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Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

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Lo sai che? Cos’è la continuazione tra i reati?

> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

Il reato continuato: il medesimo disegno criminoso ed il cosiddetto cumulo giuridico delle pene.

Il reato continuato può essere definito, con una certa approssimazione, come quella «finzione giuridica» che consente, al ricorrere di alcune circostanze, di ritenere, ai fini della determinazione della pena, la commissione di più reati (intesi come più di un reato) come se ne fosse soltanto uno e non molteplici.

Lo scopo del reato continuato è quello di contenere (in modo che la pena per il condannato non sia eccessivamente severa) la pena da irrogare, evitando che, a causa dell’applicazione del cosiddetto cumulo materiale delle pene (consistente nella somma aritmetica delle stesse) la condanna sia troppo elevata rispetto alla gravità dei reati commessi. Quest’effetto si raggiunge sostituendo il regime del cumulo materiale con il più favorevole (per l’imputato) cumulo giuridico. Prima di entrare più nel dettaglio, facciamo un esempio che possa meglio chiarire, sia pur con una certa approssimazione, il concetto di reato continuato.

A questo fine, immaginiamo che Tizio rubi, nascondendoli nella propria borsa, diversi capi di abbigliamento all’interno di un centro commerciale e che, per i giorni a seguire, non essendo stato scoperto, continui a rubare altri vestiti, sino a quando non viene identificato e denunciato alla polizia.

In ipotesi di questo tipo, se non esistesse il reato continuato, Tizio – responsabile (colpevole) di tanti singoli reati di furto aggravato (dall’uso della destrezza e dalla violenza sulle cose, ipotizzando che abbia dovuto staccare l’antitaccheggio) – dovrebbe essere  condannato alla pena risultante dalla somma aritmetica (cumulo materiale) delle diverse condanne subite per ciascuno dei furti dei quali sarà riconosciuto responsabile.

Per evitare che la pena complessiva alla quale Tizio potrà essere condannato sia eccessivamente severa (in effetti l’applicazione del cumulo materiale comporterebbe una pena complessiva molto elevata) la legge [1] prevede che, sussistendo il cosiddetto medesimo disegno criminoso non debba trovare applicazione il cumulo materiale delle condanne (consistente, appunto, nella somma matematica delle singole pene) ma il cosiddetto cumulo giuridico delle stesse, così denominato perchè si tratta di un calcolo non basato su regole matematiche ma dipendente dalla legge.

Cos’è il medesimo disegno criminoso? Come funziona il cumulo giuridico?

Perché ho definito il reato continuato come «finzione giuridica», dovrebbe essere, a questo punto, sufficientemente chiaro: costituisce una finzione giuridica, nel senso di istituto giuridico di invenzione legislativa non corrispondente alla realtà fattuale. Nell’esempio che si faceva, infatti, è indiscutibile che Tizio sia responsabile di tanti reati di furto quante sono le sottrazioni che ha commesso.

Ma cos’è che consente l’applicazione del cumulo giuridico ed in cosa consiste? Ciò che rende possibile l’applicazione del cumulo giuridico, in luogo di quello materiale, è la sussistenza del cosiddetto medesimo disegno criminoso che costituisce, per dirla in soldoni, l’elemento in forza del quale i diversi episodi delittuosi (i diversi furti commessi da Tizio) vengono fittiziamente ridotti ad unicità relativamente al trattamento sanzionatorio (alla pena).

Volendo, a questo punto, fornire una definizione di medesimo disegno criminoso, possiamo scrivere che esso costituisce un requisito di natura psicologica (quindi interiore del colpevole) in forza del quale il malfattore ha, sin dall’inizio del suo agire criminale, la rappresentazione, almeno in linea generale, dei singoli reati che andrà poi a commettere. L’autore del reato, in altri termini, deve aver già, almeno nelle linee essenziali, previsto e deciso un determinato iter criminale del quale poi le singole azioni (i singoli reati) ne rappresentano solamente l’esecuzione [2].

Tornando all’esempio che si faceva, immaginiamo che Tizio stia rubando vestiti perché ha necessità di procurarsi degli abiti per andare ad una cerimonia. Decide, pertanto, che commetterà tanti furti quanti sono i capi di abbigliamento di cui necessita, pur non avendo già specificamente individuato quale camicia o quale giacca rubare: unica deliberazione criminale, tanti atti esecutivi di quella preventiva determinazione.

Se non si applica il cumulo materiale come si determina la pena da irrogare?

Il criterio di legge è quello di applicare un aumento di pena, in misura non predeterminata nel minimo (nel senso che la legge non prevede specifiche percentuali o quantità di pena, prevedendo soltanto che l’aumento massimo non possa superare il triplo) ma lasciata all’apprezzamento del giudice, rispetto alla pena prevista per il più grave dei reati che sono stati commessi.

Ora, anche se nell’esempio che si faceva, si tratta di ripetizione dello stesso reato (quello di furto) vi è comunque necessità per il giudice di individuare quale sia la violazione più grave (a seconda, ad esempio, del valore dei capi rubati) e, una volta decisa la condanna per quella violazione (es. un anno di reclusione) la stessa deve essere aumentata di una certa misura, variabile in considerazione della tipologia degli altri reati commessi, del tempo trascorso tra un reato e l’altro, dei precedenti penali, e di tutte le altre circostanze ed elementi sintomatici della personalità del colpevole (es. motivi a delinquere, comportamento processuale, ed altre comunque indicative della gravità dei reati commessi).

note

[1] Art. 81 cod. pen “È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo  chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.

Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.

Nei casi preveduti da quest’articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti.

Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, l’aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave”.

 

[2] Cass. sent. n. 1766/2015 del 06.07.2015  In tema di continuazione, l’esistenza di un medesimo disegno criminoso va desunta da elementi indizianti quali l’unitarietà del contesto e della spinta a delinquere, la brevità del lasso temporale che separa i diversi episodi, l’identica natura dei reati, l’analogia del “modus operandi” e la costante compartecipazione dei medesimi soggetti”.

 

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