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Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Lo sai che? Come difendermi se vengo accusato di mobbing da un dipendente?

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Quali difese per il datore di lavoro che viene accusato di comportamenti aggressivi o vessatori nei confronti di un dipendente?

 

Un mio dipendente mi ha denunciato per mobbing, lamentando di essere stato demansionato e isolato dai colleghi: come mi posso difendere?

Provare di aver subito il mobbing, per un lavoratore dipendente, non è affatto semplice, sia che i comportamenti denunciati siano stati messi in atto dal datore di lavoro o da un superiore, sia che siano stati messi in atto dai colleghi.

Il mobbing, infatti, consiste in comportamenti persecutori esercitati sistematicamente sul posto di lavoro da colleghi o superiori, che si possono concretizzare in violenza psicologica, emarginazione sociale o sabotaggio professionale, sino ad arrivare, ma solo in rari casi, all’aggressione fisica; tali condotte sono finalizzate a isolare il lavoratore e a indurlo a dare le dimissioni.

Il più delle volte, i comportamenti, presi singolarmente, sono perfettamente leciti, ma la loro frequenza e sistematicità, specie se perpetrati da più colleghi o “in associazione” con i superiori, è tale da farli diventare persecutori. Proprio perché, prese singolarmente, le azioni sono perfettamente lecite, è molto difficile provarle.

È più semplice, invece, provare di essere stati demansionati, cioè di essere adibiti a mansioni inferiori: vero è che il demansionamento può avvenire anche senza bisogno di un accordo, in caso di modifica dell’organizzazione aziendale che incida sulla posizione del dipendente, e in altre ipotesi previste dai singoli contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali. Tuttavia, quando la modifica delle mansioni incide sulla professionalità del lavoratore, la possibilità di demansionamento da parte dell’azienda si scontra con la tutela dell’esperienza e delle competenze del dipendente, nonché della sua integrità fisica e psicologica.

È dunque difficile che un giudice riconosca la legittimità del cambio di mansioni disposto unilateralmente dal datore di lavoro, se questo va a incidere sulla professionalità del lavoratore.

Ad ogni modo, non sempre il mobbing si concretizza in un peggioramento delle mansioni del lavoratore: molte volte, al contrario, consiste in un sovraccarico di mansioni che porta il lavoratore ad uno stato di stress non tollerabile.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi si può parlare di mobbing.

Mobbing: quando si verifica?

Perché si possa, precisamente, configurare il mobbing, devono ricorrere i seguenti elementi:

  • esistenza di comportamenti di carattere persecutorio, che possono essere anche leciti, persi singolarmente;
  • questi comportamenti devono essere attuati, con intento vessatorio o oppressivo, contro la vittima in modo diretto, sistematico e prolungato nel tempo;
  • l’intento persecutorio e la volontà lesiva devono essere riscontrabili in tutti i comportamenti;
  • i comportamenti possono essere messi in atto non solo dal datore di lavoro, ma anche da un preposto o da altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;
  • deve poi essere presente un danno alla salute, alla personalità o alla dignità del dipendente;
  • tra il danno e i comportamenti deve esistere un rapporto causa-effetto.

Per stabilire con certezza la persecutorietà di una condotta, bisogna poi valutarla sulla base di sette indici:

  • tipologia di azioni messe in atto;
  • durata e frequenza delle azioni;
  • ambiente lavorativo;
  • dislivello tra gli antagonisti;
  • andamento tra gli antagonisti;
  • andamento secondo fasi successive;
  • intento persecutorio.

Non è dunque facile che il dipendente possa provare, nel corso di una causa, di essere stato mobbizzato.

Una volta riscontrato il mobbing, peraltro, data la varietà delle fattispecie in cui può concretizzarsi, non è affatto semplice capire quando i comportamenti possono essere perseguibili penalmente, e gli indirizzi giurisprudenziali sono spesso contrastanti tra loro, perchè non esiste un reato di mobbing “ad hoc”.

Esiste, a questo proposito, una sentenza della Cassazione particolarmente interessante, che estende all’ambiente lavorativo la punibilità dei comportamenti quali soprusi, violenza psicologica, aggressioni, facendo così rientrare il mobbing nella fattispecie del reato di maltrattamenti in famiglia [1].

Accusa ingiusta di mobbing: come difendersi?

Se il datore di lavoro è accusato ingiustamente  di mobbing, da parte di un dipendente, bisogna considerare che, nel corso della causa, deve essere effettuato un adeguato accertamento circa le condotte di mobbing eventualmente poste in essere.  Come abbiamo esposto, è tutt’altro che semplice per il lavoratore provare che vi siano state condotte persecutorie da parte del datore o dei colleghi, anche perché spesso i comportamenti considerati mobbizzanti sono pienamente legittimi, presi singolarmente.

Sono dunque necessarie numerose testimonianze per ricostruire in modo attendibile la situazione. Oltre alla verifica della situazione di fatto, è poi necessario, perché possa essere risarcito un eventuale danno biologico, che questo sia accertato specificamente, coinvolgendo il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

note

[1] Cass. Sent. 40320/2015.

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