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Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2016

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Lo sai che? Chi non apre casa all’amministratore non può chiedere risarcimenti

> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2016

Chi si rifiuta di aprire la porta del proprio appartamento al tecnico del vicino di casa o all’amministratore, per procedere alla riparazione dei guasti alle tubature, non può poi chiedere il risarcimento dei danni subiti.

Immaginiamo che, nel nostro salotto, appaiano d’un tratto delle grosse macchie di umidità provenienti dall’appartamento del vicino del piano di sopra. Gli inviamo una lettera per chiedere l’immediato intervento e il risarcimento dei danni già causati dalle infiltrazioni. Senonché, il suo tecnico ci chiede di entrare in casa nostra per visionare muri e pareti danneggiate, onde comprendere con esattezza l’origine delle perdite e intervenire senza dover scassare l’intero pavimento del bagno. Ma noi, infastiditi dai ritardi e dal suo comportamento negligente, non vogliamo collaborare e, anzi, gli chiudiamo la porta in faccia. A questo punto, il nostro vicino si rivolge all’amministratore che ci intima di aprirgli la porta, accompagnato dal proprio tecnico di fiducia e da quello del nostro vicino. Lo scopo dell’amministratore è di comprendere se anche il condominio ha una parte di responsabilità in tali danni. Siamo tenuti ad aprirgli la porta?

La legge non stabilisce un obbligo dei condomini di aprire la porta di casa a soggetti terzi ed estranei, fosse anche l’amministratore di condominio. Ma ovviamente, se questo comportamento peggiora la situazione, ritarda l’intervento di manutenzione delle tubature del vicino e compromette la possibilità di una rapida riparazione delle perdite, il risarcimento dei danni derivanti dalle infiltrazioni sarà notevolmente ridotto. È quanto chiarito dal Tribunale di Pescara con una recente sentenza [1].

In base al codice civile [2], se il soggetto danneggiato ha contribuito, con il proprio comportamento colpevole, a peggiorare e aggravare il danno, il risarcimento che gli spetterebbe viene proporzionalmente diminuito in base alla gravità della sua colpa e all’entità delle conseguenze che ne sono derivate. La percentuale di tale diminuzione viene, ovviamente, decisa dal giudice tenendo conto non già di criteri matematici (impossibili nel caso di specie), ma secondo quanto gli appare giusto in base alle circostanze concrete. Addirittura il magistrato può arrivare a escludere completamente qualsiasi tipo di risarcimento se il soggetto danneggiato poteva evitare da sé i danni, tenendo un comportamento di normale diligenza. Si pensi al caso di chi ha un divano pregiato in corrispondenza del gocciolamento dal soffitto: se esso può essere facilmente spostato di qualche metro, di modo da non venire interessato dallo stillicidio dell’acqua, è onere (per non dire “dovere”) del proprietario provvedervi; diversamente, non potrà certo chiedere il risarcimento del danno per il divano distrutto. Diversamente, non si può certo chiedere di spostare un frigorifero o una cucina. Insomma, la misura della collaborazione deve essere valutata in base a un comportamento di «ordinaria diligenza».

Secondo la sentenza in commento, integra un concorso di colpa, con «conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante», il comportamento del danneggiato che abbia aggravato o concorso a determinare il danno. La diminuzione del risarcimento viene valutata in proporzione a quanto ha inciso il comportamento colpevole posto da quest’ultimo.

Si tenga inoltre conto che il diritto di non far entrare nessuno in casa viene tutelato solo in prima battuta, ma – nei casi più gravi – può essere limitato dal giudice. Ad esempio, se il proprietario dell’appartamento sovrastante ha necessità di effettuare l’accesso nell’altrui abitazione per procedere subito ai lavori di manutenzione e non compromettere le proprietà di altri condomini o del condominio, può rivolgersi al tribunale con un ricorso in via d’urgenza affinché ordini al soggetto danneggiato, barricatosi in casa, di aprire la porta ai tecnici, eventualmente con la supervisione dell’amministratore.

note

[1] Trib. Pescara sent. n. 948/16 del 01.06.2016.

[2] Art. 1227 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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