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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Lo sai che? Se il coinquilino entra nella mia stanza commette reato?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Ci vuole una clausola ad hoc nel contratto di affitto o un accordo privato. Altrimenti, se la locazione è in comune, ognuno entra dove vuole.

Dove finisce la confidenza e comincia l’invadenza? Il rapporto civile, anche cordiale, con il coinquilino può diventare un rapporto imbarazzante, per non dire antipatico (se non addirittura insopportabile), quando lui si sente libero di entrare nella mia stanza, toccare le mie cose, utilizzare i miei spazi, il mio letto per ospitare un parente o un amico, il tutto senza dire nulla. Alla fine, anche lui ha firmato un contratto di affitto di una casa, non solo della sua stanza. Quindi ha diritto a disporre di tutti gli spazi, in quanto indivisibili. O no?

Dire che se il coinquilino entra nella mia stanza commette reato, cioè violazione della proprietà privata, è una parola grossa. A meno che sul contratto di affitto – e questa è una delle premesse fondamentali per tutelare la propria privacy e le proprie cose – non ci sia una clausola in cui si definiscono gli spazi di ciascuno. Il suo, il mio e gli spazi in comune.

Non mettere queste cose nero su bianco comporta dei grossi rischi. Il più ovvio: se dico che questa mattina ho lasciato un anello sul mio comodino e ora non lo trovo più, chi l’ha preso? Avendo il coinquilino accesso libero alla mia camera, posso avere un legittimo dubbio?

Non c’è una legge che impedisce al coinquilino di entrare nella mia stanza. C’è, però, un modo per evitarlo. Lo si risolve in sede di contratto.

Si può evitare che il coinquilino entri nella mia stanza?

Come si sa, esistono due tipi di contratto di affitto: quello tramite il quale l’inquilino firma per una sola stanza più gli spazi comuni (di solito cucina e bagno e anche la sala, se c’è) e quello tramite il quale si affitta insieme ad altre persone l’intero appartamento. La prima opzione è la più ferrea: uno degli spazi che ho affittato è solo mio, quindi nessuno può entrarci senza la mia autorizzazione. Il viavai è consentito solo nei locali affittati in comune (nel bagno, magari, con un po’ di discrezione…). Questa soluzione mi consente di chiudere a chiave la mia stanza, in quanto il coinquilino non può lamentarsi di non entrarci, anzi: se osa farlo, potrebbe sì commettere reato di violazione di domicilio perché invade una proprietà privata.

La seconda opzione è quella più…come dire, promiscua. Due o più persone affittano un intero appartamento. E, al momento del contratto, non pongono dei vincoli sugli spazi privati. La casa è mia com’è tua. Vado e vengo dove mi pare. Ma, in questo caso, come evitare che il coinquilino entri nella mia stanza?

Basterebbe inserire nel contratto di affitto una clausola in cui, per quanto la locazione sia in comune, vengono definiti gli spazi privati e le condizioni che potrebbero consentire al coinquilino di invaderli (se mi brucia la camera, altroché se può entrare…). Si torna, dunque, alla strategia di prima: una volta stabilito che questo è mio e questo è tuo, posso chiudere a chiave il mio per non farti entrare. E non avrai nulla da dire in proposito. Nemmeno che da domani vuoi la mia stanza perché più ampia e soleggiata e, dato che fa parte della casa in comune, hai diritto di scelta. Quel diritto cade soltanto se c’è un accordo nero su bianco, sia con il proprietario sia in veste privata tra i coinquilini. Come si dice? Patti chiari, amicizia – e convivenza – lunga.

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