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Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Lo sai che? Inabilità Inps, vale per la pensione dei dipendenti pubblici?

> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

Riconoscimento dell’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa dalla commissione medica Inps e dispensa per inabilità dei dipendenti pubblici.

 

Sono stata riconosciuta invalida al 100% con l’accompagnamento dall’Inps: ho diritto alla pensione d’inabilità o anticipata? Attualmente sono dipendente pubblica in malattia e ho 30 anni di contributi.

Nonostante la lettrice abbia già ottenuto un verbale d’inabilità lavorativa da parte della C.m.l. (cioè della Commissione medica locale Asl integrata da un medico dell’Inps), assieme all’assegno di accompagnamento, per ottenere la pensione d’inabilità, essendo dipendente pubblica, occorre che la stessa si sottoponga a un nuovo accertamento sanitario.

Inabilità dipendenti pubblici: commissione medica di verifica

I dipendenti pubblici, difatti, per ottenere la pensione d’inabilità a seguito di dispensa dal servizio per inabilità, devono sottoporsi a un nuovo accertamento da parte della C.m.v., cioè della Commissione medica di verifica. Le Commissioni mediche di verifica sono dipendenti dalla Direzione dei servizi del tesoro del Ministero dell’economia e delle finanze ed hanno sede nei capoluoghi di regione, di norma presso gli uffici della locale Ragioneria territoriale dello Stato, che svolge tutte le attività di segreteria.

È solo la Commissione medica di verifica, difatti, e non la Commissione medica Asl- Inps, a potersi occupare di accertare l’idoneità al servizio e la sussistenza di forme di inabilità per i dipendenti pubblici, ai fini della risoluzione del rapporto di lavoro e del conseguimento della pensione, o, nei casi in cui sia possibile, del cambio mansioni; inoltre, sempre per i dipendenti pubblici, la C.m.v. può riconoscere l’aggravamento di infermità già riconosciute.

 

Inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa

A seguito dell’accertamento della C.m.v., la lettrice potrebbe ottenere il riconoscimento di diversi stati d’inabilità, anche se la Commissione dovrebbe, ragionevolmente, tener conto del precedente verbale della C.m.l. e confermare, dunque, l’inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa.

Questo tipo d’inabilità è incompatibile con qualsiasi impiego, dipendente o autonomo che sia, e dà diritto alla pensione d’inabilità, una volta effettuata la cessazione dal servizio da parte dell’amministrazione datrice di lavoro.

Perché si possa ottenere la pensione per permanente ed assoluta inabilità a qualsiasi attività lavorativa è sufficiente il possesso di 5 anni di contributi, purché si possiedano almeno 3 anni di versamenti contributivi nell’ultimo quinquennio.

L’assegno spettante è calcolato in base all’anzianità contributiva:

  • per i lavoratori che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31.12.1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31.12.2011, poi contributivo;
  • per i lavoratori che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31.12.1995, poi contributivo;
  • il calcolo è, invece, esclusivamente contributivo, per chi non ha contributi al 31.12.1995.

L’anzianità maturata è aumentata del numero di settimane mancanti dalla data del pensionamento al compimento di 60 anni d’età, sino ad un massimo di 2080 settimane, pari a 40 anni.

Inabilità a proficuo lavoro

La C.m.v., anziché  l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa, potrebbe riconoscere solo l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro: in questo caso, che riguarda i soli dipendenti pubblici, l’invalidità riscontrata dev’essere tale da non consentire alcun proficuo impiego presso l’amministrazione pubblica presso cui si lavora.

Il suo riconoscimento comporta la dispensa per inabilità e la necessaria cessazione dal servizio, a seguito della quale il dipendente interessato deve presentare la richiesta di pensione all’Inpdap: tuttavia, per fruire della pensione, bisogna possedere almeno 15 anni di servizio (ovvero 14 anni, 11 mesi e 16 giorni, poiché le frazioni di mese superiori a 15 giorni si computano come mensilità intera), oppure, se si è iscritti in una cassa degli enti locali (come ex- Inadel) o della sanità pubblica, è necessario avere un servizio pari o superiore a 20 anni (ossia 19 anni, 11 mesi e 16 giorni).

La lettrice avrebbe, comunque, i requisiti contributivi per pensionarsi, anche se venisse solo riconosciuta l’inabilità a proficuo lavoro: in questa ipotesi di inabilità, però, la pensione non beneficia delle maggiorazioni previste per la pensione per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa, ma viene calcolata in base ai soli contributi versati.

Inabilità alle mansioni

La C.m.v. potrebbe riconoscere anche la sola inabilità assoluta e permanente alle mansioni svolte: in questo caso, l’inabilità non rende impossibile lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, ma è limitata ai compiti concretamente svolti dal lavoratore; se l’ente, o l’amministrazione, non sono in grado di offrire un impiego con mansioni equivalenti a quelle proprie della qualifica posseduta, si ha diritto al trattamento di pensione. Qualora siano offerte mansioni inferiori, la giurisprudenza prevalente ritiene che il dipendente possa legittimamente rifiutare la variazione e, dunque, ottenere la dispensa dal servizio e la conseguente pensione.

Anche in questa ipotesi, è necessario il requisito di 15 anni di servizio, per gli iscritti ex Inpdap, o di 20 anni, per gli appartenenti alle casse sanitarie e degli enti locali: la pensione è ugualmente calcolata sui soli contributi accreditati, senza le maggiorazioni previste per la pensione per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Ad ogni modo, visto lo stato in cui si trova la lettrice, in base a quanto descritto, riteniamo improbabile il solo riconoscimento di una semplice inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, mentre è molto più probabile la conferma del verbale di riconoscimento dell’inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa.

Dispensa dal servizio

Per ottenere la dispensa dal servizio per inabilità e la successiva pensione i passaggi sono i seguenti:

– presentare una domanda all’ente-datore di lavoro con allegato un certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa;

– l’amministrazione, una volta ricevuta la domanda, deve:

  • disporre l’accertamento sanitario presso le Commissioni mediche di verifica (nei casi in cui il paziente abbia difficoltà a spostarsi l’accertamento può essere anche domiciliare);
  • una volta ricevuto il verbale che attesta lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, deve provvedere a risolvere il rapporto di lavoro;
  • inoltre, deve richiedere la liquidazione della pensione alla sede provinciale dell’Inpdap.

Per assurdo, la C.m.v. potrebbe riconoscere anche una percentuale d’invalidità inferiore al 100%, ma l’ipotesi appare abbastanza remota, in quanto la Commissione medica di verifica deve tener conto del verbale della Commissione medica Asl.

Pensione anticipata per invalidità

Con il solo verbale della Commissione medica Asl-Inps la lettrice non potrebbe pensionarsi anticipatamente, in quanto la pensione di vecchiaia anticipata, raggiungibile, per le donne, con soli 55 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi (previa attesa di una finestra di 12 mesi), è preclusa ai dipendenti pubblici.

Per la pensione anticipata ordinaria, invece, servono, per le donne, 41 anni e 10mesi di contributi: anche considerando la maggiorazione contributiva spettante a chi possiede oltre il 74% d’invalidità, pari a 2 mesi ogni anno, dalla data del verbale di riconoscimento dell’invalidità, la lettrice non raggiungerebbe i 41 anni e 10 mesi di contribuzione.

Ape sociale per invalidi

È possibile, per i lavoratori con invalidità minima del 74%, richiedere l’Ape sociale sino alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia, pari, dal 2018, a 66 anni e 7 mesi per tutti, ma sono necessari 30 anni di contributi e un’età minima di 63 anni.

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