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Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

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Lo sai che? Che si rischia a camminare senza documenti d’identità?

> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

Che succede se polizia o carabinieri mi fermano per strada e, chiedendomi la carta d’identità, dico che l’ho lasciata a casa?

Non è obbligatorio camminare con i documenti d’identità. Chi viene però fermato dalla polizia, dai carabinieri o da altra pubblica autorità è obbligato a fornire le proprie generalità, ossia dare il proprio nome, cognome, residenza, data e luogo di nascita (non è richiesto ricordare a memoria il proprio codice fiscale o gli estremi del proprio documento d’identità).

Che succede se la persona fermata si rifiuta di fornire i propri dati anagrafici? Secondo la Cassazione, il rifiuto opposto da taluno alla richiesta, da parte di un ufficiale o agente di polizia, di dichiarare le proprie generalità legittima l’accompagnamento coattivo del soggetto negli uffici di polizia o nella caserma dei carabinieri e giustifica l’uso della forza (cosiddetta coazione fisica), come la forza muscolare, se il cittadino oppone resistenza, anche semplicemente passiva. L’uso della forza deve però essere rigorosamente proporzionato al tipo ed al grado della resistenza opposta. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la condotta di agenti di Polizia i quali avevano accompagnato coattivamente presso i propri uffici il soggetto richiesto di declinare le proprie generalità, dopo che lo stesso, in un contesto di persone in atteggiamento ostile alle Forze dell’Ordine, si era limitato alla “fugace” esibizione di un documento di identità) [1].

Documenti d’identità: poteri di polizia e carabinieri

Quando il cittadino viene invitato a fornire le proprie generalità e i documenti, chiaramente è costretto a dare la carta d’identità, patente, passaporto o tessera sanitaria se ne è munito e li ha con sé. Ma, come detto, non è obbligatorio camminare con i documenti d’identità (salvo solo la patente per chi è alla guida di un mezzo a motore). Quindi, se il cittadino è privo di documenti di identità, perché li ha lasciati a casa, non gli può essere contestato alcun reato. Tuttavia la polizia o i carabinieri possono chiedergli di fornire a voce le proprie generalità, indicando nome, cognome, luogo e data di nascita o residenza. Non possono imporgli di ricordare il numero della carta d’identità o del codice fiscale.

Secondo la Cassazione, il codice penale [2] contiene l’obbligo per il soggetto di fornire al pubblico ufficiale indicazioni sulla propria identità personale, non di documentarla. Pertanto il rifiuto di consegnare i propri documenti per l’identificazione non concreta gli estremi della contravvenzione se il soggetto fornisce le proprie generalità al pubblico ufficiale consentendogli la possibilità di procedere alla sua identificazione attraverso altri mezzi, quali il prelievo del numero di targa dell’autovettura o l’accompagnamento a un posto di polizia per la identificazione [3].

In buona sostanza, questo significa che il reato può scattare non solo quando il cittadino si rifiuti di dare i propri documenti d’identità – di cui potrebbe legittimamente essere sprovvisto al momento del controllo – ma anche di fornire le proprie generalità oralmente.

Il cittadino può essere quindi condannato non solo se si astiene dall’esibire i suoi documenti d’identità, ma si rifiuta anche di declinare le proprie generalità ai Carabinieri a fronte di un controllo: la norma del codice penale ha infatti come scopo quello di evitare che la Pubblica amministrazione sia intralciata nell’identificazione della persona cui le generalità sono richieste nell’esercizio dei potere discrezionale attribuito al pubblico ufficiale.

Ma che succede se, anche qualora la persona fornisca le proprie generalità, la polizia ha il sospetto che i dati indicati siano falsi o inventati?

Se ci sono indizi per ritenere che il nome dato o i documenti forniti siano falsi, gli agenti di polizia e i carabinieri possono costringere il cittadino a seguirlo presso la più vicina pattuglia di polizia o stazione dei carabinieri. Questo si chiama fermo di identificazione o accompagnamento.

Il soggetto può essere trattenuto per non più di 24 ore: dopodiché scatta l’obbligo del rilascio. In ogni caso il pubblico ufficiale deve comunicare l’avvenuto accompagnamento per l’identificazione al Procuratore della Repubblica.

Il cittadino non ha diritto a ottenere l’invito, da parte del pubblico ufficiale, a nominare un difensore che partecipi alle operazioni, sebbene può sempre farlo di sua spontanea volontà, telefonando ad esempio al proprio avvocato.

Chi rifiuta di fornire le proprie generalità o di esibire i documenti, oltre all’accompagnamento in questura di cui abbiamo parlato, rischia un procedimento penale. In particolare:

  • il cittadino italiano o comunitario che si rifiuta di dire il proprio nome e gli estremi anagrafici verrà incriminato per il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale [2], punito con l’arresto fino a 1 mese. Invece chi si rifiuta di esibire i documenti di identità – pur essendone in possesso – è punito con l’arresto fino a due mesi [4];
  • il cittadino extracomunitario che non esibisce alla polizia i propri documenti (passaporto e permesso) senza un valido motivo rischia l’arresto fino a 6 mesi; se c’è motivo di dubitare della sua identità, può essere accompagnato in questura per rilievi segnaletici, anche in questo caso per massimo 24 ore [5].

Documenti d’identità: poteri dell’agente in borghese

Nel caso in cui il controllo e la richiesta di fornire i propri documenti o, in alternativa, le proprie generalità, venga impartito da un agente in borghese questi ha prima l’obbligo di identificarsi, dichiarando il proprio nome e cognome, il numero di matricola e il corpo di appartenenza (ad esempio: poliziotto, carabiniere, ecc.) e di mostrare il tesserino di riconoscimento. Se questi non ottempera a tale obbligo, il cittadino non è tenuto ad obbedirgli.

In ogni caso, anche quando l’agente non è in borghese, è diritto del cittadino chiedere le generalità degli agenti che procedono all’identificazione, conoscere il loro nome e cognome, la matricola e la targa dell’auto. Questo perché se dovesse essere posto un accompagnamento coattivo presso la stazione sarà possibile poi proporre denuncia in caso di mancanza dei presupposti di legge.

Documenti d’identità: poteri dei militari in servizio nelle città

Anche i militari in servizio nelle città possono fermare i cittadini e chiedere loro i documenti di identità o, in mancanza, le generalità. Questi infatti hanno lo status di agente di pubblica sicurezza, ma non possono svolgere funzioni di polizia giudiziaria. Il che significa che, al pari di polizia e carabinieri, possono accompagnare in questura il cittadino che si rifiuti a fornire le proprie generalità o quando vi siano sospetti sulla falsità dei documenti o delle generalità date; devono darne notizia al Procuratore della Repubblica.

Documenti d’identità: poteri dei vigili urbani

Stesse soluzioni per gli agenti della polizia municipale (i cosiddetti vigili urbani). Questi ultimi infatti, non possono considerarsi una polizia minore seppur esercitano specificamente la funzione nel territorio di competenza (difatti possono procedere a sequestri, perquisizioni e quant’altro al pari delle altre forse di polizia).

Documenti d’identità: poteri del controllore dell’autobus, treno, metro

Veniamo infine all’inflazionato caso del controllore dell’autobus, del treno, della metro o del tram che intenda contestare la multa a chi viene trovato senza biglietto. Il controllore è un pubblico ufficiale e pertanto ha il potere di chiedere le generalità al cittadino per elevare la multa. Il cittadino non può rifiutarsi di fornire il proprio nome, cognome, residenza, luogo e data di nascita poiché, in tal caso, verrà incriminato per il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale [2], punto con l’arresto fino a 1 mese.

Il controllore può inoltre chiedere di mostrare i documenti solo qualora intenda fare la multa al passeggero trovato senza biglietto. Se però il passeggero è uscito di casa senza i documenti di identità (carta d’identità, patente, passaporto, ecc.) il controllore può fermarlo e chiamare la polizia per procedere alla sua identificazione.

Ricordiamo che il controllore non è un agente di polizia anche se a volte si comporta come tale. Se accusa il passeggero di un reato, deve fare la denuncia come un normale cittadino. Il suo potere è dunque limitato a fare soltanto la multa.

note

[1] Cass. sent. n. 22529/2015.

[2] Art. 651 cod. pen.

[3] Cass. sent. del 25.06.1987: «Non può configurarsi il reato di cui all’art. 651 c.p. quando non venga accertato un effettivo rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale. Pertanto, il rifiuto di consegnare i propri documenti per la identificazione non concreta gli estremi della contravvenzione se il soggetto fornisce le proprie generalità al pubblico ufficiale, consentendogli di procedere alla sua identificazione attraverso altri mezzi, quali il prelievo del numero di targa dell’autovettura o l’accompagnamento a un posto di polizia per l’identificazione, poiché il precetto di cui al citato art. 651 contiene l’obbligo per il soggetto di fornire al pubblico ufficiale indicazioni sulla propria identità personale e non di documentazione».

[4] Art. 294 reg .att. tulps e art. 221 tulps.

[5] Art. 6 d.lgs. n. 286/98.

Autore immagine: 123rf com

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4 Commenti

  1. non mi risulta che i vigili urbani o polizia locale o polizia municipale hanno poteri limitati e non possono accompagnare coattivamente il cittadino che si rifiuta di fornire le generalità….

  2. Contraddittorio il vostro parere sull’intervento della polizia locale, prima dite che per l’accompagnamento bisogna essere in possesso del decreto di ps, (falso), poi dite che i “vigili urbani” non possono effettuare l’accompagnamento. Ricordo che la Pl ha qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria.

  3. Agente di Polizia di sicurezza…. Ma è da dove è uscito quest’altro termine… Al massimo la qualifica è di Agente di pubblica sicurezza…. E poi per fare un fermo di Polizia per identificazione devi avere la qualifica di Ag/uff di Polizia giudiziaria…. Che abbiamo tutti….. L’informazione errata è peggio della non informazione

  4. Spiace dover constatare una estrema approssimazione nell’argomento trattato, approssimazione che, sulla base dell’autorevolezza della fonte, potrebbe cagionare in chi leggesse e facesse tesoro degli argomenti trattati, una errata percezione dell’autorità soprattutto di quelle figure, definite operatori di apolizia Giudiziaria ( agenti ed ufficiali), alle quali è demandato, dalla legislazione vigente, il compito di identificare gli autori dei reati, in relazione ai quali, un persona abbia rifiutato le generalità dovrebbe essere accompagnata dai procedenti (carabinieri, polizia di stato, polizia locale e guardia di finanza) c/o un posto di polizia al fine di una completa identificazione.
    Come scrivevo sopra, spiace dover leggere tali inesattezze soprattutto alla luce del fatto che potrebbero stimolare il lettore nel tenere comportamenti palesemente al di fuori della legalità con conseguenze di estrema gravità.
    L’auspicio, mi sia consentito, è che venga rivisto l’articolo soprattutto in merito alle peculiarità della funzione di polizia giudiziaria della quale sono rivestiti gli agenti dibapolizia alocale di tutto il territorio nazionale.

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