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Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2016

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Lo sai che? Conto cointestato, non c’è donazione della metà dei soldi

> Lo sai che? Pubblicato il 19 dicembre 2016

La proprietà del denaro depositato sul conto corrente cointestato: la semplice cointestazione non significa volontà di donare il 50% della somma.

Cointestare a un’altra persona il proprio conto corrente non significa donarle la metà dei propri soldi depositati in banca. Non almeno in via automatica. La volontà di donare il denaro deve, infatti, risultare in maniera chiara e inequivoca da qualche altro elemento; non può essere desunta dalla semplice cointestazione del rapporto bancario. Del resto, le ragioni per cui il titolare di un conto può decidere di cointestarlo a un altro soggetto possono essere le più svariate: ad esempio, consentire alla propria moglie un margine di autonomia nelle proprie spese quotidiane, ai fini del ménage domestico; o fare in modo che il proprio figlio effettui prelievi allo sportello per conto del padre, titolare del conto, quando questi è ormai anziano e con difficoltà a muoversi.

La conseguenza di questo principio è abbastanza chiara: il cointestatario non può prelevare per sé somme dal conto, né – ad esempio – in caso di decesso dell’altro titolare, appropriarsene in barba agli eredi. In tali ipotesi egli deve restituire al titolare, o ai suoi eredi, quanto sottratto. Questo perché, nonostante la cointestazione del conto, la titolarità dei soldi depositati in banca resta in capo a chi materialmente ve li versa o li riceve a titolo di stipendio o pensione.

Sono questi i principi affermati da una recente sentenza del Tribunale di Ivrea che, peraltro, riprende un orientamento ormai stabile della Cassazione.

Per comprendere questi principi facciamo due esempi.

Il conto del genitore cointestato al figlio

Immaginiamo che un padre, vedovo e avanti con l’età, abbia un conto corrente in banca su cui, ogni mese, riceve la pensione da parte dell’Inps. L’uomo ha difficoltà motorie e, pertanto, decide di cointestare il conto a uno dei due figli, quello maggiore d’età, di modo che questi, in caso di necessità del padre, possa prelevare al suo posto. Senonché il papà muore e il figlio cointestatario del conto, senza dire nulla al fratello e agli altri eredi, preleva metà della somma disponibile sul conto del genitore e la versa sul proprio conto personale. Il figlio minore viene però a saperlo e contesta l’operazione al fratello. Quest’ultimo non ne vuol sapere e si difende sostenendo che il padre, cointestandogli il conto, avrebbe manifestato l’intenzione di donargli almeno il 50% dei soldi, soldi che pertanto sono suoi e ci può fare quello che vuole; è al limite l’altra metà del conto che andrà divisa tra tutti gli eredi.

Ebbene, chi ha ragione in questo caso? Secondo la giurisprudenza, il contitolare del conto non può prelevare soldi dal deposito comune che, benché anche a lui cointestato, è costituito unicamente da denaro di proprietà dell’altro (magari perché lì vi viene depositato il suo stipendio o la pensione). Difatti, la cointestazione di un conto corrente bancario a favore di un altro soggetto, diverso da quello che effettua il versamento delle somme, non integra, di per sé, un atto di donazione a favore del cointestatario, a meno che non venga riscontrata la volontà, unica, esplicita ed inequivocabile, di donare dette somme.

La cointestazione del conto corrente non autorizza il figlio maggiore a disporre liberamente di quei soldi, dopo la morte del padre. L’altro fratello, perciò, può vantare ed ottenere la sua parte.

Il conto del marito cointestato alla moglie

Mettiamo una coppia di sposi in regime di separazione dei beni, dove l’uomo lavora e la donna è casalinga. Il marito riceve lo stipendio sul proprio conto corrente che, però, decide di cointestare alla moglie affinché questa possa prelevare dal deposito quando e come vuole, onde provvedere alle spese per la gestione di casa. Dopo un po’ la coppia decide di separarsi e la donna chiede che il conto corrente venga diviso a metà tra i due. Anche in questo caso, la donna non ha diritti sulle somme del conto cointestato, salvo dimostri che in esso sono confluiti anche soldi di propria titolarità. Il fatto che il marito cointesti alla moglie il conto corrente dove egli versa i propri guadagni non vuol dire che abbia anche voluto donarle metà delle somme depositate. La doppia firma viene concessa solo per consentire all’altro di partecipare alla gestione del denaro e di effettuare prelievi allo sportello della banca per le spese quotidiane, ma non certo anche con l’intenzione di donargli la metà dei risparmi.

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Autore immagine: 123rf com

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5 Commenti

  1. “…il cointestatario non può prelevare per sé somme dal conto.” Niente di più falso. La mia ex moglie ha prelevato l’intera somma dal libretto di risparmio di nostro figlio minore e senza l’autorizzazione del giudice tutelare. Ho fatto denuncia. Risultato? Archiviata perchè la madre è cointestataria. No comment

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