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Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Lo sai che? Pensione a 64 anni, mi spetta con la partita Iva?

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Salvacondotto per i nati sino al 31 dicembre 1952: i lavoratori autonomi si pensionano a 64 anni solo se rispettano dei rigidi requisiti.

 

Al 31 dicembre 2012 possiedo 35 anni di contributi e 60 anni di età: posso pensionarmi col salvacondotto anche se ho, da parecchi anni, la partita Iva aperta?

I lavoratori nati sino al 31 dicembre 1952, che vogliono pensionarsi a 64 anni col salvacondotto, oltre ai normali requisiti devono rispettare delle rigide condizioni aggiuntive, se risultano anche lavoratori autonomi. Se, infatti, non risultano occupati come lavoratori dipendenti del settore privato alla data del 28 dicembre 2011, devono possedere almeno 35 anni di contributi derivanti esclusivamente da lavoro dipendente, più la quota 96, se uomini, oppure devono avere almeno 20 anni di contributi derivanti esclusivamente da lavoro dipendente, se donne.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire in che cosa consiste il beneficio della pensione a 64 anni col salvacondotto e quali sono i requisiti necessari per ottenerlo.

Salvacondotto per la pensione: come funziona

Il cosiddetto salvacondotto è un beneficio che consente di pensionarsi a 64 anni di età (64 anni e 7 mesi, nel 2016, per effetto degli incrementi legati alla speranza di vita), senza penalizzazioni sull’assegno, per coloro che sono nati sino al 31 dicembre 1952. Per beneficiare del salvacondotto, però, è necessario possedere:

  • almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2012, per gli uomini;
  • almeno 20 anni di contributi al 31 dicembre 2012, per le donne.

Inoltre, possono ottenere l’agevolazione con questi requisiti i soli dipendenti del settore privato: gli altri lavoratori, invece, devono rispettare delle condizioni più rigide. Vediamo quali.

Salvacondotto per la pensione: quali requisiti per le partite Iva?

Se il lavoratore interessato a pensionarsi a 64 anni ha una partita Iva aperta o, comunque, possiede, oltre ai contributi da lavoro dipendente nel settore privato, anche contributi da lavoro autonomo, come quelli accreditati presso la gestione Artigiani e commercianti, questi non gli precludono il salvacondotto. Al contrario, possono essere contati ai fini di questa particolare pensione di anzianità, a condizione che alla data del 28 dicembre 2011 l’interessato risulti occupato come dipendente del settore privato [1]. Che cosa succede, però, se alla stesa data il lavoratore con partita Iva non risulta in attività come dipendente del settore privato?

In questo caso, è necessario che il lavoratore raggiunga l’anzianità contributiva richiesta con i soli contributi da lavoro dipendente del settore privato; inoltre, se per i soli uomini, è necessario anche il possesso della quota 96, al 31 dicembre 2012.

In buona sostanza, chi non è occupato come lavoratore dipendente del settore privato alla data del 28 dicembre 2011 può raggiungere il salvacondotto solo se possiede, al 31 dicembre 2012:

  • se uomo:
    • 35 anni di contributi esclusivamente in qualità di lavoratore dipendente del settore privato (non valgono i contributi da lavoro autonomo, i contributi volontari, i contributi figurativi maturati per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, i contributi da riscatto non correlato ad attività lavorativa);
    • quota 96, intesa come somma di età e contribuzione;
  • se donna:
    • 20 anni di contributi esclusivamente in qualità di lavoratrice dipendente del settore privato (non valgono i contributi da lavoro autonomo, i contributi volontari, i contributi figurativi maturati per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, i contributi da riscatto non correlato ad attività lavorativa).

Queste particolarità sono state chiarite dall’Inps proprio pochissimo tempo fa con una circolare [2], a causa delle innumerevoli domande respinte, nonostante i requisiti della Legge Fornero [3], che ha istituito il salvacondotto, fossero, teoricamente, rispettati.

A nostro parere, anche questa circolare dell’Inps restringe notevolmente il campo d’applicazione del salvacondotto: tuttavia, per contestare la reiezione della domanda di pensione basata su queste nuove disposizioni, non basterà effettuare un semplice ricorso, ma sarà necessaria una causa di notevole complessità, in quanto la contestazione verterebbe sulla circolare dell’Inps, non sulla reiezione della domanda di pensione.

note

[1] Inps. Mess. n. 219/2013.

[2] Inps Circ. n. 196/2016

[3] D.L. 201/2011.

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