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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Sas: differenze tra socio accomandante e accomandatario

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Società in accomandita semplice: tutte le norme dettate dalla legge si basano sulla distinzione tra le due diverse tipologie di soci. Ecco perché.

La caratteristica principale della Sas (Società in accomandita semplice) è data dalle profonde differenze tra socio accomandante e accomandatario. Infatti, mentre il primo si limita a finanziare il patrimonio sociale, spetta al secondo amministrare e gestire l’ente. Inoltre l’accomandatario risponde senza limiti dei debiti contratti dalla Sas; l’accomandante, invece, rimane obbligato nei limiti della sua quota di partecipazione. Tutto ciò si riflette sulle norme che regolano la vita e l’estinzione della società: vediamo come nel dettaglio.

Cos’è la Sas

La Società in accomandita semplice è un peculiare tipo società di persone previsto dal codice civile [1]. In particolare, la Sas si caratterizza per essere costituita da due tipologie di soci: gli accomandatari e gli accomandanti. Prima di esaminare nello specifico le differenze tra le due categorie, bisogna chiarire che la loro contemporanea presenza è condizione indispensabile per l’esistenza stessa della società [2]. Se, ad esempio, vengono meno tutti i soci accomandanti o tutti gli accomandatari, la compagine non potrà più continuare ad operare come Sas: verrebbe meno infatti la sua caratteristica principale, nonché il motivo per cui la legge detta norme specifiche per questo tipo di società.

Differenze tra socio accomandante e accomandatario

All’interno della Sas, i diritti e doveri dei soci sono nettamente ripartiti a seconda della categoria a cui essi appartengono. In particolare:

  • gli accomandatari rispondono illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali: significa che se un creditore della società agisce per riscuotere il suo credito, gli accomandatari sono tenuti a pagare anche con il loro patrimonio personale e non solo nei limiti della loro quota di partecipazione. Essi, poi, sono obbligati in solido: significa che chi paga per primo (l’intero debito) libera gli altri, salvo poi rivalersi sui restanti soci (per approfondire, si veda Condanna in solido, che significa e chi paga prima?);
  • gli accomandanti, viceversa, sono obbligati solamente nei limiti della loro quota di partecipazione: significa che possono essere coinvolti nel pagamento dei debiti sociali non in modo illimitato, ma nei limiti di quanto hanno versato alla Sas per finanziarla.

Come si è visto, quindi, i soci accomandanti hanno una responsabilità limitata per i debiti della società; al contrario, la responsabilità degli accomandatari è senza limiti. Tutto ciò si riflette inevitabilmente sui diritti delle due categorie. Infatti, se agli accomandanti è concesso il vantaggio della responsabilità limitata, tuttavia essi non possono intromettersi nell’amministrazione della Sas, che spetta esclusivamente agli accomandatari. Gli accomandanti, quindi, si limitano a finanziare la compagine sociale e a godere degli utili a seconda di quanto hanno versato. A rischi limitati, quindi, corrispondono poteri limitati (per un approfondimento si veda anche Sas: quale differenza tra soci accomandatari e accomandanti).

L’amministrazione della Sas

L’amministrazione della Sas è prerogativa esclusiva dei soci accomandatari [3]. La regola generale è quella della amministrazione disgiunta: in pratica, ogni accomandatario può effettuare atti di gestione, ma ciascun amministratore può farvi opposizione (potere di veto), coinvolgendo nella decisione tutti gli altri accomandatari: questi poi decideranno sulla base di maggioranze determinate in relazione alla loro partecipazione agli utili. L’atto costitutivo della società, tuttavia, può stabilire un regime di amministrazione congiunta, affidata a tutti gli accomandatari, ad alcuni di essi, oppure ad una maggioranza.

Quanto ai soci accomandanti, essi non possono amministrare la società di loro iniziativa (cosiddetto «divieto di immistione»). La legge afferma che essi «non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società» [4]. Tuttavia, se gli amministratori conferiscono una procura speciale per un singolo affare, il socio accomandante avrà il potere di trattare e operare per conto della società (ma solo con riguardo all’affare specifico indicato nella procura). Inoltre, gli accomandanti «possono prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza».

In pratica, quindi, il regime di amministrazione della Sas vede i soci accomandatari assoluti protagonisti. Gli accomandanti, invece, possono compiere atti di gestione:

  • su delega degli accomandatari (procura speciale);
  • oppure sotto la direzione degli stessi.

In ogni caso, ogni socio accomandante ha il diritto di:

  • ricevere la comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite;
  • controllare l’esattezza di tali certificazioni, consultando libri e tutta la documentazione della società.

La violazione del divieto di immistione

Se un socio accomandante viola il divieto di immistione, ingerendosi della gestione della Sas senza autorizzazione degli accomandatari, va incontro ad una serie di pesanti sanzioni. Nella specie:

  • perde il beneficio della responsabilità limitata: l’accomandante sarà quindi responsabile in modo illimitato e solidale (come gli accomandatari) nei confronti dei creditori della società;
  • può essere escluso dalla società stessa.

Sull’argomento è possibile consultare anche S.a.s.: se l’accomandante compie atti di ingerenza nell’amministrazione.

Il nome degli accomandatari nella ragione sociale

La legge prescrive che nella ragione sociale della Sas deve essere presente il nome di almeno un socio accomandatario (oltre all’indicazione che si tratta di Società in accomandita semplice) [5]. Si tratta di una norma posta per tutelare l’affidamento dei terzi estranei alla compagine: in pratica, chi entra in affari con la società deve poter conoscere i soggetti che risponderanno illimitatamente degli obblighi contratti dalla stessa.

É dunque vietato inserire il nome di un socio accomandante nella ragione sociale. Se ciò avviene, anche egli sarà tenuto a rispondere illimitatamente e solidalmente dei debiti sociali. Tuttavia il socio non diventa accomandatario (e quindi amministratore o rappresentante della Sas): infatti, egli potrà rivalersi sugli accomandatari per quanto versato al terzo.

Spieghiamo il tutto con un esempio: una banca concede un credito alla Sas, nella cui ragione sociale compare il nome di un accomandante. Viene quindi tutelata la posizione della banca, nei cui confronti il socio sarà illimitatamente responsabile. Dopo il pagamento tuttavia, quest’ultimo potrà chiedere agli altri soci la restituzione di parte del denaro perché, nei rapporti interni tra i soci stessi, egli rimane accomandante (e risponde quindi nei limiti della propria quota).

Il trasferimento delle quote sociali

Anche il regime del trasferimento delle partecipazioni sociali è diverso a seconda che si tratti di socio accomandante o accomandatario. In particolare:

  • per gli accomandanti, il trasferimento della quota va sottoposto al consenso della maggioranza degli altri soci (senza distinguere tra accomandanti e accomandatari), calcolata in ragione delle rispettive quote;
  • per gli accomandatari invece, occorre il consenso unanime di tutti gli altri soci (anche qui senza distinzioni tra accomandanti e accomandatari): ciò perché il cambiamento degli accomandatari comporta una modifica dell’atto costitutivo della società.

Queste regole si applicano a meno che non sia diversamente stabilito nello statuto sociale.

note

[1] Artt. 2313 ss. cod. civ.

[2] Art. 2323 cod. civ.

[3] Art. 2318 cod. civ.

[4] Art. 2320 cod. civ.

[5] Art. 2314 cod. civ.

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