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Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

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Lo sai che? Avvocati impreparati, arrivano le sanzioni disciplinari

> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2016

Anche se il cliente non subisce un danno effettivo, l’avvocato che ignora le regole di procedura civile e non ha una preparazione necessaria alla difesa può subire la sanzione disciplinare dal Consiglio dell’Ordine.

L’avvocato inesperto e impreparato, che sbaglia completamente l’impostazione della difesa di una causa, ignorando i principi di diritto, può subire una sanzione da parte del Consiglio dell’Ordine. E questo anche se si trattava di una «causa persa». A dirlo sono nientemeno che le Sezioni Unite della Cassazione con una sentenza depositata poche ore fa [1], una sentenza che certamente non mancherà di aprire discussioni e condivisibili preoccupazioni.

«Gli esami non finiscono mai» anche per i legali: benché la responsabilità professionale dell’avvocato dà diritto al risarcimento solo se l’errore da questi commesso abbia procurato un concreto danno al cliente (ossia solo se quest’ultimo riesce a dimostrare che, senza l’errore, avrebbe vinto la causa), dal punto di vista disciplinare le cose cambiano e non sono così rosee. Secondo infatti la sentenza in commento l’avvocato incompetente rischia una sanzione disciplinare.

Rischia grosso il legale che assume la difesa di una causa ma non ha la necessaria preparazione: è il caso del professionista che, ad esempio, nell’ambito della fase istruttoria del giudizio, articola domande generiche ai testimoni e prove inammissibili. E in tali ipotesi, per far scattare la sanzione, non è necessario dar prova che, senza la condotta incriminata, la causa sarebbe stata vinta: la responsabilità disciplinare infatti prescinde da un effettivo danno al cliente. Insomma, è sufficiente dar prova solo della condotta colpevole affinché il Consiglio dell’Ordine possa procedere anche d’ufficio, al di là dell’esposto del cliente.

Secondo le Sezioni Unite della suprema Corte, la cattiva esecuzione, da parte dell’avvocato, del mandato conferitogli dal cliente ha un rilievo autonomo sul piano disciplinare, indipendentemente dalla sussistenza dei presupposti civilistici per l’azione di risarcimento del danno.

La vicenda riguarda la denuncia al Consiglio dell’Ordine fatta nei confronti di un avvocato dal suo cliente; questi gli aveva conferito procura a rappresentarlo in una causa contro il datore di lavoro. Ma a detta del cliente – visione condivisa dal Consiglio dell’Ordine – il legale non era stato diligente prima e durante la stesura del ricorso.

La descrizione dei fatti contenuta nell’atto processuale era stata confusionaria. Inoltre il ricorso conteneva errori di diritto «ingiustificabili»: veniva ad esempio richiesta la reintegra del dipendente nonostante l’azienda avesse meno di 15 dipendenti (situazione anteriore alle modifiche del Job Act). Il giudice poi aveva rilevato, nella sentenza di rigetto, la superficialità degli atti difensivi.

Violazione del dovere di diligenza

A prescindere dai presupposti della responsabilità civile di tipo patrimoniale per i danni procurati al cliente – responsabilità che, come detto, sussiste solo se la causa aveva una ragionevole probabilità di vittoria – l’avvocato che non difende in modo professionale e scrupoloso il proprio cliente viola la norma deontologica che gli impone l’osservanza del dovere di diligenza. Per questo illecito è sufficiente dimostrare il comportamento negligente, anche se si trattava di una «causa persa».

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 25633/16 del 14.12.16.

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