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Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

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Lo sai che? Parcheggi, se le strisce blu non si vedono la multa è valida?

> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2016

Non conviene impugnare la multa se la striscia blu è sbiadita o non si vede più: a contare è piuttosto la presenza del cartello all’inizio del marciapiedi.

Immaginiamo di parcheggiare l’auto a bordo del marciapiedi dove non è presente alcun divieto. Ci accorgiamo che, lì vicino, c’è la macchinetta per pagare la sosta, ma sulla strada non ci sono le consuete strisce blu che delimitano le aree di sosta a pagamento. Il fatto, comunque, che non si vedano le strisce blu sull’asfalto ci rassicura perché, riteniamo, di non avere alcun obbligo di pagare il ticket e così ci allontaniamo per un po’. Senonché al nostro ritorno troviamo una multa. Proviamo a contestare l’episodio con il vigile che si trova poco lontano di lì, ma questi non ne vuol sapere e, anzi, ci fa notare che, ad inizio del marciapiedi, c’è il cartello stradale – lo chiama «segnaletica verticale» – ove si specifica chiaramente che la sosta è “a pagamento”. Ne nasce una discussione.

Chi ha ragione? Noi, che avendo parcheggiato l’auto molto più in là dell’inizio del marciapiedi, non eravamo nella condizione di accorgerci dell’obbligo di pagamento del ticket per l’assenza delle strisce blu? Oppure il vigile urbano secondo cui, invece, tale aspetto non conta affatto se c’è la segnaletica verticale, anche se numerosi metri prima?

La risposta è stata data qualche giorno fa dalla Cassazione [1] che, peraltro, richiama in questo modo un suo costante orientamento. Secondo i giudici, la segnalazione verticale – ossia il cartello posto all’inizio del marciapiedi – prevale su quella orizzontale quando quest’ultima risulti contraddittoria perché siano assenti o sbiaditi i segnali sull’asfalto. In altre parole, perché la multa sia valida la presenza delle strisce blu sull’asfalto non è necessaria e se ne può fare bene a meno. L’importante è che, all’inizio della strada, sia presente il cartello che stabilisce, in modo chiaro e visibile, l’obbligo di pagare il parcheggio.

L’automobilista non potrà quindi contestare il fatto che il tempo abbia cancellato le strisce blu o che queste non siano mai state apposte o che, addirittura, al posto loro, vi siano le strisce bianche: quello che conta è la segnaletica verticale.

L’insegnamento della Cassazione è abbastanza chiaro: prima di lasciare l’auto in sosta sul margine della strada non dobbiamo limitarci a verificare se siano presenti le strisce blu, ma dobbiamo arrivare sino all’inizio della strada o all’ultimo incrocio precedente al luogo ove abbiamo parcheggiato per accertarci se esistono cartelli relativi al pagamento della sosta medesima.

note

[1] Cass. sent. n. 24999/2016 del 6.12.2016.

Sentenza n. 24999 del 6 dicembre 2016 della Corte di Cassazione
Verbale meccanizzato – non necessità attestazione conformità – segnaletica verticale sosta a pagamento – stalli blu non indispensabili

Ritenuto

che CR ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Messina, depositata il 22 agosto 2014, che ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Messina n. 3258 del 2011, di rigetto dell’opposizione proposta dalla sig.ra Cartiere avverso il verbale della Polizia Municipale del Comune di Messina con cui era stata contestata la violazione dell’art. 7, commi 1, lett. f), e 15, del d.lgs. n. 285 del 1992, per avere parcheggiato la vettura in area a pagamento senza esporre il biglietto cosiddetto gratta e sosta;

che, per quanto ancora di rilievo in questa sede, il Tribunale ha ritenuto che, ai fini della validità formale del verbale di contestazione, non fossero richieste l’attestazione di conformità del verbale all’originale e la notifica del verbale in originale (“copia rosa”);

che il Tribunale ha poi osservato che la zona di parcheggio a pagamento era segnalata dal cartello, visibile dalle fotografie allegate agli atti, e tale segnalazione esplicava effetto pur in assenza di segnaletica orizzontale (strisce azzurre di delimitazione dei parcheggi);

che l’intimato Comune di Messina non ha svolto difese.
Considerato
che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con il primo motivo la ricorrente deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 201, comma 1, del d.lgs. n. 285 del 1992, 385 del d.P.R. n. 495 del 1992, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, e 277, primo comma, cod. proc. civ., 23, ultimo comma, della legge n. 689 del 1981;

che la doglianza, con la quale è riproposta la questione della nullità del verbale di contestazione per mancanza di attestazione di conformità all’originale e per mancata contestuale notificazione di copia autentica del verbale originale, è infondata;

che nel caso di specie, come attestato nel ricorso (pag. 3) il verbale di contestazione notificato alla ricorrente era formato con sistema meccanizzato;

che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, nel caso di contestazione non immediata della violazione, ai sensi dell’art. 201 del d.lgs. n. 285 del 1992 (Codice della strada), l’art. 385 del Regolamento di esecuzione e di attuazione al medesimo codice (d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) stabilisce, al terzo comma, che il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso viene notificato con il modulo prestampato recante l’intestazione dell’ufficio o comando predetti.

Ne consegue che il modulo prestampato notificato al trasgressore, pur recando unicamente l’intestazione dell’ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge in tutto e per tutto al secondo originale o alla copia autentica del verbale ed è, al pari di questi, assistito da fede privilegiata, con la conseguenza che le sue risultanze possono essere contestate solo mediante la proposizione della querela di falso (ex plurimis, Cass., sez. 1, sentenza n. 1226 del 2005);

che non è invalida la contestazione effettuata mediante notificazione del verbale redatto dal sistema informatico, ancorché l’atto notificato non rechi l’attestazione di conformità al documento informatico (Cass., sez. 1, sentenza n. 20117 del 2016);

che, così integrata la motivazione del Tribunale, non sussiste la denunciata violazione di legge; che con il secondo motivo è dedotta violazione o falsa applicazione degli artt. 7, commi 8, 9, 10 e 11, 37, comma 1, 38, comma 5, 40, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 285 del 1992, 1 e 23, ultimo comma, della legge n. 689 del 1981, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, e 277, primo comma, cod. proc. civ., nonché della didascalia di cui alla figura II 444 degli allegati al titolo I del d.P.R.n. 495 del 1992; che la ricorrente assume l’erroneità della ricognizione della disciplina riguardante i parcheggi a pagamento effettuata dal Tribunale, e l’omessa valutazione degli elementi probatori dedotti in appello, evidenziando che nella specie risultava assente la segnaletica orizzontale di colore azzurro prevista per gli stalli a pagamento, e la presenza della segnaletica verticale non era sufficiente ad indicare che la sosta era permessa dietro pagamento della tariffa; che la doglianza è infondata; che il Tribunale ha rilevato, dalla documentazione fotografica prodotta dalla ricorrente, la presenza in loco di cartello verticale che segnalava la zona a traffico limitato e i parametri – fasce orarie ed importo – della tariffa applicata alla sosta dei veicoli;

che la sufficienza del cartello orizzontale a documentare la disciplina dell’area risulta conforme alla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la segnalazione verticale prevale su quella orizzontale quando quest’ultima risulti contraddittoria perché siano assenti o sbiaditi i segnali sull’asfalto (Cass., sez. 2, sentenza n. 21883 del 2009);

che il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, in mancanza di difesa della parte intimata;

che, trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso.

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