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Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

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Lo sai che? Divieto di sosta, multa valida anche se non è sul vetro dell’auto

> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

Se sul tergicristalli dell’auto non c’è il verbale ma questo ci viene spedito a casa dai vigili la multa è valida.

 

Il verbale per divieto di sosta non deve necessariamente essere posizionato dal vigile sul vetro anteriore dell’auto, tra il tergicristalli e il parabrezza. Si tratta di una semplice “cortesia” che fa la polizia municipale e che consente di pagare la contravvenzione immediatamente. Ma, anche senza tale adempimento, la multa che viene direttamente notificata a casa dell’automobilista è valida. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

Peraltro il proprietario dell’auto che si vede consegnare a casa, dal postino, la multa per divieto di sosta, senza aver prima trovato sul parabrezza alcun verbale, non subisce alcuno svantaggio in quanto:

  • il termine di 5 giorni per pagare con lo sconto del 30% decorre non da quando la multa viene lasciata sul parabrezza, ma da quando viene notificata a casa;
  • il termine di 30 giorni per fare ricorso al giudice di pace decorre, anche in questo caso, dalla notifica della multa;
  • la multa pagata dopo la notifica a casa viene maggiorata solo di pochi euro per i costi di notifica, ma non subisce ulteriori aggravi per more da ritardo o interessi. Quindi, se il proprietario dell’auto paga nei primi 60 giorni, può versare l’importo in misura ridotta, la stessa indicata sul verbale.

Che succede se il vigile non lascia la multa sul parabrezza?

La sentenza della Cassazione si occupa proprio del caso in cui la multa per divieto di sosta non venga trovata dall’automobilista sul vetro anteriore del veicolo. Capita spesso quando, ad esempio, venga a piovere e l’acqua infracidisce il verbale, sino a renderlo illeggibile, o quando qualche passante lo preleva, magari con l’intenzione di fare uno scherzo a qualche altro automobilista. In questi casi la contravvenzione è ugualmente valida, anche se il proprietario del mezzo multato ne viene a conoscenza in un momento successivo, quando cioè il Comune gli notificherà la multa direttamente a casa. La notifica deve essere effettuata però entro 90 giorni massimo dal fatto (ossia dal giorno in cui si è verificato il divieto di sosta), diversamente è nulla e potrà essere impugnata. Detta impugnazione potrà essere fatta:

  • in via amministrativa (senza costi), entro 60 giorni dalla notifica, con ricorso da presentare al Prefetto, che decide senza la presenza della parte, salvo che questa chieda di essere ascoltata;
  • in via giudiziaria (pagando contributo unificato ed, eventualmente, parcella all’avvocato), entro 30 giorni dalla notifica, con ricorso al giudice di pace. L’automobilista può difendersi anche da solo senza dover ricorrere al legale.

La multa notificata a casa è valida anche se si tratta di verbale meccanizzato privo di attestazione di conformità all’originale. I giudici della Corte di Cassazione ricordano infatti che, secondo la giurisprudenza consolidata, «in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, nel caso di contestazione non immediata della violazione [2], il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso viene notificato con il modulo prestampato recante l’intestazione dell’ufficio o comando predetti. Ne consegue che il modulo prestampato notificato al trasgressore, pur recando unicamente l’intestazione dell’ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge in tutto e per tutto al secondo originale o alla copia autentica del verbale».

note

[1] Cass. sent. n. 24999/2016 del 6.12.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 201 cod. str.e dell’art. 385 del Regolamento di esecuzione e di attuazione al cod. str.

Sentenza n. 24999 del 6 dicembre 2016 della Corte di Cassazione
Verbale meccanizzato – non necessità attestazione conformità – segnaletica verticale sosta a pagamento – stalli blu non indispensabili

Ritenuto

che CR ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Messina, depositata il 22 agosto 2014, che ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Messina n. 3258 del 2011, di rigetto dell’opposizione proposta dalla sig.ra Cartiere avverso il verbale della Polizia Municipale del Comune di Messina con cui era stata contestata la violazione dell’art. 7, commi 1, lett. f), e 15, del d.lgs. n. 285 del 1992, per avere parcheggiato la vettura in area a pagamento senza esporre il biglietto cosiddetto gratta e sosta;

che, per quanto ancora di rilievo in questa sede, il Tribunale ha ritenuto che, ai fini della validità formale del verbale di contestazione, non fossero richieste l’attestazione di conformità del verbale all’originale e la notifica del verbale in originale (“copia rosa”);

che il Tribunale ha poi osservato che la zona di parcheggio a pagamento era segnalata dal cartello, visibile dalle fotografie allegate agli atti, e tale segnalazione esplicava effetto pur in assenza di segnaletica orizzontale (strisce azzurre di delimitazione dei parcheggi);

che l’intimato Comune di Messina non ha svolto difese.
Considerato
che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con il primo motivo la ricorrente deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 201, comma 1, del d.lgs. n. 285 del 1992, 385 del d.P.R. n. 495 del 1992, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, e 277, primo comma, cod. proc. civ., 23, ultimo comma, della legge n. 689 del 1981;

che la doglianza, con la quale è riproposta la questione della nullità del verbale di contestazione per mancanza di attestazione di conformità all’originale e per mancata contestuale notificazione di copia autentica del verbale originale, è infondata;

che nel caso di specie, come attestato nel ricorso (pag. 3) il verbale di contestazione notificato alla ricorrente era formato con sistema meccanizzato;

che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, nel caso di contestazione non immediata della violazione, ai sensi dell’art. 201 del d.lgs. n. 285 del 1992 (Codice della strada), l’art. 385 del Regolamento di esecuzione e di attuazione al medesimo codice (d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) stabilisce, al terzo comma, che il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso viene notificato con il modulo prestampato recante l’intestazione dell’ufficio o comando predetti.

Ne consegue che il modulo prestampato notificato al trasgressore, pur recando unicamente l’intestazione dell’ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge in tutto e per tutto al secondo originale o alla copia autentica del verbale ed è, al pari di questi, assistito da fede privilegiata, con la conseguenza che le sue risultanze possono essere contestate solo mediante la proposizione della querela di falso (ex plurimis, Cass., sez. 1, sentenza n. 1226 del 2005);

che non è invalida la contestazione effettuata mediante notificazione del verbale redatto dal sistema informatico, ancorché l’atto notificato non rechi l’attestazione di conformità al documento informatico (Cass., sez. 1, sentenza n. 20117 del 2016);

che, così integrata la motivazione del Tribunale, non sussiste la denunciata violazione di legge; che con il secondo motivo è dedotta violazione o falsa applicazione degli artt. 7, commi 8, 9, 10 e 11, 37, comma 1, 38, comma 5, 40, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 285 del 1992, 1 e 23, ultimo comma, della legge n. 689 del 1981, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, e 277, primo comma, cod. proc. civ., nonché della didascalia di cui alla figura II 444 degli allegati al titolo I del d.P.R.n. 495 del 1992; che la ricorrente assume l’erroneità della ricognizione della disciplina riguardante i parcheggi a pagamento effettuata dal Tribunale, e l’omessa valutazione degli elementi probatori dedotti in appello, evidenziando che nella specie risultava assente la segnaletica orizzontale di colore azzurro prevista per gli stalli a pagamento, e la presenza della segnaletica verticale non era sufficiente ad indicare che la sosta era permessa dietro pagamento della tariffa; che la doglianza è infondata; che il Tribunale ha rilevato, dalla documentazione fotografica prodotta dalla ricorrente, la presenza in loco di cartello verticale che segnalava la zona a traffico limitato e i parametri – fasce orarie ed importo – della tariffa applicata alla sosta dei veicoli;

che la sufficienza del cartello orizzontale a documentare la disciplina dell’area risulta conforme alla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la segnalazione verticale prevale su quella orizzontale quando quest’ultima risulti contraddittoria perché siano assenti o sbiaditi i segnali sull’asfalto (Cass., sez. 2, sentenza n. 21883 del 2009);

che il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, in mancanza di difesa della parte intimata;

che, trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso.

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