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Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Lo sai che? Come pagano la malattia

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

Pagamento dell’indennità di malattia: come si calcola, quando deve pagare l’Inps e quando il datore di lavoro.

Quando un dipendente si ammala, il suo rapporto di lavoro è sospeso ma ha comunque diritto ad una retribuzione, pur non essendo effettuata la prestazione lavorativa: si tratta dell’indennità di malattia. L’indennità di malattia è solitamente a carico dell’Inps, anche se integrata dal datore di lavoro, secondo le previsioni dei contratti collettivi. In determinati casi, invece, è totalmente a carico del datore di lavoro.

L’indennità di malattia, comunque, è pagata sino a un determinato limite, pari a 180 giorni nell’anno solare nella generalità dei casi: i contratti collettivi possono però prevedere che il datore di lavoro continui a indennizzare il lavoratore per un numero più elevato di giornate.

Ma procediamo per ordine e vediamo, in questa breve guida, quali lavoratori hanno diritto all’indennità di malattia e come viene calcolata e pagata.

Indennità di malattia: chi ne ha diritto?

Secondo quanto stabilito dall’Inps, l’indennità di malattia spetta alle seguenti tipologie di lavoratori:

  • operai settore industria;
  • operai ed impiegati settore terziario e servizi;
  • lavoratori dell’agricoltura;
  • apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori sospesi dal lavoro;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi;
  • lavoratori iscritti alla gestione separata (si tratta dei cosiddetti co.co., i lavoratori parasubordinati).

Al contrario non spetta ai:

  • collaboratori familiari (lavoratori domestici);
  • impiegati dell’industria;
  • dirigenti.

Per questi lavoratori è comunque prevista un’indennità a carico del datore di lavoro, in misura differente a seconda della categoria di appartenenza, dell’anzianità di servizio e dell’inquadramento.

Indennità di malattia: quando paga l’Inps?

L’indennità di malattia, anche se a carico dell’Inps, è normalmente pagata dal datore di lavoro, che poi conguaglia quanto anticipato sottraendolo dai contributi dovuti all’ente. In certi casi, però, è direttamente l’Inps a pagare l’indennità. In particolare, l’erogazione diretta da parte dell’istituto spetta:

  • ai cosiddetti Otd, i lavoratori agricoli a tempo determinato;
  • ai lavoratori stagionali;
  • nel caso in cui il datore di lavoro non possa anticipare l’indennità;
  • ai lavoratori disoccupati o sospesi che non usufruiscono della Cigo (cassaintegrazione);
  • ai dipendenti di aziende sottoposte a procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria);
  • ai lavoratori che ricevono il pagamento diretto della Cigo o della Cassa Integrazione in deroga;
  • ai lavoratori aventi diritto all’erogazione diretta secondo disposizioni della Dtl (Direzione Territoriale del Lavoro);
  • ai dipendenti che si sono ammalati prima che l’azienda cessasse l’attività;
  • nel caso in cui il datore di lavoro si sia rifiutato di anticipare l’indennità (in questo caso l’Inps è tenuta a diffidarlo: qualora non adempia entro 30 giorni dal sollecito, l’Istituto procede al pagamento diretto).

In queste situazioni, per ricevere l’erogazione dall’Inps dell’indennità di malattia, il lavoratore è tenuto a presentare una domanda di pagamento alla sede dell’Inps territorialmente competente.

All’interno della domanda, il dipendente deve dichiarare:

  • di non avere ricevuto da parte dell’azienda/ datore di lavoro nessuna somma per la patologia indennizzabile;
  • qualora abbia ricevuto una parte dell’indennità, è tenuto a dichiarare l’ammontare incassato, e l’Istituto liquiderà quanto ancora spettante.

Indennità di malattia: pagamento per i lavoratori a termine

Per i dipendenti assunti a tempo determinato, il pagamento dell’indennità di malattia è eseguito:

  • dal datore di lavoro (che anticipa la prestazione, e la conguaglia con i contributi previdenziali dovuti), per un numero di giorni pari a quelli di attività effettuata alle sue dipendenze;
  • direttamente da parte dell’Inps, per le giornate di lavoro svolte presso precedenti datori di lavoro;
  • direttamente da parte dell’Inps, qualora nei 12 mesi precedenti la patologia il dipendente abbia lavorato meno di 30 giorni; il periodo indennizzabile massimo, in quest’ipotesi, è pari a 30 giorni nell’anno solare.

Indennità di malattia: come si calcola

L’indennità è pari ad una percentuale della retribuzione media giornaliera: normalmente non è dovuta nei primi 3 giorni di assenza, detti periodo di carenza, ed è dovuta in misura pari al 50% sino al 20° giorno di assenza, ed al 66,66% dal 21° giorno, sino ad un massimo di 180 giorni.

La retribuzione media giornaliera si calcola in modo diverso a seconda che si tratti di lavoratori inquadrati come operai o impiegati:

  • nel caso di impiegati, il calcolo avviene sommando la retribuzione lorda del mese precedente ai ratei di mensilità aggiuntive (tredicesima ed eventuale quattordicesima); il risultato così ottenuto va diviso per 30; il rateo di ogni mensilità aggiuntiva si calcola dividendo per 12 la retribuzione base, per cui se il contratto prevede sia la tredicesima che la quattordicesima, bisogna aggiungere 2 dodicesimi della retribuzione base;
  • per gli operai il calcolo avviene dividendo la retribuzione lorda del mese precedente per le giornate retribuite e sommando al risultato così ottenuto i ratei di mensilità aggiuntiva divisi per 25.

Se il contratto prevede un orario di lavoro distribuito in 5 giorni è necessario un ultimo accorgimento: le giornate retribuite del mese precedente devono essere moltiplicate per 1,20; ad esempio, se le giornate lavorate del mese precedente sono 20, la retribuzione lorda andrà divisa per 24 (20 x 1,20).

Anche il criterio delle giornate indennizzabili è variabile a seconda che si tratti di operai o impiegati; l’Inps difatti retribuisce le due categorie applicando il seguente principio:

  • per gli impiegati le giornate indennizzabili sono pari a tutte le giornate comprese nel periodo indennizzato (solitamente nel mese), escluse le festività nazionali ed infrasettimanali cadenti di domenica;
  • per gli operai, le giornate indennizzabili sono pari a tutte le giornate comprese nel periodo, con esclusione delle domeniche e delle festività nazionali ed infrasettimanali (anche non cadenti di domenica).

I contratti collettivi, comunque, prevedono sempre una quota parte (cioè una percentuale della retribuzione) di integrazione dell’indennità, a carico del datore di lavoro.

A tal proposito, resta a carico del datore di lavoro la retribuzione:

  • di tutte le categorie di lavoratori esclusi dal trattamento a carico dell’Inps;
  • dei primi 3 giorni dell’evento di malattia (carenza);
  • delle festività nel caso degli operai;
  • delle festività cadenti di domenica per gli impiegati;
  • dell’integrazione stabilita dal contratto collettivo del settore.
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