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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Separazione, quando c’è addebito e risarcimento del danno

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Separazione e divorzio: quando il comportamento del coniuge è contrario ai doveri del matrimonio ma la crisi della coppia si è già consumata in precedenza, per altre cause, il giudice può solo valutare la possibilità di un risarcimento del danno.

Non subisce la dichiarazione di addebito la donna che, nonostante non sia stata ancora avviata la causa di separazione, inizi una relazione adulterina con un’altra persona, rendendola pubblica. Il fatto che, con il marito, l’unione sia ormai compromessa in modo definitivo e che i due abbiano già deciso di separarsi, non avendo più rapporti sessuali da tempo, la salva solo dalla pronuncia dell’addebito, ma non dalla richiesta di risarcimento del danno. Questo perché:

  • l’addebito scatta solo se il comportamento colpevole del coniuge è l’unica ed effettiva causa della separazione: per cui, se vi sono ragioni preesistenti che hanno già irrimediabilmente compromesso l’unione, allora ogni comportamento successivo, benché contrario al matrimonio, non comporta l’addebito;
  • il risarcimento del danno scatta invece per tutte quelle condotte che minano alla reputazione del coniuge, offendendolo pubblicamente. Così, un tradimento plateale, noto a molte persone, se conseguente a una crisi già in atto evita sì l’addebito, ma non l’obbligo di risarcire il danno procurato alla dignità e reputazione dell’ex coniuge.

Questi principi sono stati di recente affermati dal Tribunale di Torre Annunziata in una sentenza particolarmente interessante [1].

Addebito o risarcimento del danno? Le due parole vengono spesso collegate quando si parla di separazione e divorzio; eppure i presupposti e le conseguenze sono completamente differenti. La pronuncia in commento ci offre la possibilità di tornare sul tema e chiarire quali sono le conseguenze di una separazione o un divorzio e, nello stesso tempo, quando scatta l’addebito e quando, invece, il risarcimento del danno.

Cos’è l’addebito e cosa comporta

L’addebito è la dichiarazione che il giudice fa nel momento in cui accerta che la separazione è stata causata dalla condotta colpevole di uno dei due coniugi per aver violato una delle norme che regolano il matrimonio: ad esempio, l’obbligo di fedeltà (in caso cioè di tradimento), di coabitazione (in caso cioè di abbandono del tetto coniugale), di assistenza morale e materiale (in caso, ad esempio, di mancata collaborazione nella vita domestica o sperpero delle risorse familiari), ecc.

La sentenza di separazione, pertanto, addebita a carico del coniuge irrispettoso delle regole del matrimonio la colpa della disgregazione della famiglia.

 

Quali sono le conseguenze dell’addebito? L’addebito non comporta né il risarcimento del danno, né l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento. Le uniche conseguenze dell’addebito sono le seguenti:

  • il coniuge a cui viene “addebitata” la separazione non può chiedere, anche se ha un reddito molto più basso, l’assegno di mantenimento. Sarebbe un controsenso, infatti, mantenere chi si è reso responsabile della rottura del matrimonio. Tuttavia, egli avrà comunque diritto a percepire un assegno necessario ai cosiddetti alimenti (ossia lo stretto indispensabile per sopravvivere) se si trova in una grave situazione di indigenza;
  • il coniuge a cui viene “addebitata” la separazione non ha più possibilità di diventare erede dell’ex coniuge qualora questi dovesse morire nel periodo che va tra la separazione e il divorzio.

L’addebito non scatta, però, se la crisi della coppia era già intervenuta in un momento anteriore al comportamento colpevole. Si pensi al caso di un tradimento o dell’abbandono del tetto coniugale: se questi comportamenti, per quanto vietati dalla legge, non sono essi stessi causa della rottura del legame, ma sono solo l’effetto di una situazione già compromessa (ad esempio, i coniugi non avevano più rapporti sessuali e litigavano in continuazione), non ci può essere addebito. Ovviamente, sarà necessario dimostrare al giudice che la coppia aveva già perso ogni legame per poter evitare l’addebito.

In buona sostanza, ai fini della pronuncia dell’addebito non può ritenersi di per sé sufficiente l’accertamento della sussistenza di condotte contrarie ai doveri nascenti dal matrimonio. Per poter addebitare ad uno dei coniugi la responsabilità della separazione occorre, invece, accertare la sussistenza di un nesso di causa-effetto tra i comportamenti costituenti violazione dei doveri coniugali accertati a carico di uno o di entrambi i coniugi e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Occorre, dunque, che le prove acquisite davanti al giudice consentano di verificare se la violazione accertata a carico di un coniuge sia stata la causa unica o prevalente della separazione oppure se preesistesse una diversa situazione di intollerabilità della convivenza.

Quando scatta il risarcimento del danno

Si sta aprendo un filone giurisprudenziale sempre più consistente – appoggiato anche dalla Cassazione – secondo cui, pur in assenza dei presupposti per chiedere l’addebito, quando le condotte dell’ex coniuge siano state comunque tali da ledere la dignità e la reputazione dell’altro, a quest’ultimo spetta il risarcimento del danno.

Il caso deciso dal tribunale di Torre Annunziata serve proprio a comprendere meglio la vicenda.

Una donna, forte del fatto che ormai l’unione col marito era ormai compromessa, che i due avevano smesso di avere rapporti e si stavano avviando verso la separazione, aveva cambiato lo status su Facebook dichiarandosi «separata» ancora prima che si aprisse la relativa causa; inoltre aveva reso pubblica una relazione con un altro uomo: la relazione adulterina, dichiarata ai quattro venti con tanta disinvoltura, è stata considerata – pur se non motivo di addebito, stante la crisi preesistente – una grave lesione della dignità della persona del marito che in quel momento era ancora suo coniuge a tutti gli effetti di legge. L’ex moglie è stata così condannata a pagare 5 mila euro di risarcimento.

Si può avere una relazione con un altro uomo durante la causa di separazione?

Risulta contrario all’obbligo di fedeltà il comportamento della donna che, quando ancora non è ufficialmente separata, inizia una relazione con un’altra persona e la rende pubblica. In tal modo si ha una offesa alla dignità e alla reputazione dell’altro coniuge.

note

[1] Trib. Torre Annunziata, sent. n. 2643/16 del 24.10.2016.

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