HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Articolo di

Lo sai che? La pausa lavorativa è a carico del datore di lavoro o del dipendente?

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Retribuzione delle pause dei lavoratori dipendenti: regole generali e categorie specifiche, videoterminalisti, pausa pranzo.

 

La normativa sull’orario di lavoro [1], che prevede l’obbligo di rispettare una pausa minima, non stabilisce anche che la pausa debba essere retribuita. Fanno eccezione a questa regola generale alcune pause previste da normative specifiche, come la pausa obbligatoria di 15 minuti per chi lavora al pc (videoterminalisti) o gli intervalli fruibili da altre categorie particolari di lavoratori; inoltre, le pause possono essere retribuite se lo prevede il contratto collettivo applicato o se si tratta di soste legate all’integrità psico-fisica dei lavoratori, anche se non prescritte dalla legge ma previste nel documento di valutazione dei rischi (Dvr)dell’azienda.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono le tipologie di pausa di cui i dipendenti possono beneficiare, per capire quando possono essere indennizzate.

Pausa minima di 10 minuti

Secondo la legge sull’orario di lavoro, se l’orario giornaliero supera le 6 ore il lavoratore ha diritto a una pausa di almeno 10 minuti, per recuperare le energie psico-fisiche, consumare il pasto e attenuare il lavoro ripetitivo e monotono.

La norma, come abbiamo detto, non prevede che la pausa debba essere indennizzata; inoltre, non stabilisce nemmeno quando la pausa vada fruita dal lavoratore, ma impone soltanto un momento di inattività, pari a un minimo di 10 minuti, nell’intero arco lavorativo giornaliero.

È dunque il datore di lavoro a dover determinare il momento in cui godere dell’intervallo, collocando la pausa quando preferisce, tenuto conto delle esigenze dell’attività lavorativa.

I contratti collettivi possono, comunque,  prevedere delle pause maggiori rispetto alla normativa generale e possono prevedere che il dipendente sia retribuito durante l’interruzione: inoltre, ci sono delle specifiche disposizioni per alcune categorie di lavoratori, come i videoterminalisti  e i trasportatori.

Bisogna poi sottolineare che la pausa minima di 10 minuti non si applica a tutti i lavoratori. Sono difatti escluse le seguenti categorie:

  • dirigenti, personale con funzioni direttive o avente un autonomo potere decisionale;
  • collaboratori familiari;
  • telelavoratori e lavoratori a domicilio;
  • lavoratori mobili.

Queste categorie sono escluse perché, a causa del tipo di attività esercitata, l’orario di lavoro non può essere predeterminato, oppure può essere stabilito dallo stesso lavoratore.

La pausa minima si applica, invece, ai lavoratori adibiti a mansioni discontinue o di semplice attesa.

Pausa pranzo

Se l’orario di lavoro è “spezzato” (ad esempio prevede una pausa pranzo dalle 13 alle 13,30), non è necessario che il lavoratore fruisca anche della pausa di 10 minuti prevista dalla legge, perché questa può coincidere con la pausa pranzo. Inoltre, il datore di lavoro, così come non è obbligato a retribuire la pausa di 10 minuti, non ha nemmeno l’obbligo di retribuire la pausa pranzo, a meno che gli accordi applicati non prevedano diversamente.

A questo proposito è importante evidenziare che non vanno considerati come retribuzione della pausa pranzo:

  • la somministrazione diretta di vitto da parte del datore di lavoro (ad esempio la mensa aziendale);
  • i buoni pasto, solitamente forniti se non c’è alcuna mensa aziendale; questi sono esenti da imposizione sino a 5,29 euro, se cartacei, o sino a 7 euro, se elettronici;
  • l’indennità di mensa o l’indennità sostitutiva di mensa (quest’ultima è non imponibile sino a 5,29 euro giornalieri, e può essere erogata se nella zona mancano servizi di somministrazione di alimenti e bevande).

Pausa retribuita per chi lavora al pc

Se il lavoratore è un videoterminalista, cioè lavora per almeno 20 ore a settimana  davanti a un pc o a un altro tipo di videoterminale (in generale, per videoterminale s’intende qualsiasi apparecchiatura dotata di video, non soltanto il computer), ha diritto ad una pausa pari a 15 minuti ogni due ore.

La pausa da 15 minuti, a differenza della pausa minima di 10 minuti, è retribuita come normale orario di lavoro: tuttavia, non comporta necessariamente il riposo del dipendente, ma è sufficiente che questi non lavori davanti a uno schermo; pertanto, il lavoratore può essere adibito, durante questo tipo di pausa, ad una mansione che non comporti l’uso del videoterminale.

Questa pausa non può essere spostata all’inizio o alla fine dell’orario lavorativo, ma deve essere fruita perentoriamente ogni 2 ore di lavoro continuativo davanti allo schermo.

Pausa lavoratori minorenni

I lavoratori bambini ed adolescenti (nei casi in cui è permessa l’attività lavorativa) devono obbligatoriamente osservare una pausa di almeno un’ora ogni 4 ore e mezzo di lavoro. La pausa può essere ridotta a mezz’ora dai contratti collettivi, previa autorizzazione della direzione territoriale del lavoro, a meno che non si tratti di lavori insalubri o pericolosi.

Pausa lavoratori domestici

Colf e badanti, anche se, come abbiamo visto, non beneficiano della pausa di 10 minuti per orari superiori alle 6 ore, hanno diritto ad un congruo periodo di riposo giornaliero ed a non meno di 8 ore consecutive di riposo notturno. Secondo il contratto collettivo dei lavoratori domestici, se la colf o la badante è convivente, ha diritto ad un riposo di almeno 11 ore consecutive nell’arco della stessa giornata. Inoltre, se l’orario giornaliero non è interamente compreso tra le ore 6 e le 14, oppure tra le 14 e le 22, il lavoratore domestico ha diritto ad un riposo intermedio non retribuito, normalmente nelle ore pomeridiane, non inferiore alle 2 ore al giorno.

Pausa addetti al trasporto

I lavoratori addetti al trasporto di merci o persone hanno diritto a delle interruzioni maggiori rispetto alla generalità dei lavoratori: nel dettaglio, devono fruire di riposi intermedi di 30 minuti, in caso di orario compreso tra le sei e le nove ore giornaliere, o di 45 minuti, per orario oltre le 9 ore, a causa della tipologia di attività particolarmente usurante.

Pausa legata alla sicurezza

Se una sosta è necessaria all’integrità psico-fisica del lavoratore, va sempre retribuita, anche se non è prescritta dalla legge ma prevista nel documento di valutazione dei rischi (Dvr)dell’azienda.

Si discute, invece, sull’obbligo di retribuire, o meno, le soste non predeterminate, non legate alla sicurezza dei dipendenti e connesse allo svolgimento e all’organizzazione del processo produttivo: queste pause possono essere escluse dall’orario di lavoro e non retribuite soltanto se il dipendente non è adibito ad alcuna mansione, né a disposizione del datore di lavoro ed è libero di gestire il proprio tempo. Non rileva il fatto che sia obbligato a permanere sul posto di lavoro.

Se, però, l’interruzione avviene per causa di forza maggiore, o comunque non è imputabile al dipendente e supera 30 minuti, deve essere retribuita se il lavoratore è trattenuto sul posto di lavoro.

 

 

Divieto di monetizzare la pausa

Il diritto alle pause minime previste dalla normativa è irrinunciabile e non può essere monetizzato: di conseguenza, è esclusa la possibilità che il datore offra al lavoratore un’indennità sostitutiva della pausa non goduta.

note

[1] D.lgs 66/2003.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK