HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

Articolo di

Lo sai che? Quanto conta il voto di laurea in giurisprudenza

> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

Come cambiano le prospettive di lavoro, in ambito giuridico, in base al proprio punteggio di laurea.

«Questo voto mi abbassa la media degli esami, ed ora che faccio: accetto o lo rifiuto?». «È meglio laurearsi in tempo anche se con un voto basso oppure cerco di metterci un po’ di più pur di uscire con un punteggio di laurea più alto?». «Senza 110 quante possibilità ho di trovare lavoro?».

Corso di laurea in giurisprudenza: quale studente o laureando non si è imbattuto, almeno una volta, in uno di questi dubbi? Praticamente nessuno è escluso. Ma concretamente quanto peso ha il punteggio di una laurea in giurisprudenza, al giorno d’oggi?

Dare una risposta assoluta e generale appare impossibile. Conviene semmai ricercare la propria risposta attraverso un’analisi specifica basata sulle aspirazioni lavorative del singolo dottore in giurisprudenza. Proviamo a tracciare delle linee guida con riferimento ai settori coerenti al percorso di studio in questione.

Avvocatura

Per chi ambisce a diventare avvocato, il punteggio di laurea si traduce principalmente in un mero numero. Come noto, per svolgere questa professione occorre completare il tirocinio legale, anche detto praticantato, presso lo studio di un avvocato iscritto all’albo da almeno 5 anni, della durata di 18 mesi. Terminato tale tirocinio, il praticante avvocato deve superare l’esame di abilitazione professionale, consistente in tre prove scritte e una prova orale.

Ai fini dello svolgimento del praticantato o dell’iscrizione all’esame di abilitazione, il proprio punteggio di laurea non assume rilevanza: tutti coloro i quali hanno una laurea in giurisprudenza possono infatti accedervi. Chi ha 110 e lode non parte con alcun bonus in sede d’esame d’avvocato.

L’unica preclusione può riguardare chi ambisce a svolgere la pratica o a lavorare in uno studio legale prestigioso: i grandi studi, infatti, quando cercano nuovi collaboratori, considerano e selezionano gli aspiranti in base al curriculum, e lì un percorso universitario a pieni voti fa la differenza. Talvolta, negli annunci per la ricerca di nuovi praticanti presso studi legali più importanti o presso l’ufficio legale di enti pubblici, possono essere indicati dei punteggi minimi di laurea come “filtro” alle candidature.

Magistratura

Il concorso per l’assunzione di nuovi giudici, ormai annualmente bandito, è un concorso di secondo livello. Ciò significa che per accedervi è richiesto non solo il possesso del titolo di laurea in giurisprudenza ma anche un’ulteriore abilitazione o titolo (quali, ad esempio, l’abilitazione per l’avvocatura, l’aver completato con esito positivo il tirocinio presso gli uffici giudiziari introdotto dal decreto del fare, l’aver conseguito il diploma presso una Sspl, ecc.). Una volta in possesso dei requisiti per competere, non sono previste limitazioni o benefici in base al proprio punteggio di laurea: tutti partono da zero. I dottori in giurisprudenza, aspiranti giudici, dovranno semplicemente munirsi dell’ulteriore titolo richiesto per accedere a questo specifico concorso.

È chiaro che, trattandosi di uno dei concorsi pubblici italiani più complicati, ambire a questa carriera richiede una conoscenza molto approfondita del diritto. Sebbene non sia pregiudicante, laurearsi con un punteggio di laurea molto basso può, al massimo, essere indicativo sulle concrete probabilità di successo per questo concorso.

Notariato

La carriera notarile presenta analogie con quella d’avvocato, almeno per quel che concerne il “non” peso del proprio voto di laurea. I futuri notai devono svolgere un periodo di praticantato della durata di 18 mesi presso uno studio notarile, e solo in seguito potranno iscriversi al concorso pubblico bandito annualmente dal Ministero della Giustizia, il quale consta di tre prove scritte e una orale.

L’accesso a tale concorso non è subordinato al possesso di un voto minimo di laurea, né esso garantisce un punteggio extra per le prove.

Tirocinio presso gli uffici giudiziari

Dal 2013 il decreto del fare ha introdotto la possibilità di svolgere un tirocinio teorico-pratico in affiancamento ad un magistrato presso un ufficio giudiziario, della durata di 18 mesi. Tale percorso consente una serie di vantaggi, fra i quali: accesso al concorso in magistratura, possibilità di accedere ad una borsa di studio mensile del valore di 400 euro, riduzione di un anno della durata della pratica forense, della pratica notarile o della Sspl, titolo di preferenza nei concorsi pubblici.

Lo svolgimento di tale tirocinio, del quale vi abbiamo già parlato, è riservato ai migliori laureati in giurisprudenza. I requisiti d’accesso richiedono espressamente un punteggio di laurea non inferiore a 105 oppure, in alternativa, una media su una selezione di esami non inferiore a 27/30 [1]. Inoltre possono inoltrare domanda solo coloro i quali non hanno ancora compiuto i 30 anni. Pertanto, per chi aspira a svolgere questo stage, il voto e i tempi di laurea sono fondamentali.

Formazione post-laurea

Dopo la laurea, chi intende conseguire un ulteriore titolo, ha un ampio ventaglio di opzioni. Tra i più spendibili in ambito lavorativo vi sono i master (di I° e II° livello, universitari e non), i corsi di perfezionamento, i dottorati di ricerca.

Sebbene normalmente i bandi che illustrano le modalità di accesso a questi percorsi di studio non richiedono tra i requisiti un punteggio minimo, il voto di laurea potrebbe risultare fondamentale. Ciò perché quasi sempre sono previsti dei posti limitati e quindi, laddove le domande dovessero essere superiori alle disponibilità, la selezione avverrà in base alle graduatorie, sulla cui formazione il voto di laurea avrà un peso, unitamente agli ulteriori ed eventuali criteri menzionati, in base al singolo bando. Non mancano casi in cui è previsto direttamente lo svolgimento di una prova di ammissione aperta a tutti i laureati, indipendentemente dal punteggio di laurea.

Ad ogni modo un voto di laurea alto amplia le probabilità di accesso al corso post-laurea desiderato.

Concorsi nella pubblica amministrazione

Il diritto europeo ha imposto all’ordinamento italiano il recepimento di un principio: l’illegittimità del voto minimo per i concorsi pubblici. Lo Stato quindi non dovrebbe imporre un voto minimo di laurea tra i presupposti per poter partecipare ad un concorso. “Dovrebbe”, perché sebbene tale principio sia stato anche introdotto dalla legge italiana in materia di accesso al pubblico impiego [2], non sono mancati bandi redatti in aperta violazione di questa regola.

Ad ogni modo c’è da dire che anche prima della soppressione di questo limite, i concorsi pubblici che prescrivevano un voto minimo di laurea erano pochi: principalmente era la Banca d’Italia a riservare l’accesso ai laureati con non meno di 105.

Oggi quindi si può sostenere che il punteggio di laurea non costituisce più un freno per l’accesso ai concorsi pubblici. Tuttavia non è preclusa la possibilità di riconoscere un punteggio extra a chi si laurea con un punteggio più alto o a chi ottiene la lode.

Lavoro in azienda

Chi invece punta sugli annunci di lavoro presso aziende o privati dovrà fare i conti con la naturale “legge del mercato”. Quando si rientra nell’ambito di un profilo ricercato, la spunterà il candidato con il curriculum più “convincente”, secondo la personale valutazione di chi si occupa della selezione del personale. Ovviamente un voto di laurea alto, specie se ottenuto in tempi brevi, costituisce un ottimo biglietto da visita. Viceversa, con un punteggio di laurea troppo basso, il proprio curriculum potrebbe essere direttamente cestinato.

Ciò non toglie che, considerata l’attuale realtà del mercato del lavoro, l’esperienza lavorativa pregressa assume un rilievo maggiore rispetto al proprio percorso di studi. Quindi anche in questo ambito si può sostenere che, almeno a volte, il punteggio di laurea passa in secondo piano o può risultare addirittura ininfluente.

note

[1] Si tratta degli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo

[2] Art. 17 Legge delega n. 124/2015.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK