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Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Lo sai che? Tumore al seno, se il medico se ne accorge tardi

> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Terapia farmacologica ormonale o radiologica con la chemio? Quanta responsabilità ha il medico per la diagnosi in ritardo?

Se la diagnosi di tumore al seno viene fatta in ritardo, posso chiedere il risarcimento? La questione è assai delicata. Soprattutto se pensiamo a tutte le implicazione (fisiche, morali ed economiche) che un ritardo del genere comporta. Per questo rispondiamo subito: sì, è possibile chiedere il risarcimento del danno, ma si devono prima verificare determinate condizioni. Vediamole insieme.

Innanzitutto dobbiamo capire quand’è che possiamo parlare di diagnosi errata. Gli errori medici sono tanti, ma sono molti anche i convincimenti che, in situazioni delicate come quelle di una malattia, possono portarci ad avere visioni distorte della realtà. Di norma, prima di parlare della responsabilità di un medico dovremmo avere in mano una perizia di un medico di parte, da noi stessi delegato (e pagato), affinché ci chiarisca – con occhio imparziale – se sussistono i presupposti di una responsabilità medica. L’avvocato cui ci siamo affidati potrebbe suggerirci qualche nome di professionista serio e affidabile.

Cancro al seno: quando la diagnosi è sbagliata.

Dicevamo, le notizie relative ad errori medici (ma la questione riguarda tutti i campi) sono molte. Ma i tipi di errori sono soltanto due: falso negativo e falso positivo. Possiamo parlare di:

  • falso negativo quando il medico non vede il tumore pur essendoci;
  • falso positivo quando il medico vede il tumore quando in realtà non c’è.

Le differenze tra le due ipotesi sono diverse. Nel caso di falso negativo, le conseguenze sono principalmente fisiche, in termini di perdita di chance di guarigione (se solo la diagnosi fosse stata tempestiva) e di sottoesposizione a terapie più invasive di cui si sarebbe potuto fare a meno con una diagnosi tempestiva (si pensi alla chemio o all’asportazione del seno). Senza contare il fatto di correre il rischio più serio: perdere la vita perché il male non si affronta in tempo.

Nel caso di falso positivo le conseguenze sono soprattutto psicologiche: non è difficile immaginare quanto possa essere difficile accettare di avere un serio problema di salute quando in realtà si è sani. Tuttavia c’è anche il fatto che si viene sottoposti a cure pure molto “forti” pur non essendovene alcun bisogno.

Queste due ampie categorie di errori contengono aspetti più specifici che ci permettono di poter parlare di errata diagnosi di tumore al seno e, quindi, chiedere il risarcimento del danno.

Il medico sbaglia quando, ad esempio, tralascia di indagare su sintomi associati al cancro; oppure se sorvola sui test diagnostici indicati da sintomi o fattori di rischio. Sbaglia se effettua degli esami in modo improprio per diagnosticare il tumore. Ancor più grave se non è in grado di leggere o interpretare i risultati dei test; non segue le raccomandazioni indicate dal laboratorio; non consiglia al paziente uno specialista più qualificato.

In altre parole, se il comportamento del medico rientra nei casi appena esposti o comunque in casi analoghi, si ha diritto al risarcimento del danno.

Cosa succede se viene diagnosticato un tumore che non c’è?

Quando un medico diagnostica un tumore inesistente, le conseguenze sono diverse e, spesso, molto pesanti. I problemi provocati riguardano sia la sfera psicologica che fisica. Per quanto riguarda il primo caso, lo abbiamo accennato prima: non è semplice per nessuno vivere sapendo di avere un male pericoloso. Si pensa alla propria vita, ai propri cari o alle conseguenze sul lavoro. All’improvviso la vita viene messa di fronte ad una tragica prospettiva che in realtà tragica non è. E poi ci sono anche le conseguenze fisiche: un corpo sano viene sottoposto a cure che non dovrebbe ricevere. Pensiamo, ad esempio, alla chemioterapia o, ancora peggio, ad una mastectomia, cioè l’asportazione del seno. Casi nel genere rientrano in quello che, nei primi paragrafi, abbiamo definito falso positivo. E purtroppo si tratta di errori molto frequenti, tanto che l’Acs, American cancer society, ha addirittura messo in discussione la validità della mammografia. Questa posizione, però, non è stata accettata in toto da tutti gli oncologi. Non ci compete entrare in discussioni mediche del genere, ma tutto ciò fa capire quanto sia frequente questo tipo di errore.

La legge, comunque, viene incontro alla paziente ed è quindi possibile chiedere il risarcimento del danno. Ricordiamo la decisione del Tribunale di Palermo di pochi mesi fa che ha riconosciuto il danno da sindrome ansiosa ad una giovane donna a cui era stato diagnosticato un tumore al seno inesistente [1]. Alla donna venne prescritto un intervento urgente, a cui però si rifiutò di sottoporsi per poi farsi visitare in un’altra struttura che fece una dignosi totalmente opposta. È quasi superfluo ricordare che, per fare domanda di risacimento, è fondamentale conservare e presentare tutti i certifici medici prodotti.

Cosa succede se il tumore al seno non viene diagnosticato?

Quando si devono aggredire alcune malattie il tempo, spesso, è tutto. Agire con tempestività non solo permette di salvare la vita, ma consente anche di ridurre al massimo i danni. Ed anche in questo caso non è solo l’aspetto fisico ad essere salvaguardato, ma anche quello psicologico. Pensiamo, per esempio, a quelle donne costrette a subire interventi più invasivi o, addirittura, l’asportazione della mammella, perché il medico non si è accorto in tempo della presenza del tumore. Quando la diagnosi avviene in ritardo o non avviene affatto perché il medico è stato superficiale o non ha fatto tutto quello che era suo compito fare, la paziente ha diritto di chiedere il risarcimento per perdita delle chance di guarigione [2]. Se, malauguratamente, la paziente vittima dell’errore dovesse perdere la vita, la richiesta di risarcimento spetterebbe anche agli eredi. Attenzione però, è fondamentale menzionare espressamente alla perdita della chance di guarigione.

note

[1] Trib. Palermo, sez. III, sent. n. 1227/16.

[2] Trib. Vicenza, sent. n. 961/16.

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