, di questa Corte, secondo cui in caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all’assistenza di uno studio di consulenza infortunistica stradale ai fini dell’attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l’intervento del suddetto studio non abbia fatto recedere l’assicuratore dalla posizione assunta in ordine all’aspetto della vicenda che era stata oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all’esitodella lite su tale aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento. Detta pronuncia, in altri termini, esclude ogni automatismo risarcitorio, ma richiede che sia fornita prova nei termini ora richiamati.”

Vale il principio che qualsiasi voce di spesa debba essere conforme alla situazione in essere.

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