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Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2016

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Lo sai che? Che fare se sono malato e l’azienda non mi cambia mansioni?

> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2016

Il dipendente che soffre di una patologia seria ha il diritto a imporre al datore di lavoro di prendere misure adeguate per salvaguardare la sua salute.

 

Deve risarcire il danno al dipendente malato il datore di lavoro che, pur conoscendo la patologia di cui soffre quest’ultimo, non fa nulla per tutelare la sua salute. È quanto stabilisce la Corte di Appello di Potenza [1] che ricorda come, tra gli obblighi dell’azienda, non vi sia solo quello di corrispondere puntualmente lo stipendio, ma anche di predisporre un ambiente lavorativo salubre, salvaguardando il lavoratore dai rischi per la sua incolumità o di aggravamento delle patologie già sussistenti.

 

Pertanto, se il medico aziendale stabilisce che il lavoratore è inidoneo al compimento di determinate mansioni – inidoneità per via di una particolare patologia che gli impedisce di svolgere le precedenti mansioni – il datore deve prendere provvedimenti immediati. Se non lo fa e la malattia si aggrava, l’azienda dovrà risarcire il dipendente – o, in caso di suo decesso, gli eredi – anche se non sono state le mansioni a provocare la patologia ma esse hanno concorso al peggioramento delle condizioni di salute.

È il codice civile [2] a imporre, al datore di lavoro, di adottare – nell’esercizio dell’impresa – tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti. Questo significa non solo prevenire gli infortuni causati da macchinari e oggetti presenti in azienda (si pensi a un impianto elettrico coi fili scoperti, a un pavimento scivoloso, ecc.), ma anche fare in modo di prevenire – per quanto possibile – l’aggravamento di malattie di cui il dipendente soffre già per ragioni esterne al suo lavoro. Insomma, bisogna avere un particolare occhio ai vari malanni che affliggono i prestatori d’opera, di modo che le loro condizioni di salute non abbiano a peggiorare proprio per l’indifferenza dei superiori gerarchici.

Se il rischio alla salute è strettamente collegato alle specifiche mansioni svolte dal dipendente, quest’ultimo ha il diritto di chiedere di essere adibito a mansioni differenti. Solo in ultima analisi, qualora non sia possibile individuare mansioni alternative non usuranti o meno stressanti, il datore di lavoro che non riesca neanche a collocare il lavoratore a mansioni inferiori, può licenziarlo.

Secondo la sentenza in commento, a seguito del giudizio di inidoneità del medico aziendale, il dipendente deve essere immediatamente allontanato dalle sue mansioni, anche con collocamento in congedo forzato ed anche infine con l’avvio della procedura per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ove non siano rinvenibili, in azienda, altre mansioni, anche meno qualificate ma compatibili con lo stato di salute.

Il datore ha l’obbligo di inibire al lavoratore affetto da malattia la prosecuzione della propria attività, ed ha il diritto di sciogliere immediatamente il rapporto di lavoro solo se lo stato patologico è destinato ad essere permanente, oppure a prolungarsi oltre il periodo di comporto, e sempre che non sia possibile adibire il lavoratore a mansioni diverse o all’espletamento delle stesse mansioni con modalità diverse.

Se, insensibile di tutto ciò, il datore di lavoro mantiene in servizio il dipendente con i medesimi compiti, per quanto giudicati ordinari, non gravosi o difficili e non causa della patologia accertata, sarà obbligato a risarcire tutti i danni derivati dall’aggravamento della malattia lamentata dal dipendente. E se questi dovesse morire proprio a causa delle sue precarie condizioni, il risarcimento sarà dovuto ai suoi eredi.

Il certificato del medico aziendale è il documento da cui l’azienda deve partire: di esso deve prendere atto, perché costituisce prova dell’inidoneità del lavoratore a svolgere determinate mansioni. Il datore che colpevolmente ignora il giudizio del medico rischia gravi responsabilità a causa della sua inerzia. E ciò anche se l’azienda non ha alcuna responsabilità in merito alla iniziale insorgenza della malattia: la responsabilità consegue solo per aver imposto al dipendente di continuare a svolgere le precedenti mansioni, con conseguente sovrasforzo energetico malgrado le sue condizioni fisiche.

«Determinate mansioni – chiosa la sentenza – in sé faticose ma inizialmente non rischiose né particolarmente usuranti per le modalità con le quali vengono svolte, possono divenire concausa dell’aggravamento di una malattia preesistente a fronte dell’aggravarsi della situazione fisica del lavoratore, portata a conoscenza del datore». In questi casi il datore deve rimediare prontamente, rideterminando il contenuto delle mansioni, e dei propri obblighi di protezione.

note

[1] C. App. Potenza, sent. n. 215/16 del 19.05.2016.

[2] Art. 2087 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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