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Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2016

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Lo sai che? È valida la cartella di pagamento con raccomandata?

> Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2016

L’agente per la riscossione può notificare una cartella esattoriale anche con una semplice raccomandata a.r., purché sia spedita tramite Poste Italiane e non tramite servizi di posta privata.

Per quanto esistano sentenze di primo grado di segno opposto, l’orientamento prevalente dei giudici è di ritenere valida la cartella di pagamento spedita con raccomandata a.r., purché l’Agente per la riscossione si valga di Poste Italiane e non di servizi privati. A ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Milano [1].

La notifica di una cartella esattoriale (o, che dir si voglia, cartella di pagamento) può avvenire in due diversi modi:

  • con consegna diretta a mani del contribuente o, in caso di sua assenza, nelle mani di familiari conviventi o persone addette alla casa o all’ufficio purché di almeno 15 anni. A provvedervi è il messo comunale o altro pubblico ufficiale addetto al servizio (anche i vigili urbani, la Guardia di Finanza o l’ufficiale giudiziario);
  • con spedizione tramite il servizio postale. In tal caso, la busta, di classico colore bianco, viene spedita con raccomandata a.r. e consegnata dal postino a mani del contribuente o di altra persona di famiglia convivente o addetti alla casa o all’ufficio con almeno 15 anni.

Per maggiori chiarimenti leggi: Notifica cartelle: termini, compiuta giacenza e modalità.

Nel parlare di «consegna a mani» non bisogna cadere in equivoci. Anche la raccomandata a.r. viene “consegnata a mani” (così almeno si dice nel gergo comune), sebbene in questo caso dal postino. Quando invece la legge parla di consegna a mani, intende solo la prima forma di notifica.

 

Ma come fa l’Agente della Riscossione a dimostrare l’avvenuta notifica della cartella di pagamento? Le modalità sono diverse a seconda dei due tipi di consegna appena illustrati. Vediamoli singolarmente.

Nel caso di consegna diretta a mani, il messo comunale – o chi per lui – redige la cosiddetta relazione di notifica (anche chiamata «relata di notifica») in cui certifica sinteticamente tutte le operazioni compiute per effettuare la consegna dell’atto. Il contribuente non deve firmare alcuna ricevuta. La relazione viene poi conservata dall’Agente della riscossione e può essere esibita, a richiesta del contribuente, per dimostrare che il plico è stato correttamente consegnato.

Nel caso, invece, di spedizione a mezzo di raccomandata a.r., l’Agente della Riscossione consegna la busta chiusa all’ufficio di Poste Italiane; non può valersi di corrieri o di servizi di poste private. Poste Italiane può scegliere se curare personalmente la spedizione della cartella (scelta normalmente seguita) oppure affidarla, a sua volta, a un servizio privato. In quest’ultimo caso, al contribuente viene fatta firmare la ricevuta della raccomandata (o, come comunemente viene detta, l’avviso di ricevimento): essa sarà la prova dell’avvenuta notifica che l’Agente della riscossione è tenuto a conservare per almeno cinque anni e ad esibirla su richiesta del contribuente medesimo, qualora quest’ultimo voglia effettuare un accesso agli atti amministrativi.

Notifica della cartella esattoriale con raccomandata

La sentenza in commento ribadisce quanto abbiamo appena detto. L’esattore (Equitalia o, dopo la sua sostituzione, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione) può notificare la cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, anche inviando al contribuente una semplice raccomandata con avviso di ricevimento; non sussiste, in tal caso, alcun obbligo di redigere apposita relata di notifica, onere che, come abbiamo detto, spetta invece nel caso di «consegna a mani». Questo vale a prescindere dalla natura dell’importo richiesto: può trattarsi di imposte, sanzioni, multe stradali, ecc.

L’indirizzo è stato ormai “vidimato” dalla Cassazione e, salvo ulteriori ripensamenti della stessa Suprema Corte, si può dire pacifico, benché in contrasto con alcune sentenze di merito della giurisprudenza tributaria.

In caso di notifica con raccomandata, l’agente di riscossione – che non deve redigere alcuna relazione di notifica – è obbligato piuttosto a conservare per cinque anni «la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta». Questa sarà la prova dell’avvenuta notifica. In caso di smarrimento, il contribuente potrà eccepire l’omessa notifica e, quindi, vincere il ricorso contro la cartella di pagamento.

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 11355 del 17.10.2016.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO

TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Simona Caterbi ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 75175/2014 promossa da:

X S.p.A. (…), con il patrocinio dell’avv. FL.RO., elettivamente domiciliato in VIALE (…) 20135 MILANO presso il difensore avv. FL.RO. APPELLANTE

contro

NA.DA. (…), con il patrocinio dell’avv. CO.AN., elettivamente domiciliato in Via (…) 20129 MILANO presso il difensore avv. CO.AN. APPELLATA

FATTO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso depositato in data 10/12/2014, Eq. S.p.A. proponeva appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Milano, depositata in data 03.07.2014, la quale, in accoglimento della domanda di Da.Na., annullava la comunicazione da questa impugnata lamentando la mancata ricezione della cartella di pagamento e del provvedimento sanzionatorio sottostante. A sostegno dell’impugnazione, Eq. evidenziava che il Giudice di pace aveva ritenuto fondata l’opposizione ritenendo la mancata produzione, da parte di essa appellante, della cartella di pagamento sottesa al sollecito, in tal modo precludendo alla ricorrente il diritto di esame della stessa e il relativo diritto di difesa.

In particolare l’appellante eccepiva, in via preliminare, la violazione, in sentenza, degli articoli 26 del D.P.R. 602/1973 e 156 c.p.c., relativamente al mancato assolvimento dell’onere probatorio di notificazione della cartella di pagamento; rilevava, difatti, che in base alle dette previsioni di legge, spetta al destinatario provare la mancata notifica della cartella esattoriale unitamente alla cartolina, essendo la Società Concessionaria del Servizio di riscossione assistita da una presunzione iuris tantum circa la ricezione non solo della cartolina, ma anche del plico accluso.

Evidenziava, pertanto, che, avendo adempito all’onere probatorio su di lei incombente, producendo copia dell’estratto di ruolo relativo alla cartella di pagamento e copia dell’avviso di ricevimento postale in cui si individuava chiaramente il numero identificativo della cartella di pagamento, il ricorso di controparte doveva essere respinto.

Deduceva, altresì, la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 112 c.p.c., in quanto il Giudice aveva omesso di pronunciarsi su questioni preliminari eccepite da Eq. e decisive ai fini della decisione quali l’inammissibilità dell’impugnazione per essere stata la cartella di pagamento impugnata oltre il termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione; l’inammissibilità dell’impugnativa del sollecito di pagamento contenente l’avviso dell’avvio delle procedure esecutive, non essendo stato questo il primo atto che poneva il destinatario nella condizione di venire a conoscenza della pretesa creditoria. La società ricorrente eccepiva inoltre l’incompetenza del Giudice di Pace secondo il combinato disposto degli artt. 617 c.p.c. e 9 c.p.c., rilevando che trattavasi di opposizione agli atti esecutivi, di competenza esclusiva del Tribunale Ordinario in funzione del giudice dell’esecuzione, nonché la tardività della opposizione, proposta oltre i venti giorni di cui all’art. 617 c.p.c.

Ribadiva la propria carenza di legittimazione passiva con riferimento alle contestazioni relative alla sanzione irrogata dall’Ente impositore, essendo a lei imputabili le sole contestazioni relative alla riscossione.

L’appellata si costituiva in appello eccependo in via preliminare la tardività dell’impugnazione della sentenza, proposta con ricorso anziché con citazione, e notificata solo in data 28.05.2015, ad oltre un anno dal deposito della sentenza impugnata

Rilevava la mancanza del primo decreto di fissazione d’udienza nell’atto notificato e dunque l’assenza di un termine procedurale ex lege per la costituzione e la mancanza delle data nel ricorso notificato e nella procura ad litem.

Nel merito, l’appellata ribadiva di non avere mai ricevuto le cartelle da cui era scaturito il sollecito di pagamento in questione, ed essendo stato quest’ultimo il primo atto mediante il quale la Da. veniva a conoscenza della pretesa impositiva, ribadiva la validità dell’azione esperita in quanto non tardiva;

chiedeva altresì l’affermazione della sussistenza di legittimazione passiva di Eq., in quanto ente che ha notificato il sollecito e impositore della pretesa creditoria;

insisteva per il riconoscimento della competenza per materia del giudice di pace in quanto si trattava di una pretesa creditoria relativa a violazioni e conseguenti sanzioni previste dal codice della strada; eccepiva la decadenza di Eq. dalla facoltà di produrre documenti che attestassero la notifica regolare degli atti prodromici, in quanto tale produzione non era avvenuta già nel giudizio instauratosi dinanzi al Giudice di Pace.

Affermava, infine, l’autonoma impugnabilità del sollecito di pagamento, in quanto consistente in una pretesa impositiva contro la quale il destinatario avrebbe, secondo anche l’orientamento della Suprema Corte, diritto all’esperimento dei mezzi del ricorso e dell’opposizione.

Acquisita la documentazione prodotta, la causa veniva trattenuta in decisione all’udienza del 21.06.2016, con concessione alle parti dei termini di legge per il deposito di conclusionali e repliche.

Preliminarmente occorre verificare la tempestività o meno del ricorso in appello. La sentenza è stata depositata il 3 luglio 2014. Eq. proponeva ricorso in appello con deposito dell’atto presso la cancelleria del Tribunale in data 10.12.2014.

In primo grado il giudizio seguiva il rito del procedimento di opposizione a sanzione amministrativa. Come noto, ai sensi dell’art. 327 c.p.c. l’appello deve essere proposto, in ipotesi di mancata notifica della sentenza, qual è la fattispecie in esame, entro sei mesi della data di pubblicazione della sentenza. Circa il rito da seguire, va rilevato che la Suprema Corte, con chiara decisione resa a Sezioni Unite, ha precisato che “Nei giudizi di opposizione ad ordinanza – ingiunzione, introdotti nella vigenza dell’art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, come modificato dall’art. 26 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, e quindi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, l’appello deve essere proposto nella forma della citazione e non già con ricorso, trovando applicazione, in assenza di una specifica previsione normativa per il giudizio di secondo grado, la disciplina ordinaria di cui agli artt. 339 e seguenti cod. proc. civ.” (Sez. U, Sentenza n. 2907 del 10/02/2014).

Ne consegue che, per i giudizi di primo grado iniziati dopo l’entrata in vigore del decreto sulla semplificazione dei riti (il Dlgs 150/2011), e cioè dopo il 6 ottobre 2011, l’appello deve essere, al contrario, presentato con ricorso.

Nella fattispecie in esame il procedimento di primo grado è stato instaurato nell’anno 2013; correttamente, pertanto, Eq. ha depositato ricorso in appello.

Il ricorso è stato depositato entro il termine di 6 mesi dalla pubblicazione della sentenza.

Purtroppo, per problemi di comunicazione imputabili alla cancelleria e non ala parte, che non ha comunicato al legale di Eq. la data di fissazione di udienza, così impedendo a questa di notificare alla controparte il ricorso con il pedissequo decreto giudiziale, vi sono stati ritardi nella trattazione del fascicolo stesse e della conseguente notifica alla appellata.

Detti ritardi, non potendo essere imputabili alla parte, che aveva tempestivamente depositato il proprio atto, non possono comportare la improcedibilità dell’appello.

A tal proposito si evidenzia che la Suprema Corte, con decisione resa a Sezioni unite in data 12.03.2014, n. 5700, ha precisato che la mancata notifica del ricorso introduttivo nel termine indicato dal giudice, per i giudizi di primo grado, non produce alcuna improcedibilità; per i giudizi di natura impugnatoria, come avviene proprio nei ricorsi di appello in materia di lavoro, si verifica, al contrario, improcedibilità, atteso l’obbligo di comunicazione della data di fissazione della udienza incombente sulla cancelleria.

Se ne ricava, pertanto, che laddove, come nel caso di specie, la cancelleria non abbia ottemperato al detto obbligo di comunicazione, deve ritenersi legittima la rimessione in termini.

Nel merito, l’appellante deduce:

in via preliminare la incompetenza del giudice di pace;

l’inammissibilità dell’impugnativa del sollecito di pagamento la propria carenza di legittimazione;

la qualificazione della domanda quale opposizione agli atti esecutivi e la conseguente tardività della stessa;

la tardiva proposizione della opposizione a cartella;

nel inerito, la non condivisibilità della decisione del g.d.p. che aveva annullato la comunicazione di pagamento per mancata produzione della cartella.

Con riferimento al riparto di competenza fra Tribunale e Giudice di pace, si rileva che la Suprema Corte, con decisione chiara in ordine alle modalità di proposizione delle opposizioni esattoriale ha precisato che:

11 In relazione alla cartella esattoriale o all’avviso di mora emessi per riscuotere sanzioni amministrative pecuniarie sono possibili le seguenti azioni:

1)l’opposizione a sanzioni amministrative ex art. 23 legge n. 689 del 1981, esperibile nei casi in cui la cartella esattoriale, mediante preventiva iscrizione al ruolo, è emessa senza essere preceduta dalla notifica dell’ordinanza – ingiunzione o del verbale di accertamento, onde consentire all’interessato di recuperare l’esercizio del mezzo di tutela previsto da detta legge riguardo agli atti sanzionatori; ciò avviene, in particolare, allorché l’opponente contesti il contenuto del verbale che è da lui conosciuto per la prima volta al momento della notifica della cartella;

2)l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., allorquando si contesti la legittimità della iscrizione al ruolo per la mancanza di un titolo legittimante l’iscrizione stessa, o si adducano fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo; con la conseguenza che se il rimedio è esperito prima dell’inizio dell’esecuzione, giudice competente deve ritenersi, in applicazione del criterio dettato dall’art. 615, primo comma, cod. proc. civ., quello ritenuto idoneo dal legislatore a conoscere della sanzione, cioè quello stesso indicato dalla legge come competente per l’opposizione al provvedimento sanzionatorio;

3) l’opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 cod. proc. civ., che deve essere attivata nel caso in cui si contesti la ritualità formale della cartella esattoriale o si adducano vizi di forma del procedimento di esecuzione esattoriale, compresi i vizi strettamente attinenti la notifica della cartella o quelli riguardanti i successivi avvisi di mora. A tali diverse forme di tutela corrispondono distinti mezzi di impugnazione: il ricorso per Cassazione è esperibile nella prima e nella terza ipotesi – rispettivamente, ai sensi dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981 e del combinato disposto degli arti. Ili Cost. e 618, ultimo comma, cod. proc. civ. – mentre nella ipotesi di opposizione all’esecuzione, la sentenza di primo grado è impugnabile mediante il rimedio processuale dell’appello” (Cass. Civ., sez. I, 18 luglio 2005, n. 15149).

Nel caso di specie, la opponente, dinanzi al giudice di pace, ha dedotto la mancata ricezione della notifica delle contestazioni dell’ente impositore e della cartella di pagamento;

ha cioè svolto una sorta di azione recuperatoria avendo rilevato di aver conosciuto, per la prima volta, della richiesta al momento della notifica del sollecito di pagamento.

Sussiste pertanto la competenza del Giudice di pace, peraltro non contestata dalla odierna appellante in primo grado, a conoscere della domanda.

Quanto alla impugnabilità del sollecito di pagamento, va rilevato che la Suprema Corte, con riferimento al fermo amministrativo di beni mobili registrati, ha di recente ritenuto la sua autonoma impugnabilità (Sez. U, Ordinanza n. 15354 del 22/07/2015).

Ben può ritenersi pertanto la impugnativa anche del singolo sollecito di pagamento. Quanto alla dedotta carenza di legittimazione passiva, è sufficiente rilevare che Eq. veniva citata quale agente per la riscossione per la attività direttamente eseguita; è pacifico che la domanda svolta nei suoi confronti non può che attenere alla questione riconducibile alla nullità della notifica della cartella e non alle questioni legate alla sanzione irrogata, sulla quale vi è la sola legittimazione del Comune di Milano.

Quanto alla qualificazione della domanda quale opposizione agli atti esecutivi e la conseguente tardività della stessa, nonché alla tardiva proposizione della opposizione a cartella, le questioni relative possono essere superate, in virtù del principio della ragione più liquida, dalle considerazioni nel merito che vengono ad essere svolte.

La signora Da. deduceva, difatti, di non aver mai conosciuto dei verbali del Comune di Milano e della cartella esattoriale.

Eq. si costituiva e allegava copia della cartolina di notifica, dalla quale emergeva che la notifica della cartella esattoriale veniva effettuata a mani del portiere dello stabile.

Pacifica la validità della detta notifica ex art. 26 TU 602/73, anche in assenza di specifica contestazione della parte.

La Suprema Corte, in ogni caso, ha da tempo affermato, in contrasto con quando dedotto dalla giurisprudenza tributaria, “In tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario (nella specie, il portiere), senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui all’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, che prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta. (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 16949 del 24/07/2014).

La allegazione, da parte di Eq., della prova della avvenuta notifica della cartella, comporta la infondatezza della doglianza della Da. in ordine alla conoscenza, da parte della stessa, della esistenza della cartella solo alla data dell’invio del sollecito di pagamento.

Alcune onere ulteriore, contrariamente a quanto dedotto dal giudice di primo grado, incombe sull’agente di riscossione. Una volta provata la avvenuta notifica questi non è tenuto a dare prova del contenuto della busta ovvero ad allegare in giudizio la relativa cartella.

Non va peraltro dimenticato che il titolo esecutivo, nelle procedure esattoriali, è costituito dalla iscrizione del tributo a ruolo, mentre la notifica della cartella viene ad essere equiparata ad una sorta di precetto.

Così come la mancata allegazione, al precetto, del titolo esecutivo (che deve essere, difatti esclusivamente richiamato con indicazione della data della relativa notifica), non comporta il venir meno del titolo stesso, allo stesso modo non può porsi nel nulla la cartella solo per tale motivo. Sul punto la decisione del primo giudice deve essere riformata.

Quanto alla mancata prova della notifica dei verbali di contestazione da parte del Comune di Milano, mai costituitosi in giudizio, è sufficiente osservare che, per la ipotesi della effettiva mancata notifica delle sanzioni irrogate, era onere della parte procedere ad opposizione alla sanzione amministrativa in via recuperatoria una volta avuta la notifica della cartella.

Avendo avuto prova della notifica della cartella e preso atto che alcuna opposizione risulta essere stata effettuata nei termini, risulta la definitività dell’accertamento sanzionatorio.

L’appello per i motivi esposti va pertanto accolto, con conseguente reiezione della domanda di annullamento della comunicazione di pagamento impugnata.

Le spese di primo grado rimangono compensate, come già compensate dal primo giudice; quelle di secondo grado seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale di Milano, in persona del giudice dott.ssa Simona Caterbi, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa;

in accoglimento dell’appello avanzato da Eq. rigetta il ricorso avanzato da Da.Na.. Pone a carico della Da. la rifusione, in favore di Eq. S.p.A. delle spese del presente giudizio che liquida in complessive Euro 400,00 per compenso, oltre 15% spese generali, CPA e IVA se dovuta.

Compensa interamente le spese del giudizio di primo grado. Così deciso in Milano il 12 ottobre 2016.

Depositata in Cancelleria il 17 ottobre 2016.

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