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Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Lo sai che? Documenti, cosa succede se cammino senza?

> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Nessuna legge prevede l’obbligo di camminare portando con sé i documenti d’identità. È invece obbligatorio fornire i propri dati.

Cosa succede se la polizia mi chiede di mostrare i documenti ed io li ho lasciati a casa? Niente. Infatti, non esiste alcun obbligo nel portare sempre con sé i propri documenti di riconoscimento. Il nostro ordinamento non prevede quindi sanzioni in tal senso. Ma questo non vuol dire che posso passarla completamente liscia.

Se durante una passeggiata a piedi – polizia, carabinieri o comunque un rappresentante delle forze dell’ordine – mi chiede un documento, dopo il mio diniego non posso certo tirare dritto. La legge non prevede alcun obbligo nel portarsi dietro i documenti, ma prevede l’obbligo di fornire le proprie generalità.

Cosa vuol dire fornire le proprie generalità? Vuol dire dare tutti gli elementi utili alla propria identificazione, oppure, come dice il codice penale, le indicazioni sulla propria identità personale [1]. Questi elementi sono, ad esempio, il nome, il cognome, la data di nascita, eccetera.

Il rifiuto di fornire al pubblico ufficiale le proprie generalità prevede, invece, una sanzione (la sanzione è la reazione che l’ordinamento giuridico prevede in caso di violazione di una norma). Qual è questa sanzione? Innanzitutto l’agente che ha chiesto le generalità è autorizzato, anche con la forza, ad accompagnarmi in caserma. Tecnicamente questa azione si chiama coazione fisica [2].

Attenzione però. La coazione fisica, o accompagnamento coattivo, deve sempre essere sempre proporzionata al grado di resistenza opposta. È normale, però, che a un netto rifiuto di farsi identificare, polizia o carabinieri possono usare la «forza muscolare» per procedere all’identificazione in caserma.

Cosa devo dire alle forze di polizia se sono senza documenti?

Come abbiamo visto, la legge non prevede alcuna sanzione qualora un soggetto sia sprovvisto di documento di riconoscimento. È ovvio, però, che in una situazione del genere, poliziotti o carabinieri, siano poi tenuti a chiedere a voce gli elementi necessari all’identificazione. Ed allora, gli agenti possono chiedere lecitamente dati come nome, cognome, residenza, luogo e data di nascita. Al contrario non possono pretendere risposte come il codice fiscale, oppure, ancora più complesso, il numero della carta d’identità. Il perché ce lo spiega la Cassazione, secondo cui il codice penale sancisce l’obbligo per il soggetto di fornire al pubblico ufficiale i dati sull’identità personale, non di documentarla. Ne consegue che, si commette reato, solo se la persona in questione si rifiuta di rispondere alle richieste degli agenti.

Cosa succede se la polizia o i carabinieri non si fidano della mia risposta?

Abbiamo appena spiegato che non si è obbligati a portare con sé i documenti, ma si è obbligati a fornire le proprie generalità in caso di controllo. Può capitare che i pubblici ufficiali non siano in grado di verificare le nostre risposte orali. Questo potrebbe far ritenere che le nostre generalità siano false. Ed allora può scattare il fermo di identificazione o accompagnamento. Vuol dire che polizia, carabinieri e vigili urbani (ma solo se questi ultimi possiedono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza), possono costringere il cittadino ad essere seguiti al più vicino ufficio di polizia o caserma. Lo stesso discorso vale per i militari che prestano servizio nelle città. Anche loro possono fermare o identificare i cittadini, ma ricordiamo che non hanno lo status di polizia giudiziaria, ma quello di pubblica sicurezza. Vuol dire che, nell’eventualità, possono accompagnare il cittadino in questura, ma devono comunicarlo al procuratore della Repubblica.

Cosa mi succede se la polizia mi porta in caserma perché non crede ai dati sulle mie generalità?

Chi si trova in un ufficio di polizia (o in una caserma) per essere identificato, può essere trattenuto massimo per 24 ore. Gli agenti, comunque, hanno l’obbligo di avvertire il Procuratore della Repubblica dell’avvenuto accompagnamento per l’identificazione. Trascorse le 24 ore, il soggetto deve essere rimesso in libertà.

Quali conseguenze penali se mi rifiuto di fornire le generalità o di fornire i documenti?

La prima conseguenza l’abbiamo appena vista: c’è l’accompagnamento coatto in caserma. Dopodiché bisogna fare una distinzione:

  • Se la persona in questione è cittadina italiana o comunitaria, l’incriminazione sarà per rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale [4]. Quasi superfluo sottolineare che si tratta di un reato. La pena è l’arresto (1 mese). C’è l’arresto con la stessa incriminazione, ma per un periodo più lungo (2 mesi) se, pur possedendo i documenti, ci si rifiuta di mostrarli [3].
  • Sei mesi, invece, toccano al cittadino extracomunitario che non esibisce i suoi documenti (passaporto o permesso).

Come deve comportarsi l’agente in borghese se deve identificarmi?

Se un agente in borghese deve identificarmi, deve essere prima lui a farlo: deve fornire nome, cognome, numero di matricola e corpo di appartenenza. Ovviamente il tutto deve essere accompagnato mostrando il tesserino. Altrimenti non si è tenuti ad obbedire alla richiesta di fornire i propri dati o di mostrare i documenti.

Il controllore del bus può chiedere i documenti ad un cittadino?

Sì, può farlo. Il controllore di bus, ma anche di treno, metro o tram è un pubblico ufficiale, quindi può chiedere le generalità al cittadino quando ha intenzione di contestare una multa. Cosa succede se il cittadino si rifiuta di fornire i propri dati? Rischia l’incriminazione per il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale. Se il cittadino non ha portato con sé i documenti, il controllore non può portarlo con la forza in ufficio, ma può fermarlo in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine. Il motivo è semplice: il controllore è un pubblico ufficiale, ma non un agente di pubblica sicurezza.

note

[1] Art. 651 Cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 22529/2015.

[3] Art. 294 reg .att. tulps e art. 221 tulps.

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