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Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

Lo sai che? Come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli?

> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

Separazione e divorzio, ecco i criteri per calcolare l’importo che spetta all’ex coniuge.

 

La separazione di una coppia provoca diverse conseguenze. Tra queste c’è il calcolo dell’assegno per mantenere i figli. Prima di calcolare l’importo, è bene precisare che la legge [1] prevede che entrambi i genitori sono tenuti al mantenimento dei figli. Ma questo deve avvenire in misura proporzionale al proprio reddito.

Fermo restando questo principio, escludendo eventuali accordi, è comunque il giudice a stabilire la misura e i tempi di corresponsione dell’assegno. La decisione del giudice non è arbitraria, ma deve tener conto di alcuni elementi. Eccoli:

  • le esigenze attuali del figlio;
  • il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori;
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

È evidente, quindi, che la quota prevista per l’assegno deve prevedere molti aspetti che vanno ben al di là della mera assistenza alimentare. Inoltre, è bene ricordarlo, il compito di garantire ai figli la soddisfazione di alcune esigenze, spetta ad entrambi i genitori. Infatti, due persone possono decidere di separarsi, ma non per questo cessano di essere una madre e un padre. È la Cassazione a dirci che i genitori hanno l’obbligo di predisporre per i propri figli un’adeguata organizzazione domestica in grado di soddisfare le necessità di cura ed educazione [2].

 

 

Come si calcola l’assegno di mantenimento?

Dicevamo che spetta al giudice calcolare l’importo da destinare al mantenimento dei figli. Questo accade quando la coppia non trova il relativo accordo. Quindi si procede ad una prima valutazione, anche sommaria. Perché una prima valutazione? Perché non è possibile attendere la fine del procedimento legale per stabilire la quota. Vien da sé che le esigenze dei figli sono contingenti e non possono attendere. Ma è anche normale che la prima valutazione non è definitiva, per cui può variare in base alle prove che emergono strada facendo. Il giudice dovrà quindi stabilire il tenore di vita che la coppia aveva prima di separarsi e l’attuale situazione patrimoniale. Quindi non è sufficiente valutare tutto ciò solo studiando la dichiarazione dei redditi. È necessario anche conoscere il tenore di vita condotto dai genitori. Infatti, alcuni beni possono non figurare nella dichiarazione dei redditi perché intestati ad altri soggetti. Eppure anche questi beni concorrono a determinare la situazione patrimoniale (per approfondire l’argomento si può leggere Come fare per provare i guadagni in nero dell’ex). Ed allora, per avere una situazione chiara dello stato patrimoniale, il giudice può ricorrere alla polizia tributaria e alla banca dati dell’Agenzia delle Entrate [3].

 


La legge stabilisce criteri precisi per il calcolo dell’assegno?

No, la legge non stabilisce criteri precisi, ma solo generali. Per questo motivo la valutazione del giudice non sarà certo arbitraria, ma sarà però molto discrezionale (si tiene conto dei principi stabiliti dalla legge e degli orientamenti giurisprudenziali). Da una parte questo può essere un bene, perché ogni caso ha le sue dinamiche e i suoi problemi, per cui applicare la stessa regola a casi diversi potrebbe ledere il diritto dei figli a ricevere un adeguato mantenimento.

Un esempio di discrezionalità del giudice è che questi può stabilire un assegno di misura diversa per ciascun figlio. È una ingiustizia? No. I figli in questione possono avere età diverse per cui anche le esigenze possono essere molto diverse.

Esistono anche delle tabelle per calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento, ma non sono vincolanti. Si tratta di modelli elaborati da alcuni tribunali, per cui possono essere presi come riferimento, ma non necessariamente. Il Tribunale di Firenze, ad esempio, in collaborazione con la facoltà di Economia, ha elaborato il Mocam, modello per elaborare l’assegno di mantenimento. Iniziative analoghe sono quelle dei tribunali di Palermo e Monza.

Le spese straordinarie rientrano nell’assegno di mantenimento?

La risposta è negativa. Le spese straordinarie, come dice la parola stessa, sono extra. Per cui, oltre all’assegno periodico, il coniuge collocatario (il coniuge a cui non vengono affidati i figli) ha anche l’obbligo di contribuire alle spese che non si possono prevedere. In che misura il coniuge non affidatario deve contribuire? Contribuisce a metà, 50%.

Mantenimento figli: cosa succede se i genitori si accordano?

In caso di accordo si possono aprire diverse soluzioni e il giudice può tenere conto proprio di questi «patti» per valutare l’importo dell’assegno.

Un accordo, ad esempio, può essere quello di attribuire ai figli la proprietà di beni o immobili.  Per saperne di più è possibile leggere Mantenimento dei figli: può sostituirsi con la proprietà di beni, ma intanto anticipiamo che questa soluzione si sceglie, in genere, quando uno dei genitori ha un’adeguata autosufficienza economica. Inoltre, la strada dell’accordo è quella auspicabile. Abbatte i lunghi tempi della Giustizia e riduce i conflitti che una separazione, spesso, porta con sé. Un esempio di accordo di soluzione consensuale, la cosiddetta terza via, è la strada della pratica collaborativa attraverso la quale marito e moglie, insieme ai rispettivi legali ed eventuali altri professionisti, si impegnano a raggiungere un accordo complessivo e duraturo. Essa trova la sua massima espressione nel nuovo strumento della negoziazione assistita dai soli avvocati (che poi provvedono a trasmettere l’accordo direttamente al Comune di competenza), ma può tradursi anche in una convenzione da riportare nel tradizionale ricorso consensuale (di separazione, divorzio, o modifica degli accordi ad essi relativi) da depositare in tribunale al fine di ottenere l’approvazione del giudice.

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] Cfr. Cass. sent.. 3974/2002.

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