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Lo sai che? Come si dichiara fallimento?

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Il fallimento è una procedura diretta all’accertamento dello stato di insolvenza dell’imprenditore che consiste nell’accertamento dei crediti e nella loro successiva liquidazione.

La dichiarazione di fallimento può essere promossa [1],

– su ricorso di uno o più creditori;

– su richiesta dello stesso imprenditore in stato di insolvenza;

– su istanza del Pubblico Ministero qualora ravvisi, e provi, un interesse generale di tutti i creditori.

I creditori possono richiedere il fallimento del loro debitore e quindi esigere il pagamento del credito; è necessario però provarne l’esistenza. Una volta dichiarato il fallimento, i creditori, dovranno sottoporsi al procedimento di verifica del passivo.

Anche il debitore stesso, in stato di insolvenza, cioè non essendo in grado di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni, richiede al tribunale competente la dichiarazione di fallimento.

Infine il Pubblico Ministero nell’esercizio di un’attività giurisdizionale, promuove la dichiarazione di fallimento indicando quando l’insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale.

Per  la dichiarazione di fallimento la competenza è attribuita al tribunale del luogo in cui il debitore ha la sede principale dell’impresa, ossia dove il fallito svolge la sua prevalente attività economica. Alla dichiarazione di fallimento si perviene attraverso un procedimento che contempera due esigenze, quella di tutelare il diritto di difesa del debitore e di necessaria velocità circa la decisione da adottare sull’insolvenza, al fine di evitare che la continuazione dell’attività da parte dell’impresa possa ulteriormente aggravarsi, pregiudicando così la tutela dei creditori.

Il processo pre-fallimentare si svolge davanti al tribunale in composizione collegiale che convoca il debitore e i creditori ricorrenti. Il tribunale ha un potere istruttorio che consiste nel raccogliere e sollecitare la prova in ordine alle circostanze sulle quali la decisione dovrà fondarsi, ed in questa prospettiva si giustifica anche il potere di verificare la sussistenza dei presupposti, soggettivi e oggettivi, della dichiarazione di fallimento.

Il tribunale, all’esito dell’istruttoria pre-fallimentare, dichiara il fallimento con sentenza oppure rigetta il ricorso con decreto.

La sentenza è provvisoriamente esecutiva, cioè produce tutti i suoi effetti anche in pendenza di un eventuale giudizio di opposizione.

Attraverso la sentenza, il tribunale nomina il giudice delegato e il curatore, ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, nei tre giorni decorrenti dalla data di notifica; fissa il termine non superiore a centoventi giorni (180 per procedure di particolare complessità), dal deposito della sentenza per tenere l’udienza di stato passivo; assegna ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito un termine di trenta giorni, anteriori alla data dell’udienza, per la presentazione in cancelleria delle domande di ammissione al passivo o di insinuazione.

Il cancelliere ha il compito di attestare, in calce alla sentenza, il momento del deposito con indicazione dell’ora e del minuto esatto ed entro il giorno successivo allo stesso deve notificarla al debitore. La sentenza produce effetti nei confronti dei terzi dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese del luogo in cui ha sede l’impresa.

Alla sentenza di fallimento è possibile appellarsi, da parte del debitore o di altri interessati, attraverso deposito di ricorso presso la cancelleria della Corte d’Appello competente, entro il termine di trenta giorni.

note

[1] Art. 6 legge fallimentare.

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