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Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

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Lo sai che? È reato fingere di essere un’altra persona via e-mail, in chat o su facebook?

> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

Chi crea ed utilizza un account sotto falso nome commette reato e rischia la reclusione fino ad un anno.

Creare e un utilizzare un account sotto falso nome, allo scopo di danneggiare il soggetto della cui identità ci si è appropriati è reato.

La vicenda

Un soggetto creava un account di posta elettronica utilizzando i dati anagrafici di una ignara ragazza. Dopo aver creato l’account, l’uomo cominciava ad utilizzarlo e ad interloquire con una serie di utenti. Le persone con le quali tale soggetto interloquiva sotto il falso nome della giovane donna, credevano erroneamente di comunicare proprio con quest’ultima.

A causa della condotta dell’uomo, la ragazza riceveva telefonate erotiche e veniva contattata al fine di fissare appuntamenti a finalità sessuale. Il tutto, ovviamente, nella assoluta incredulità della povera vittima, la quale – prima di capire cosa fosse successo – non riusciva a spiegarsi il motivo di quanto le stesse accadendo.

Che reato commette chi crea ed utilizza un account sotto falso nome?

La creazione di un account di posta elettronica apparentemente intestato ad un soggetto e la successiva utilizzazione dello stesso sotto falso nome integra il reato di sostituzione di persona, la cui pena è quella della reclusione fino ad un anno [1].

Ed invero, una delle modalità per porre in essere tale reato è proprio la creazione di un account, apparentemente intestato ad altro soggetto e la successiva utilizzazione dello stesso al fine allacciare rapporti con altri utenti, il tutto con la precipua finalità di arrecare un danno a colui la cui identità personale è stata “oggetto di furto”[2].

Analogo ragionamento vale per i social network (si pensi ad esempio a Facebook) a cui si accede tramite una procedura molto simile a quella prevista per gli account e-mail e dove gli utenti possono interagire tra loro, prescindendo da una conoscenza pregressa.

Ed infatti, anche nell’ambito dei social network, la creazione  di un falso account utilizzando le generalità di altro (inconsapevole) soggetto al fine di ingannare gli altri utenti sulla reale identità di colui con cui si intrattengono corrispondenze informatiche, integra pacificamente la fattispecie del reato di sostituzione di persona [3].

A tal proposito, però, non è sufficiente aprire un profilo fake su un social network, ma è necessario anche che ciò avvenga allo scopo di procurare a sé (o a terzi) un vantaggio o di danneggiare altri.
Il caso trattava di una donna che aveva divulgato su una chat il numero di cellulare della sua ex datrice di lavoro, con cui non era in buoni rapporti. La vittima, ignara di tutto, si era trovata all’improvviso a ricevere telefonate e sms di persone interessate a incontri erotici, alcune delle quali l’avevano apostrofata con insulti.

Più comunemente si parla, in tali casi, di «furto di identità su internet», che rappresenta uno dei più classici esempi di come il diritto vivente modernizzi la lettera della legge per una maggiore tutela dei consumatori.

note

[1] L’art. 494 cod. pen. dispone  che “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno”.

[2] Cass. sent. n. 46674 del 14.12.2007

[3] Cass. sent. n. 9391 del 23.04.2014

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