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Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2016

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Lo sai che? Obblighi e doveri dell’avvocato

> Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2016

Cosa deve fare un avvocato quando svolge la propria attività di difesa in causa o quella stragiudiziale di consulenza allo studio: gli obblighi che spettano ai legali per legge e secondo le sentenze della giurisprudenza e del Cnf.

Per chi non è pratico di leggi e giurisprudenza potrebbe risultare difficile sapere quali siano gli obblighi e i doveri degli avvocati o, dall’altro lato, quali diritti ha il cliente verso il legale che ha nominato o presso il cui studio si sia recato. In verità, non esistono corpi normativi dedicati appositamente a questa categoria, se non la legge di regolamentazione professionale e il codice deontologico (che, peraltro, non è una vera e propria “legge” in senso formale). Così, per sapere i doveri che spettano all’avvocato è necessario rifarsi alle norme del codice civile che regolano il mandato, alle sentenze della giurisprudenza (e, in particolare, a quelle della Cassazione) e del Consiglio Nazionale Forense (il Cnf è l’organo di autoregolamentazione degli avvocati). Non in ultimo, altre indicazioni possono essere tratte proprio dalla deontologia che traccia delle linee – seppur molto generiche – alle quali deve improntarsi tutta l’attività (e anche la vita privata) del professionista. Ma procediamo con ordine.

Non è facile diventare avvocato: tanti gli ostacoli, le prove, gli esami, le selezioni e, infine, i costi da sostenere per rimanere ancorati saldamente all’albo. A fronte di ciò, assistiamo a una professione in lento declino, dove i pochi studi rimasti hanno dovuto associarsi per fronteggiare la concorrenza, anche quella in arrivo dall’estero (a nulla sono servite le limitazioni e restrizioni poste dalla legge nazionale). Un declino non solo economico, ma anche d’immagine: i mali della giustizia, dei tribunali e dei giudici (ormai non più – nell’immaginario collettivo – una categoria ritenuta a difesa del cittadino) vengono riversati sugli avvocati, capro espiatorio di un sistema che fa acqua (e debiti) da tutte le parti.

L’avvocato deve poi rispettare numerosi doveri: le norme sono così tante che, a volte, è difficile ricordarle tutte a memoria. E, se lo è per il professionista, si può immaginare come lo sia per il cliente, spesso all’oscuro dell’esistenza delle stesse leggi che gli attribuiscono diritti. Così, qualcuno, in passato, si è preso animo di redigere un vero e proprio testo unico contenente gli obblighi che deve rispettare l’avvocato (scaricalo qui).

Se poi ti interessa conoscere il codice deontologico degli avvocati lo trovi cliccando qui.

Il cliente che, per la prima o la centesima volta, si affaccia a uno studio legale, e vuol conoscere quali sono i doveri che ha l’avvocato nei suoi confronti potrà tuttavia trovare in questo breve schema alcune importanti indicazioni.

Possiamo dire che la norma cardine di tutta la professione forense è quella secondo cui «l’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza (evitando quindi conflitti di interesse tra lui e la controparte o con il giudice), lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza.

Anche al di fuori dell’attività professionale, l’avvocato deve tenere un contegno moralmente e socialmente impeccabile: deve cioè osservare i doveri di probità, dignità e decoro, nella salvaguardia della propria reputazione e della immagine della professione forense. Il che significa, ad esempio, niente scaramucce allo stadio o fughe dopo un incidente stradale.

Non è ammesso neanche minimamente pensare a un avvocato che non conosca le basi del diritto: la Cassazione ha di recente sanzionato il professionista per alcuni errori grossolani nella difesa di un cliente, a prescindere dal fatto che quest’ultimo avesse riportato un danno (leggi Avvocati impreparati, arrivano le sanzioni disciplinari). In altre parole, anche per le cause perse, il legale è tenuto a mantenere la massima attenzione e a non “abbandonare la difesa a sé stessa”, poiché, diversamente, può essere “denunciato” al Consiglio dell’Ordine.

Dal canto suo il cliente ha il diritto a sapere ogni singolo dettaglio della causa: sia prima del conferimento del mandato, sia durante lo svolgimento del giudizio, sia all’esito dello stesso. In particolare:

– Prima dell’inizio della causa, il cliente deve sapere quanto gli costerà la difesa, chiedendo eventualmente un preventivo scritto (la parcella dell’avvocato potrà, tutt’al più, subire delle modifiche in aumento se, nel corso della causa, dovessero subentrare delle difficoltà o la necessità, ad esempio, di chiamare altri soggetti); chi lo assisterà (ad esempio se l’avvocato a cui si è rivolto o un altro professionista dello stesso o diverso studio, più competente in quello specifico settore del diritto); se l’avvocato ha un’assicurazione professionale e quali sono le sue competenze (potrà eventualmente chiedergli il curriculum vitae).

Sempre prima di avviare la causa, il cliente deve sapere quali sono le chance di vittoria e i rischi di una possibile soccombenza.

– Durante la causa, il cliente deve essere costantemente e tempestivamente informato sull’andamento delle udienze e su eventuali offerte transattive avanzate dalla controparte (la Cassazione ha stabilito l’obbligo di risarcimento del danno a carico dell’avvocato che non comunica al proprio assistito la proposta di accordo formulata dall’avversario se poi perde il giudizio).

Il cliente può chiedere, in qualsiasi momento, non solo la copia degli atti di causa che ha firmato e quelli che l’avvocato ha firmato per conto suo (ad esempio le note istruttorie e tutti gli altri scritti difensivi), ma anche i verbali di udienza (sostenendo i relativi costi per i diritti di cancelleria).

Dopo la causa, il cliente ha diritto a conoscere immediatamente il testo della sentenza, non appena questa è stata notificata dalla cancelleria sulla Posta elettronica certificata dell’avvocato, anche al fine di poter subito adempiere alla prestazione in caso di soccombenza e non dover pagare ulteriori spese processuali. Un diritto che va garantito anche in virtù del fatto che, dopo la conoscenza della sentenza decorrono i termini per impugnare. Tali termini sono:

  • di 30 o 60 giorni, rispettivamente per l’appello o il ricorso in Cassazione se la sentenza è stata notificata dalla parte vincitrice all’avvocato della parte soccombente (il termine decorre dalla ricezione dell’atto);
  • di 6 mesi in tutti gli altri casi (tenendo comunque conto che il decorso dei suddetti termini si sospende nel periodo che va dal 1° al 31 agosto).

Il cliente può sempre revocare il mandato al proprio avvocato (oralmente o con una lettera informale), per sostituirlo con un altro. Il difensore dovrà subito dirgli a che stadio è la causa, fornendogli copia di tutto il carteggio, in modo da dare al nuovo legale la possibilità di improntare subito la prosecuzione della difesa.

Se è l’avvocato a rinunciare al mandato in corso di causa, il cliente deve poterlo sapere con un congruo preavviso e non all’ultimo minuto, in modo da non rimanere sprovvisto di difensore per la successiva udienza.

– Al termine della causa, il cliente ha diritto a ottenere la restituzione di tutte le carte inizialmente date all’avvocato, nonché una copia degli atti del processo. Il suo legale deve dargli copia di tale fascicolo immediatamente, senza poterlo subordinare al previo pagamento del proprio onorario.

Se il cliente ha ottenuto il gratuito patrocinio non deve versare alcuna ulteriore somma all’avvocato, neanche a titolo di spese vive. In caso contrario ha diritto di contestare il comportamento del professionista al competente Consiglio dell’Ordine degli avvocati.

Neanche a dirlo, il cliente può esigere la fattura dell’avvocato non appena gli paga il compenso o anche un semplice acconto. In essa andranno elencate tutte le attività svolte dal legale e le spese vive sostenute di modo da consentire un valido controllo sulla contabilizzazione dei costi del giudizio. Il cliente può anche chiedere prova documentale circa le spese vive sostenute dal professionista richieste nella parcella.

Se il cliente vince la causa, l’avvocato non può trattenere per sé le somme riscosse in suo conto o compensarle con la sua parcella. Né può chiedere una percentuale sulle stesse per il risultato conseguito.

Anche se il mandato processuale non è stato ancora firmato, ma l’avvocato ha già (oralmente o per iscritto) accettato l’incarico conferitogli dal cliente, quest’ultimo ha diritto a che la prestazione sia eseguita correttamente, diligentemente e nel rispetto dei termini processuali, onde non vedersi privato della tutela dei propri diritti.

Simili regole si applicano se il cliente ha chiesto semplicemente una consulenza allo studio dell’avvocato, senza poi approdare in tribunale. Anche in questo caso il legale deve essere preciso, puntuale e serio, non può commettere errori, pena – in caso contrario – il risarcimento del danno.

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Autore immagine: 123rf com

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