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Le Guide Pubblicato il 21 dicembre 2016

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Le Guide Garanzia sull’acquisto, quando e come opera

> Le Guide Pubblicato il 21 dicembre 2016

Assistenza post vendita e garanzia sui prodotti difettosi: come ottenere la riparazione dell’oggetto rotto, la sua sostituzione o, in ultima analisi, la restituzione dei soldi spesi.

Chi acquista un prodotto che, successivamente, si rivela difettoso ha diritto alla garanzia da parte del venditore. È con quest’ultimo, infatti, che l’acquirente ha stipulato il contratto di compravendita e, quindi, è solo quest’ultimo tenuto a prestare l’assistenza in garanzia. Il venditore, dunque, non può scaricare la colpa sul produttore e invitare l’acquirente a inviare il reclamo alla casa madre o a sostenere le spese di spedizione per la riparazione. Inoltre, contrariamente a quanto si ritiene, la garanzia non consiste solo nella possibilità di chiedere la riparazione: si può anche, pretendere, la sostituzione integrale del prodotto difettoso con uno integro. Se riparazione o sostituzione sono impossibili, l’acquirente può a sua scelta, richiedere o una riduzione del prezzo di acquisto oppure la restituzione dei soldi pagati. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona la garanzia sull’acquisto in caso di prodotti difettosi.

Chi è tenuto a fornire l’assistenza in garanzia?

La garanzia sui prodotti difettosi è un obbligo che ricade sul venditore, anche se si tratta di un problema dovuto alla società produttrice dell’oggetto. Il venditore deve, quindi, prendere in consegna il prodotto difettoso e provvedere alla riparazione o alla sostituzione.

Entro quanto tempo opera la garanzia?

Chi acquista in qualità di consumatore ha diritto alla garanzia per 2 anni che decorrono dalla data di acquisto. Se invece il compratore acquista in qualità di professionista o imprenditore (ad esempio un prodotto che gli serve per lavoro, come una stampante, un computer, ecc.) la garanzia è di 1 anno soltanto.

Come stabilire se l’acquirente entra nel contratto in veste di consumatore o di professionista? Semplice: se l’acquirente richiede la fattura, indicando una propria partita Iva, si presume che il documento fiscale gli serva per scaricare il relativo costo dalle tasse, cosa che è possibile solo se l’acquisto è inerente all’esercizio dell’attività. Dunque, in tal caso la garanzia è solo di un anno.

Se l’acquirente non richiede la fattura o se la fattura gli viene inviata senza però che questi l’abbia richiesta o senza che sia indicata la partita Iva dell’acquirente, la garanzia è di due anni.

Quindi, per esempio, se una persona acquista un prodotto su internet e, al momento del ricevimento, trova all’interno dell’imballaggio la fattura, la garanzia resta di due anni se la fattura non era stata richiesta.

La garanzia di due anni, per le vendite nei confronti dei consumatori non può mai essere limitata dal venditore o dal produttore, anche se il contratto – espressamente e consapevolmente sottoscritto dall’acquirente – prevede un termine inferiore. Una durata inferiore a due anni si considera come non apposta e, quindi, il termine resta ugualmente biennale.

Il venditore può prevedere, dietro pagamento di un supplemento sul prezzo di acquisto, un’estensione della garanzia oltre due anni. In tal caso è necessario conservare la prova d’acquisto e il documento che consente l’estensione della garanzia.

Come opera la garanzia?

La garanzia sulla vendita opera a condizione che l’acquirente contesti il difetto di funzionamento al venditore entro 8 giorni dall’acquisto. Questa norma si applica a tutti i tipi di acquisti, salvo a quelli fatti dal consumatore per i quali il termine è invece di 60 giorni.

L’acquirente deve procurarsi la prova di aver rispettato tale termine nella denuncia dei vizi; per cui una semplice contestazione orale non lo garantisce affatto. È meglio quindi inviare una posta elettronica certificata (Pec) o una raccomandata (anche consegnata a mani, con sottoscrizione del venditore per ricevuta). Si può anche chiedere, in alternativa, il rilascio di un documento che attesti la consegna del prodotto difettoso ai fini della riparazione.

La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o ha occultato il difetto.

Quali diritti spettano in caso di garanzia?

L’acquirente che rispetti tutte queste condizioni può chiedere, a sua scelta, al venditore:

  • la riparazione del prodotto
  • la sostituzione del prodotto difettoso con uno completamente nuovo, nonostante il primo sia stato già utilizzato.

Se la riparazione o la sostituzione non sono impossibili (ad esempio per mancanza di pezzi di ricambio o di prodotti uguali), l’acquirente può scegliere tra:

  • la restituzione del prezzo pagato: è la cosiddetta risoluzione del contratto, con obbligo anche di ridare indietro il prodotto difettoso;
  • la riduzione del prezzo di acquisto: se già pagato, si può chiedere un parziale rimborso in base alla gravità del difetto.

 

 

È necessario conservare lo scontrino?

La garanzia non può essere subordinata alla conservazione dello scontrino che è solo un documento a carattere fiscale. È necessario però conservare una prova dell’acquisto come, ad esempio, un documento con il timbro del venditore (di solito il foglio che illustra quando opera la garanzia), la ricevuta di consegna, l’eventuale contratto. Poiché però la vendita di beni mobili può avvenire anche oralmente, la prova di acquisto può essere fornita anche con la copia dell’assegno, dell’estratto conto da cui risulti il pagamento con carta di credito o, in ultima analisi, con testimoni (la cui attendibilità, però, il giudice dovrà valutare con estremo rigore).

Si può chiedere la sostituzione del prodotto se si è rotta la confezione?

La garanzia non può essere subordinata alla conservazione dell’imballaggio o della confezione, anche nel caso di acquisti tramite internet.

Si può chiedere la restituzione dei soldi?

L’acquirente non può chiedere, immediatamente, la restituzione dei soldi per il prodotto difettoso. Come abbiamo detto, per prima cosa può chiedere (a sua scelta) solo la riparazione o la sostituzione con un prodotto identico, e solo qualora ciò sia impossibile può esigere la restituzione dei soldi o uno sconto.

Entro quanto tempo deve essere riparato l’oggetto in garanzia?

La legge impone al venditore di provvedere entro un termine ragionevole, che non pregiudichi le esigenze dell’acquirente. Se questo termine quindi si prolunga oltre il dovuto – da valutarsi sulla base del guasto – l’acquirente può chiedere la restituzione dei soldi ed eventualmente il risarcimento del danno.

Quando non opera la garanzia?

L’acquirente non ha diritto alla garanzia in tre casi:

  • se il guasto dipende da sua colpa, come nel caso di un utilizzato non corretto (ad esempio, se il telefonino è stato esposto alla luce del sole o se è stato tenuto sotto carica più del tempo dovuto);
  • se, al momento dell’acquisto, era a conoscenza del difetto o non poteva proprio ignorarlo (ad esempio una maglietta con una evidente scucitura, acquistata proprio per questo con lo sconto);
  • se ha chiesto che l’attività venisse svolta in un determinato modo causando così il difetto del prodotto: si pensi al caso in cui il consumatore chieda che la pittura del salotto venga effettuata con una determinata vernice, poi rivelatasi non idonea a quel tipo di copertura.

È dovuto il rimborso spese per la garanzia?

L’acquirente non deve pagare alcuna somma al venditore per la riparazione dell’oggetto, neanche a titolo di rimborso spese per la spedizione dell’oggetto in fabbrica.

Se l’oggetto non ha le caratteristiche della pubblicità

La garanzia è dovuta non solo per i difetti di funzionamento, ma anche se l’oggetto non è idoneo all’uso reclamizzato in televisione o con altri messaggi pubblicitari, oppure indicato sulla confezione e/o etichetta. Si pensi a una particolare busta di plastica indicata come impermeabilizzante per il cellulare che però, poi si riveli inidonea con l’acqua del mare.

A quali oggetti non si applica la garanzia?

La garanzia sui prodotti al consumo non si applica a:

  • beni immobili;
  • beni oggetto di vendita forzata;
  • energia elettrica, acqua e gas. L’acqua e il gas possono essere oggetto di garanzia quando come dice la legge, «sono venduti in un volume delimitato o in quantità determinata»: per esempio una bombola di gas o una bottiglia d’acqua minerale.

Si può chiedere anche il risarcimento del danno per un prodotto difettoso?

Oltre alla garanzia, il venditore è tenuto anche a risarcire tutti i danni procurati dal prodotto difettoso. Si pensi al caso in cui un capo di abbigliamento abbia stinto, rovinando anche gli altri abiti inseriti nello stesso ciclo della lavatrice. In tal caso, il risarcimento è commisurato al valore residuo del bene danneggiato e non al prezzo di originario acquisto.

Il risarcimento si estende anche ai danni fisici se il consumatore abbia riportato lesioni di qualsiasi tipo.

Quando un prodotto si considera sicuro?

In particolare [1] un prodotto si considera sicuro se in condizioni di uso normale o ragionevolmente prevedibile, compresa la durata, non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto o considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela delle persone.

Che succede se il venditore ha chiuso?

Se il venditore ha chiuso, è possibile chiedere la riparazione o la sostituzione all’azienda produttrice.

In caso di fallimenti, quando il prezzo di acquisto del prodotto difettoso sia elevato, può essere conveniente insinuarsi al fallimento, chiedendo – eventualmente tramite un avvocato – al curatore di essere indennizzati. È necessaria un’apposita istanza. I tempi di risarcimento possono essere particolarmente elevati.

 

Come posso difendermi se non voglio spendere soldi per una causa

È possibile attivare un procedimento di mediazione presso uno dei tanti organismi presenti in ciascuna città. Il procedimento è tutto sommato economico. L’organismo invita la controparte a presentarsi e tenta una conciliazione tra le parti. Se l’accordo riesce il verbale ha la stessa “forza” di una sentenza (per cui, in caso di mancato ottemperamento, si potrà agire con l’esecuzione forzata). Se la parte non si presenta al primo incontro non è dovuto l’onorario al mediatore ma solo le spese di avvio del procedimento.

note

[1] D.lgs. n.115 del 17.03.1995.

Autore immagine: 123rf com

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