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Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2016

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Lo sai che? Si può registrare una conversazione di nascosto?

> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2016

Alcune considerazioni sulla liceità ed utilizzabilità processuale delle registrazioni  eseguite di nascosto e senza consenso.

Il problema relativo alla possibilità di registrare una conversazione all’insaputa dei presenti è divenuto di stretta attualità: lo sviluppo tecnologico e la facilità con cui si reperiscono i mezzi tecnici per registrare, sia audio sia video (pensiamo ad esempio ai cosiddetti smartphone) sono tali che, con relativa facilità (basta, tutto sommato, nascondere nella tasca della giacca il proprio telefono cellulare) succede sempre più spesso di trovarsi di fronte a questo tipo di prova. Quando vengono effettuate registrazioni di tipo audio-visivo, senza il consenso dei conversanti, prima ancora della valutazione circa l’importanza del contenuto registrato, si pone il problema della loro effettiva utilizzabilità in un processo. In altri termini, e per dirla in soldoni, la prima domanda alla quale occorre rispondere è la seguente: se registro una conversazione senza il consenso di chi sto registrando la posso poi usare in tribunale?

Facciamo un esempio. Poniamo il caso che Tizio, sospettando che Caio gli abbia rubato la macchina, arbitrariamente e senza alcuna autorizzazione, metta un registratore nella autovettura di Caio e che, così facendo, riesca a registrare delle conversazioni dal contenuto obiettivamente compromettente e/o indicativo della commissione del reato (es. Caio parlando con Mevio confessa di aver commesso il furto ai danni di Tizio).

La registrazione conferma, effettivamente, che Tizio aveva ragione a sospettare di Caio e che, effettivamente, quest’ultimo è il ladro della sua autovettura. Ma quelle registrazioni  possono essere utilizzate legittimante in Tribunale?

La risposta è no, non possono essere utilizzate perché, il principio da cui prendere le mosse è quello secondo il quale le comunicazioni tra persone non possono essere intercettate (e chiaramente registrate) senza motivato provvedimento della autorità giudiziaria.

Il continuo uso dello strumento «registrazioni»  ha, però, indotto la giurisprudenza ad interpretazioni giuridiche che, in qualche misura, potessero essere rispettosi della indicata regola normativa (che costituisce, ad avviso di chi scrive, anche una regola di civiltà) senza però mandare disperso materiale di prova di sicura rilevanza e di immediata percezione.

In questo senso ed a questi fini è stato elaborato il principio secondo il quale la registrazione fonografica di un colloquio effettuata da un soggetto che ne sia partecipe o comunque sia ammesso ad assistervi, è da considerare legittima, secondo il codice di procedura penale, anche se eseguita clandestinamente ovvero, in altri termini, se eseguita senza informare gli altri interlocutori della registrazione [1].

 

In buona sostanza, ciò che rende lecite ed utilizzabili le registrazioni anche clandestine (nel senso di non autorizzate dalla autorità giudiziaria ed effettuate di nascosto) è la circostanza che la persona che le effettua sia uno dei partecipanti alla discussione oppure, pur non partecipandovi attivamente, sia stato autorizzato a prendervi parte.

Volendo ritornare all’esempio precedente, per essere utilizzabili quelle intercettazioni, sarebbe necessario che Caio confessi la commissione del reato parlando con Mevio in presenza di Tizio. In questo caso, essendo Tizio presente alla conversazione che ha registrato, ben potrebbe, secondo la recente elaborazione giurisprudenziale, fornire la prova del furto utilizzando le registrazioni anche se clandestine.

A queste condizioni, in pratica, le registrazioni sono da considerare lecite ed ammissibili e, in quanto riproducenti direttamente ed immediatamente un fatto storico, possono essere considerate alla stessa stregua di qualsiasi altra prova di tipo documentale (es. un contratto).

Per completezza e concludendo, c’è da considerare che costituisce reato [2] la registrazione di conversazioni alle quali non si partecipa e/o non si è autorizzati ad assistere. In questo caso è ovvio che le registrazioni non possono essere considerate utilizzabili.

note

[1] Cass. Sent. n. 19158/15 del 20.03.2015  “ciascuno dei soggetti che partecipano ad una conversazione è pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale può essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma piu’ opportuna, documentazione e quindi prova di ciò che direttamente pone in essere o che è posto in essere nei suoi confronti […]”.

 

[2] Art. 615 bis cod.pen. “Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”.

 

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